società

Russia, quando la xenofobia (e l'omertà) uccidono

Articolo pubblicato il 03 settembre 2007
Articolo pubblicato il 03 settembre 2007
Sono 23 le vittime dell'ondata di razzismo che ha sconvolto la Russia. In prima linea giovani fanatici.

Il 13 giugno 2007 il tribunale regionale della città di Krasnodar, nella Russia meridionale, ha dichiarato Sergej Ivanizkij, 19enne, colpevole dell’accoltellamento del sudanese Machdschud Ali Babikir, studente universitario. Sergej, condannato per tentato omicidio e rapina, passerà undici anni in carcere.

23 aggressioni mortali da inizio 2007

L'episodio di Ali Babikir non è un caso isolato. In Russia dall'inizio 2007 si verificano quasi ogni settimana atti di violenza contro gli stranieri da parte di estremisti di destra . Il Centro di Informazione e Analisi Sowa di Mosca denuncia un aumento del numero delle aggressioni di stampo razzista tra l'autunno 2006 e la primavera 2007 pari a circa il 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono 172 le vittime di aggressioni nei soli primi quattro mesi del 2007 tra cui ben 23 morti.

Il caso dello studente Ali Babikir è emblematico anche sotto un altro aspetto. Come in molti altri simili procedimenti giudiziari in Russia, anche il tribunale regionale di Krasnodar non ha applicato l’articolo 282 del codice di procedura penale, in vigore dal 2004 con funzioni di «impedimento di attività estremiste». «È evidente che l'impedimento dei delitti commessi per odio razziale» commenta l'Istituto Sowa «non è tra le priorità del sistema giudiziario».

«Ammazzo anche voi»

Ali Babikir e Ivanizkij si incontrarono per la strada la sera del 4 luglio 2006. Si scatena un diverbio che sfocia subito in una lite violenta. Ivanitzkij ferisce più volte il giovane sudanese con un coltello. Gli ruba il cellulare e scappa. Il corpo privo di sensi di Ali Babikir viene ritrovato verso le tre del mattino e portato in ospedale, dove resterà in coma per molte settimane.

Già il giorno seguente Ivanizkij viene identificato grazie alla localizzazione delle chiamate ricevute dal cellulare rubato. Gli amici di Ali Babikir che lo chiamavano al cellulare si sentivano rispondere «Sono uno skinhead di Mosca e, se volete, ammazzo anche voi». Nel corso delle indagini la polizia locale interrogò alcuni compatrioti di Ali Babikir mostrando loro la tessera studentesca dell’aggressore, che indicava sul retro due lettere scritte a forma di fulmine: «SS».

Il procuratore distrettuale di Krasnodar procedette quindi ad accusare Ivanizkij di tentato omicidio e rapina, ma non di un atto di stampo razzista. Un simile approccio a questo tipo di crimini è sistematicamente applicato, secondo le dichiarazioni del centro Sowa: «Non esiste l’obbligo di registrare il sospetto di una motivazione xenofoba per un atto criminale, il che nella maggioranza dei casi rende possibile evitare di perseguire un crimine verosimilmente a sfondo razziale come un crimine xenofobo.

Bugie mediatiche

Qualche mese dopo l'incidente, l’ong EtnIKA in collaborazione con il network Youth Human Rights Movement ha condotto un'inchiesta tra gli studenti stranieri che vivono a Krasnodar. Lo stesso gruppo sociale di Makhjud Ali Babikir. Gli studenti hanno riferito di avere paura di uscire dal campus universitario e molti erano stati vittime di episodi a sfondo razzista. All’incontro era presente anche Alexandr Vashenko, direttore dell’Ufficio Esteri dell’università locale. A seguito delle parole del presidente dell'ong Anastasia Denisova, Vashenko ha dichiarato che la conferenza rappresentava un attacco diretto al suo lavoro. A quel punto, secondo quanto riferito da Denisova, Vashenko ha chiamato a partecipare all’incontro uno studente straniero, che prontamente ha dichiarato di fronte alle telecamere di essere soddisfatto della strattura che non si sentiva minimamente discriminato. Per le televisioni era la prova che il caso di Ali Babikir era un fatto imputabile a un giovane hooligan rapinatore piuttosto che a un estremista di destra.

Uno studente di colore testimonia: «Ho paura di andare in giro»

Poco dopo Denisova veniva informata per posta dalle autorità che ci sarebbero stati imminenti controlli sulla compatibilità dell’attività di ETnIKA con i dettami della legge russa sulle organizzazioni non governative. Da allora è tutto un continuo richiedere di documenti da parte delle autorità e i rappresentanti dell’organizzazione sono stati ripetutamente chiamati a riferire sulle loro attività. «Il nostro lavoro si è quasi fermato negli ultimi mesi», racconta il membro di ETnIKA Ljubov Penjugalova. Invece di darsi da fare come «gruppo giovanile a favore della tolleranza», gli attivisti di EtnIKA, secondo Penjugalova, sono stati fino ad oggi impegnati a fornire dichiarazioni, ricevute e fatture.

Nel frattempo anche la città di Krasnodar ha condotto un suo studio sulla condizione degli studenti stranieri. Alexander Vashenko ha presentato personalmente i risultati: quasi tutti gli studenti si sentono bene a Krasnodar e quasi nessuno di loro ha paura di andare in giro per la città. Tensioni? Qualche volta, ma mai legate alla nazionalità degli studenti.

Ritorniamo nel campus universitario. Uno studente del Chad si aggira di fronte allo studentato. Non ci vuole dire il suo nome. A proposito della sua situazione ci conferma:«Sì, certo, i neri vengono discriminati qui. Ho paura persino di andare in giro». Sul caso Makhjud dice a bassa voce: «Preferisco non parlarne». È tempo di vacanze, molti studenti hanno lasciato la città per andare sulle spiagge del Mar Nero. Tra quelli russi che ancora sono qui, solo pochi sanno dell’aggressione avvenuta al loro collega. In Russia un dibattito nell'opinione pubblica sul tema della violenza xenofoba è ancora un tabù.