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Romania: l'amore al tempo dei social

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2018
Articolo pubblicato il 15 gennaio 2018

In Romania i teenager vivono in una campana di vetro. In un'epoca in cui le storie iniziano e finiscono sul web ed è più rassicurante vivere davanti lo schermo di uno smartphone, trovare una storia d'amore è sempre più difficile. Quello che leggerete vi farà capire la grandezza del problema. 

"Ci siamo conosciuti quando avevamo 12 anni. Eravamo ragazzini" Alexandra Popescu, che oggi ha 18 anni, comincia a raccontare in modo dettagliato quella che poteva essere una storia d'amore tra ragazzi. Dopo quasi due anni di amicizia, i due hanno deciso di rendere ufficiale il loro rapporto. All'epoca, Alexandra aveva 15 anni e il suo nuovo ragazzo 18. Lei viveva a Bucarest, la capitale della Romania, lui in un'altra città. La relazione a distanza rendeva fondamentale la comunicazione tramite Facebook, Whatsapp e via messaggio.

"Dopo qualche mese, voleva alcune mie foto" ricorda Alexandra "diceva che gli mancavo, che nessun altro le avrebbe viste. Diceva che dovevo fidarmi di lui, che mi amava". In quelle foto Alexandra era nuda. "Non pensavo alle conseguenze delle mie azioni, per questo le ho inviate" ammette Alexandra, che si fidava di quel ragazzo. Le cose hanno poi preso una brutta piega. "Tutto stava andando bene fino a quando ha deciso di lasciarmi e i suoi amici hanno iniziato ad influenzarlo. Ha cominciato a minacciarmi via mail dicendo che avrebbe pubblicato quelle foto se non avessi fatto sesso con lui" spiega Alexandra.

Ha provato ad ignorarlo, ma il suo ragazzo continuava a perseguitarla dicendole che se avesse osato mettersi con qualcun altro, l'avrebbe trovata e uccisa. "Non voleva che stessimo più insieme e neanche che mi fidanzassi con un altro." All'epoca, Alexandra decise di non raccontare a nessuno la vicenda.

"Mi mandava messaggi alle 3 di notte...avevo paura di dormire perché sapevo che aveva le mie foto e che avrebbe potuto pubblicarle sui social da un momento all'altro…Era come se il mondo stesse cadendomi addosso, non avevo nessuno con cui parlare e fingevo che tutto andava bene. Era come se vivessi una doppia vita, quando stavo con i miei genitori e i miei amici ridevo e scherzavo ma quando ero da sola, piangevo" ricorda Alexandra. Un giorno l'ex ragazzo, senza il consenso di Alexandra, inviò le foto agli amici.

Tutto questo accadeva tre anni fa. Alexandra ancora riceve messaggi da quelle persone. "Non mi minacciano esplicitamente, perché hanno capito che adesso non mi fanno paura. Ma dicono cose del tipo: 'eri proprio carina a quella età'"

Il fardello delle molestie online in Romania

Negli Stati Uniti e nel Regno Unito si discute sull'abuso e sulla molestia online e di come questa dovrebbe esser vista come nuova forma di violenza domestica. Le molestie online sono riconosciute come una grave violazione e sono attive diverse linee dirette e gruppi di supporto che aiutano ragazzi come Alexandra.

In Romania la violenza domestica (nel senso classico del termine) è ancora un grande problema. Secondo un sondaggio del 2013 lanciato dal sito INSCOP, ogni 30 secondi una donna viene picchiata dal partner e 3 donne su 10 hanno subito abusi fisici, verbali o psicologici sin dall'età di 15 anni. 

Ma la situazione sta migliorando. La Friends for Friends Foundation ha creato un progetto dal nome In a Relationship che ha raccolto le testimonianze di 1500 studenti liceali tra i 16 e i 19 anni, provenienti da 80 città rumene, ai quali è stato chiesto come vedono le loro relazioni e quali sono i problemi che affrontano. Come sottolineato dai rappresentanti della fondazione, il progetto non è una indagine sociologica, sebbene In a Relationship sia una piccola anticipazione di un argomento che di rado viene trattato pubblicamente: la violenza e le molestie online fra adolescenti.

I risultati dell'indagine rivelano che 2 ragazzi su 3 hanno assistito ad un abuso fisico o verbale fra loro coetanei. Il 32% delle ragazze e il 28% dei ragazzi ha dichiarato che il proprio partner ha letto i loro messaggi privati sul cellulare. Più di un terzo degli adolescenti intervistati ha dichiarato di non sentirsi infastidito dalla violazione della propria sfera privata. Più della metà ha affermato di voler rompere col proprio partner in caso di tradimento. Il 13% delle ragazze ha dichiarato di voler lasciare il proprio partner in caso di abuso fisico o psicologico. In un mondo eccessivamente digitalizzato, in cui le relazioni iniziano e finiscono online, come affrontano i teenager le molestie online?

“Il cellulare è ormai un'estensione della persona”

Alexandra sapeva di dover andare dalla polizia per denunciare, ma all'epoca sembrava non esserci una soluzione. “Ero minorenne e avrei dovuto coinvolgere i miei genitori. Adesso forse" spiega Alexandra "in una situazione come quella chiamerei la polizia. O almeno, penserei di farlo”. Secondo la legge rumena, una minaccia (Definita come: “l'atto di intimidire una persona commettendo un crimine o una azione per causare in loro uno stato di timore”) può esser punita dai 3 mesi ai 12 mesi di reclusione, oppure con una multa salata. Ad ogni modo, la legge non dice chiaramente se minacciare di pubblicare fotografie compromettenti sia ascrivibile a questo reato. Per molestie, una persona può finire in carcere dai 3 ai 6 mesi o essere multato. Per invio di mail minacciose, la condanna può variare da 1 a 5 anni di reclusione. Le molestie possono includere anche "telefonate o comunicazioni via mezzo tecnologico che, per numero di volte o per contenuto, causano nella persona una stato di timore", secondo la legge.

Anca Munteanu, consulente scolastico all'Aviation Technical College Henri Coanda di  Bucarest, definisce l'abuso “ogni manifestazione comportamentale attraverso cui la persona cerca di controllare le azioni di un'altra." Parla poi di varie forme di abuso: fisico, emotivo, sessuale, finanziario e sociale, ma quello online è abbastanza insolito nelle relazioni moderne. “Poiché il cellulare è ormai un'estensione della persona, l'abuso in ambiente digitale è sempre più ricorrente. E questo abuso avviene quando l'aggressore cerca di inebolire o umiliare la vittima. L'aggressore tenta di limitare o bloccare le comunicazioni, invia messaggi sessualmente espliciti per convincere la vittima a fare lo stesso o per cercare di convincerla ad avere un rapporto sessuale. L'aggressore dice alla vittima chi può aggiungere su Facebook e chi no, invia messaggi minatori, la perseguita sui social network e ruba oppure la obbliga a rivelargli la password".

In Romania, esiste un solo consulente scolastico per 800 studenti. Se uno studente vuole parlare con un consulente, deve portare un'autorizzazione firmata da un genitore o dal custode legale. 

Chi chiamerai?

Lavinia Pupazan, professoressa al Colegiul National Spiru Haret di Targu Jiu, città industriale nel sud della Romania, sottolinea che i ragazzi proverebbero disagio nel chiedere consiglio ai genitori (figurarsi ai loro) in situazioni come quella di Alexandra. “Quando chiedo a chi si rivolgerebbero in una situazione così difficile...tutti rispondono il fratello o la sorella maggiore. Nessuno pensa a confidarsi con un genitore o con una professoressa. In nessuna circostanza sceglierebbero una professoressa.” Anca ha vissuto la stessa esperienza di Lavinia, e afferma che "le prime persone a cui chiedono aiuto sono gli amici. Si basano sulla loro esperienza e per questo motivo non prendono mai decisioni ponderate”.

La 17enne Mira ha fatto proprio così. Ha chiesto aiuto agli amici quando la relazione col ragazzo era diventata "malata". “Avevo 16 anni e ho cominciato a ricevere insulti via messaggio, dopo aver declinato un invito e ho deciso di interrompere tutte le comunicazioni. Mi chiese di fare sesso con lui, per poter dimenticare una sua ex ragazza e per sentirsi meglio. Ovviamente ho rifiutato, perché quella motivazione era assurda e anche per altri motivi personali. Si è arrabbiato e non parlo più con lui da quel giorno. Mi ha inviato messaggi su Facebook. Non sapevo fino a dove poteva spinegrsi e per un periodo ho avuto paura della sua reazione".

In Romania esiste un programma chiamato Orda de Net, organizzato da Save the Children Romania, a cui si rivolgono ragazzi che hanno vissuto storie simili a quella di Mira. Il programma è stato creato nel 1999 ed è arrivato in Romania nel 2009. La coordinatrice di questo progetto, Ovidiu Majina, afferma che l'obiettivo principale è trasformare il web in un ambiente sicuro per i ragazzi. I volontari aiutano i ragazzi sul web, non solo nel caso di un partner molesto; possono essere contattati via telefono o tramite messaggio sui social network. Questi volontari si limitano a basarsi sulle informazioni che ricevono, senza domandare ulteriori dettagli, nemmeno l'età di chi telefona. “I ragazzi che chiamano hanno un'età media che va dai 12 ai 16 anni, basandoci su quello che ci dicono (quando spontaneamente menzionano la loro età). Le ragazze usufruiscono maggiormente del servizio, ma anche i ragazzi si trovano in situazioni difficili". Ovidiu spiega inoltre che molti di questi casi si registrano nelle aree rurali. Ad oggi, delle quasi 4500 segnalazioni pervenute ad Orda de Net, circa 2700 erano di adolescenti. Il progetto vuole essere un alleato per i ragazzi in difficoltà, vittime di molestie online.

"Un teenager vive in una campana di vetro

Secondo la psicologa Stefania Coman, la tecnologia è unica perché permette di avere una comunicazione diretta, faccia a faccia. Proprio per questo motivo ha successo tra i giovani. Bloccando o cancellando i contatti indesiderati, i teenager “evitano il lato negativo della vita”. E' un modo per sviare il confronto, ma è un terreno scivoloso. “Quando una persona scrive: 'Non ti sai vestire, sei brutto/a’ si può tranquillamente eliminare quel contatto. In questo modo allontanano la negatività, tenendo solo ciò che piace a loro...un teenager vive in una campana di vetro e così facendo prende in considerazione solo ciò che lo gratifica, che lo soddisfa".

Inoltre, Stefania comprende quanto sia facile per i ragazzi considerare Facebook come fonte di sollievo: "Facebook è sempre presente, finge di interessarsi a te. Ti chiede a cosa stai pensando, quali sono i tuoi hobby, cosa ti rende felice. Sono domande che spesso i genitori non fanno". Da qui deriva la riluttanza a chiedere aiuto agli adulti nei momenti difficili. 

Dopo la sua esperienza di revenge porn, Alexandra ha capito quanto i social network possano rendere soli. “Ci dimentichiamo di vivere in un mondo reale,” spiega, “e di vivere in pieno la nostra vita, ci interessa di più pubblicare una foto che ho scattato in un posto X...le coppie litigano per un like di troppo, per cose non concrete, che non hanno alcuna importanza”. L'esperienza di Alexandra ha cambiato il suo modo di vedere le cose. “Potrebbe sembrare strano, in un certo senso, ma sono felice di aver vissuto una situazione del genere, perché mi ha permesso di eliminare dalla mia vita le persone di poca importanza e ho imparato a conoscere meglio gli altri. Adesso, ho i piedi ben piantati a terra".

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Questo progetto fa parte del Superscripts / Avon Scholarships sulla violenza domestica. Il programma nasce da una collaborazione tra Friends For Friends Foundation e Avon Romania.