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Roma: vietato suonare Bach alle 23.05 

Articolo pubblicato il 08 novembre 2013
Articolo pubblicato il 08 novembre 2013

Amsterdam e Barcellona rappresentano il paradiso in terra per gli artisti di strada. Roma, nonostante sia la culla della satira, arranca, ma cerca di recuperare. Dopo anni di battaglie, tra manifestazioni, sit-in e sensibilizzazione sul web, sembra essere arrivata la svolta

Regolamenti e disposizioni locali approvati in grigi uffici comunali nel nome del "buon gusto" e dell'ordine pubblico: è così che l'identità e la vita degli artisti di strada di Roma sono stati messi a dura prova durante gli ultimi mesi.

La colorata lotta portata avanti dagli artisti di strada sembra però essere arrivata a un punto di svolta. La Commissione Consiliare Cultura del Comune di Roma ha infatti espresso parere favorevole alla proposta di delibera per la valorizzazione dell'arte di strada nella Capitale. Una proposta che era stata presentata da Gianluca Peciola, consigliere di Sel, e redatta insieme ai Municipi, ai residenti e agli artisti, per i quali la nuova delibera rappresenta "una reale possibilità di ridare alla città di Roma la dignità delle grandi capitali europee" e di "uscire dal periodo di oscurantismo culturale creato dalla precedente gestione".

Censura artistica

Il nuovo regolamento appare meno limitativo rispetto al precedente, firmato da Dino Gasperini, ex assessore alla Cultura dell'era Alemanno (ex sindaco di Roma), nell'aprile 2012. Quest'ultimo aveva stabilito il divieto di usare strumenti a fiato, percussioni e amplificazione; la limitazione del numero dei componenti del gruppo a un massimo di 5 e la riduzione dell'orario di lavoro a sole 2 ore giornaliere, in postazioni prestabilite e limitate a poche piazze della capitale; nonché consistenti multe in caso di infrazione. La delibera Gasperini è sempre stata considerata dagli artisti, autorappresentati dal movimento La Strada Libera Tutti e dall'Associazione Coo.R.A.S., "una chiara repressione del valore dell'arte di strada in un quadro internazionale nel quale invece è pienamente riconosciuta e valorizzata come patrimonio dell'identità nazionale e collettiva".

L'Europa è arte

Barcellona infatti, gli artisti si esibiscono lungo le Ramblas, che sembrano completamente a loro dedicate: aggiungono colore alle bancarelle di uccelli e di fiori della principale strada della città e sono ben visti e apprezzati da passeggiatori e turisti. Tuttavia, anche qui dal 2011 è stato istituito un concorso pubblico che ne valuta la formazione accademica e l'esperienza, e sono stati fissati limiti circa il numero di artisti che possono esibirsi quotidianamente e gli orari consentiti. Ad Amsterdam, dove le esibizioni artistiche si concentrano per lo più in Dam Square e Leidseplein, e dove è diffuso il teatro all'aperto, il Comune ha consentito l'uso di amplificatori, seppur entro certi limiti; inoltre, mentre un tempo murales e graffiti erano considerati alla stregua di atti vandalici, ultimamente sono stati rivalutati al punto che anche i galleristi hanno iniziato a interessarsene e i collezionisti ad acquistarne. Cosa che è stata invece sinora ostacolata a Roma: il colmo per una città in cui l'arte di strada è stata presente sin dall'Antica Roma (la prima regolamentazione risale al 462 a.c.!), sopravvissuta agli anni del Medioevo e del potere papale, e da secoli semplicemente racchiusa in Pasquino, la statua parlante più nota della città. È facile immaginare, per chi abbia passeggiato una sola volta nel centro di Roma e si sia imbattuto in un artista solitario o in un capannello di ammirati passanti, i pesanti effetti della vecchia delibera sulla quotidianità di ognuno di loro. 

artisti vs politici 

È forse più inaspettato cercare di capire il motivo di questo accanimento e scoprire che la pensano tutti o quasi in modo spontaneamente uniforme: è voce unanime tra gli artisti, infatti, che a monte di simili decisioni ci sia la paura della bellezza e della felicità altrui, una tipologia di ricchezza e di cultura che la classe politica fa fatica a tenere a bada e che rende artisti come loro, nell'ambito del processo di trasferimento dei mali, semplici capri espiatori. "È necessario e naturale condividere la nostra arte con l'altro per riuscire ad abbattere i muri: la bellezza sta negli occhi di chi la guarda...  e la paura della bellezza rimane una paura atavica", spiega Daniela D.S., cantante. "Stare in strada e condividere i nostri sogni di libertà è la forma di comunicazione più genuina, quella che però i politici non sanno tenere sotto controllo", chiarisce Claudio M., originale musicante di strumenti vari e variabili.

Essere e fare

Il parere favorevole della Commissione rappresenta comunque un'ulteriore conquista degli artisti di strada la cui pacifica lotta aveva recentemente trovato riscontro anche nel Tar Lazio - presso il quale avevano impugnato la suddetta delibera comunale,- il quale a maggio 2013, aveva annullato 2 degli articoli considerati "più antipatici".

Contro le restrittive regole imposte dalla precedente Giunta comunale, gli artisti si sono espressi più volte, manifestando a modo loro contro l'ingiustizia e l'irrazionalità dell'ordinanza che stronca quello che è al tempo stesso il loro lavoro e la loro vita. Perché quello che emerge dalle loro parole e al solo guardarli all'opera è la coincidenza tra l'essere e il fare. Se la proposta degli artisti verrà definitivamente condivisa si andrebbe dunque a concludere un ciclo stagionale di battaglie vinte in piena pace e in pieno sole.