società

Roma, dove le case occupate diventano alloggi sociali

Articolo pubblicato il 09 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 09 febbraio 2011
Che resistano una sola notte o mezzo secolo, gli squat rimangono temporanei, precari, effimeri. Un destino quasi ineluttabile al quale i membri della cooperativa VIVERE 2000 di Roma hanno voluto opporsi. Attraverso l’autorecupero.

Gli squatter individuano un edificio pubblico abbandonato, lo occupano e danno vita a una cooperativa di abitanti. Il comune firma una convenzione e partecipa con loro al recupero dell’immobile. L’edificio viene trasformato in alloggio sociale e gli squatter ne diventano i legittimi locatari. Ecco in tre tappe il percorso dell’autorecupero, così come è stato concepito dalla cooperativa italiana VIVERE 2000. Dal 1987 gestisce un edificio collettivo nell’ex convento di piazza Sonnino a Roma.

Uno squat fuori dal comune.

Vivere 2000 è nata con l'occupazione dell'ex convento di Sant'Agata a Trastevere nel 1989Tutto ha inizio il 14 luglio 1989, quando 200 persone senza dimora occupano un convento abbandonato nel cuore del quartiere Trastevere. Una “presa” simbolica per rivendicare il diritto di persone appartenenti ai ceti popolari – ormai confinati nelle periferie – di vivere nel centro storico della capitale. Qualche mese dopo questa operazione Renato Rizzo, membro della sede locale dell’associazione Unione Inquilini, raccoglie alla cooperativa VIVERE 2000 dodici famiglie desiderose di restare nell’immobile. Si tratta di persone non sposate con un lavoro precario, di senza fissa dimora o di persone anziane. “All’epoca erano gli esclusi dal sistema delle case popolari, riservato alle famiglie povere e numerose”, ricorda Salvatore Di Cesare.

Semaforo verde all’autorecupero.

Gli sforzi portati avanti da questo militante di 59 anni così come dai membri di VIVERE 2000 hanno portato a una legge sull’autorecupero degli edifici pubblici abbandonati, votata nel 1998 dal Consiglio Regionale. “Alle cooperative dei senza dimora è affidato il recupero degli immobili di proprietà pubblica in stato di abbandono”, spiega Salvatore Bonadonna, relatore della legge che ha permesso di aprire undici cantieri di questo tipo nel 2005 per la creazione di 182 alloggi. Integrati al parco alloggi sociali della città, gli occupanti non possono riacquistarli ne passarli alle proprie famiglie. Ciascuna unità vacante sarà riassegnata dal comune sulla base delle liste d’attesa. «Alla fine, considerati i costi complessivi, sembra che a Roma lo scarto tra autorecupero e riabilitazione classica sia di un milione di euro circa per cento cinquanta alloggi creati, il che equivale a un risparmio intorno al 10% », scrive Jean-Victor Michel, allievo ingegnere all’ENTPE di Lione, nell’opera di Yann Maury, Les coopératives d’habitants. Méthodes pratiques et formes d’un autre habitat populaire (éd. Bruylant).

VIVERE 2000, vent’anni dopo.

Oggi tredici famiglie vivono nell’immobile di piazza Sonnino. I capelli si sono ingrigiti, sono nati dei bambini. Ma la battaglia non è finita: “Da quando il comune di Roma è diventato di destra nel 2008, i rapporti con l’amministrazione si sono bloccati”. Il comune, tenuto a realizzare i lavori sull’isolamento dell’edificio e le parti comuni, non ha terminato la ripulitura dei corridoi. “Peggio, non è stato ancora firmato il contratto di locazione!”. L’immobile, di proprietà del comune, avrebbe dovuto in effetti essere affittato alla cooperativa, al fine di passare dallo stato di “occupante” a quello di “locatario”.

Autorecupero: un bilancio a mezzatinta.

Lo permette la legge sull'autorecupero votata nel 1998 dal Consiglio regionale, ma i risultati non sono quelli sperati.Un destino irto di ostacoli condiviso anche dagli altri 11 cantieri della città. Scuole, caserme, edifici pubblici: oggi sono stati completati al 90%. L’autorecupero non è stato in fin dei conti portato avanti. “L’amministrazione di centro-sinistra si è limitata a regolarizzare dei cantieri già in corso ufficiosamente senza promuovere altre gare d’appalto”, si rammarica Salvatore Di Cesare. Quanto alla nuova amministrazione, ha semplicemente soppresso la cellula “autorecupero” creata nel 2005. Nel frattempo, anche il Consiglio regionale ha virato a destra. Ma, per quanto sorprendente possa sembrare, Teodoro Buontempo, assessore alla Casa (e militante storico della destra italiana) si dichiara favorevole all’autorecupero. A condizione che venga fatto secondo certe regole: “Per una questione di regolarità, non si possono avallare le occupazioni abusive aprendo dei cantieri di autorecupero. Altrimenti, chi occupa potrebbe ottenere l’alloggio prima di coloro i quali attendono pazientemente in lista. Bisogna a tutti i costi evitare una guerra tra poveri”.

Una posizione che non convince Salvatore Di Cesare per il quale, senza le occupazioni, non ci sarebbe modo di aprire gli occhi delle autorità locali sulla questione degli alloggi. Per lui la situazione attuale è ancora ben lontana dall’essere considerata un successo: “Oggi si contano una quindicina di occupazioni in città. Ma si tratta di soluzioni transitorie, una via di mezzo tra la strada e l’alloggio sociale dal momento che non c’è dietro un progetto di recupero e di stabilizzazione degli alloggi”. Di fronte agli interessi dei privati e degli speculatori, afferma con amarezza: “Abbiamo lottato vent’anni per dimostrare che si possono creare alloggi popolari nel centro della città, ma alla fine la nostra esperienza è rimasta un caso isolato…”.

Foto: apertua : (cc)vanz/flickr ; Trastevere : (cc)Taras Bulba/flickr ; Roma, semaforo : (cc)_Pek_ /flickr