società

Rom: tra stereotipi e integrazione

Articolo pubblicato il 10 aprile 2017
Articolo pubblicato il 10 aprile 2017

La discriminazione nei confronti dei Rom sembra essere diffusa in tutt'Europa, oggi come ieri. In Germania, la comunità Rom chiede "diritto di permanenza per tutti", mentre le autorità continuano a ordinare respingimenti nei rispettivi paesi d'origine. L'8 aprile a Berlino la 46esima giornata mondiale dei Rom è stata celebrata con un corteo di protesta nel quartiere di Neukölln. 

L'8 aprile, a Berlino, il sentimento dominante oscillava tra rabbia, frustrazione e spirito battagliero. Una folla colorata si è incontrata sulla Hermannplatz, nel quartiere di Neukölln: alcuni partecipanti sventolavano enormi bandiere Rom e slogan come "tutti i Rom restano qua!". A un certo punto, il colorato corteo di protesta si è messo in moto, affiancato dalla polizia e guidato da un camioncino giallo, sul quale era stato installato un megafono, che trasmetteva parole risolute.   

Stranieri buoni e stranieri cattivi

I Rom rappresentano la più ampia minoranza etnica in Europa. Molti provengono dall'Europa orientale e meridionale. Il termine "Rom" viene anche utilizzato come definizione collettiva per tutti coloro che in qualche modo si sentono Rom: tra questi, i Sinti per esempio. La maggior parte dei Rom che abitano in Germania vivono da più generazioni nella Repubblica Federale e posseggono la cittadinanza tedesca. Nel 2011, in un rapporto consegnato alla Commissione Europea,  la Germania dichiarava che i Rom si sentono ben integrati e non sono inseriti in alcun tipo di programma di sostentamento.

Johannes Kiess, ricercatore presso l'Università di Siegen, ci ha illustrato la pubblicazione „Die enthemmte Mitte” (Il centro disinibito, ndt.), uscita lo scorso anno e basata su una raccolta dati tesa a fotografare le tendenze a estrema destra su tutto il territorio tedesco. Se si registra una riduzione dell'estremismo a destra, emergerebbe però un altro problema: «ci stiamo allontanando dalla paura dello straniero in generale, o dall'antisemitismo, ma stiamo andando verso un disprezzo che si concentra su alcuni gruppi. Questo significa che ci sono stranieri "buoni" e stranieri "cattivi". I Rom, i rifugiati e i musulmani sono stranieri "cattivi"». A ogni gruppo corriponderebbero caratteristiche ben precise: «i Rom, per esempio, vengono percepiti come minaccia al benessere», spiega Kiess. 

Oltretutto definire i Rom come un gruppo omogeneo sarebbe un errore, ci fa notare Georgi Ivanov, che coordina l'assistenza sociale presso Amaroforo, un'associazione berlinese parte dell'organizzazione AmaroDrom, che lavora per promuovere la partecipazione attiva alla vita sociale di Rom e non.  

Essere Rom mi imbarazza

Un'ulteriore difficoltà che l'intera minoranza deve affrontare è il fatto che per molti è difficile riconoscere se stessi come Rom. Safeta Zwietasch, di Amaroforo, racconta di un giovane che ha svolto uno stage presso l'associazione: «si vergogna perché sull'attestato c'è scritto che la nostra organizzazione lavora con e per i Rom». La donna bosniaca, peraltro, osa parlare apertamente delle proprie origini Rom soltanto da quando lavora per l'associazione: «prima avevo l'ansia di perdere il lavoro o che mio figlio venisse discriminato o insultato a scuola. Adesso parlo volentieri delle mia appartenenza».

L'etichetta di Rom e la conseguente discriminazione dipendono poi da alcune caratteristiche fisiche, che vanno di pari passo con la costruzione stereotipata dello "straniero". «Un Rom biondo con gli occhi azzurri non avrà mai nessun problema», sintetizza Kiess. 

Chi può rimanere?

L'obiettivo principale della manifestazione a Berlino era uno solo: fermare l'espulsione dei Rom. Secondo i dati riportati dal portale Statista.com, sono 120.000 i Rom in Germania. Si tratta tuttavia soltanto di stime: a partire dal secondo dopoguerra, infatti, l'appartenenza etnica non viene più censita e dunque non compare nei registri dell'anagrafe tedesca. Ufficialmente "essere Rom" non dovrebbe avere alcuna rilevanza sullo status di una persona in Germania. 

Eppure, molto spesso accade che i Rom combattano per i propri diritti in quanto Rom, piuttosto che in quanto, per esempio, rumeni, serbi o albanesi. Questo è probabilmente dovuto al fatto che i Rom costituiscano non soltanto la più grande minoranza etnica in Europa, ma anche la più discriminata. Secondo Marijo Terzic, direttore del centro cittadino per l'integrazione a Duisburg, le stesse condizioni si riscontrerebbero anche all'interno dei confini tedeschi, cosicché i cittadini Rom finirebbero per risultare svantaggiati in diverse situazioni. 

Può anche darsi che la vemeenza della battaglia per i diritti in Germania sia riconducibile alla colpa maturata attraverso le politiche nazionalsocialiste, che prevedevano la sistematica eliminazione dei Rom. Durante la manifestazione per le strade di Neukölln viene più volte richiamata l'attenzione sulle responsabilità della Repubblica Federale nei confronti dei Rom. Per riparare alla colpa, la Germania non dovrebbe porre alcun limite agli ingressi e permettere ai Rom di vivere liberamente sul territorio tedesco.

Volere e potere

Marijo Terzic lavora presso l'Hotspot per l'immigrazione dei Rom dalle regioni balcaniche a Duisburg, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, ed è incaricato per l'integrazione: per lui non ci sono dubbi, «il governo federale scarica le responsabilità sui comuni, che devono svolgere l'immenso e complesso lavoro di integrazione», tanto che gli enti locali fanno fatica a gestire il cumulo di lavoro: «arrivano a frotte, vogliono frequentare i corsi di tedesco, ma non non abbiamo capacità sufficienti per rispondere al bisogno», commenta Terzic.  

Che i nuovi arrivati siano Rom o meno non ha alcuna rilevanza per Terzic, tanto più che l'appartenenza etnica non può essere censita. «Le misure per l'integrazione sono le stesse per tutti». La questione centrale è sempre la stessa: «istruzione, istruzione, istruzione. Dobbiamo dare ai bambini l'opportunità di ottenere in futuro un posto di apprendistato. Per gli adulti è invece di fondamentale importanza l'inserimento nel mercato del lavoro». 

Sulla stessa linea è Georgi Ivanov quando parla di assunzione di responsabilità: «è chiaro che un briciolo di iniziativa personale sia necessaria: se sto tutto il giorno in casa a lamentarmi che nessuno mi aiuta, l'integrazione è un'utopia». L'ostacolo principale all'integrazione sarebbe però rappresentato dalla chiusura del mercato del lavoro: ai Rom che provengono da stati extra-europei, infatti, non sarebbe permesso di lavorare se questi possiedono soltanto una "Duldung" (diritto di soggiorno temporaneo concesso a persone che, pur non avendo lo status di rifugiato, rischierebbero la vita tornando nel loro paese d'origine, ndt).  «Eppure molti lavorerebbero volentieri e hanno anche una buona padronanza della lingua, ma lavorare non è loro permesso: è un paradosso».  

Un variegato ventaglio di misure in tutta Europa

Da anni l'Unione Europea porta avanti progetti a diversi livelli per porre fine alla discriminazione della minoranza Rom. Nel 2005 dodici stati europei hanno firmato la Decade per l'inclusione dei Rom, un'iniziativa promossa dall'UE e dalla banca mondiale. Nel corso del decennio è stato inoltre istituito un fondo, il “Roma Education Fund”, dedicato all'istruzione dei Rom negli stati aderenti all'iniziativa. 

Nonostante ciò le competenze dell'UE in fatto di tutela delle minoranze sono piuttosto limitate. Resta da chiedersi fino a che punto frutteranno le misure europee, una domanda a cui ciascuno Stato può rispondere entro i propri confini nazionali.  In alcune realtà, come quelle di Duisburg, Mannheim, Gelsenkirchen, Dortmund o Berlino, dove vive una percentuale relativamente alta di Rom, non sembra che le strategie d'integrazione messe in campo finora abbiano avuto molto successo. 

«Vogliamo gli stessi diritti degli ebrei che si trasferiscono in Germania», urla una voce gracchiante attraverso l'altoparlante durante la manifestazione berlinese. Secondo il Ministero per le politiche migratorie e i rifugiati, la normativa che regola l'ingresso degli ebrei pone delle condizioni particolari, ma neppure loro godono di accesso libero e illimitato alla Repubblica Federale: devono essere per esempio apolidi o cittadini di uno stato dell'ex Unione Sovietica, inoltre devono possedere conoscenze di base della lingua tedesca. 

I Rom sono europei - non capisco perché se ne debbano andare

Tra i manifestanti per le strade di Neukölln ci sono anche molti cittadini non appartenenti al gruppo dei Rom. Incontriamo, per esempio, un turista brasiliano al quale sta a cuore l'attivismo politico: «i Rom sono anche europei, non capisco perché se ne debbano andare», osserva. 

Sul piano strettamente giuridico, essi non devono lasciare la Germania perché sono Rom. Nei fatti le cose funzionano diversamente: i Rom in Germania verrebbero discriminati, oggi come ieri. Ascrivere all'intero gruppo il ruolo di vittima sarebbe tuttavia miope perché si rischierebbe di far di tutta l'erba un fascio. In Germania vivono Rom tedeschi, immigrati Rom perfettamente integrati e appunto, ci sono anche quelli che non possono, o non vogliono, integrarsi. E' una giovane donna a fare il punto: i pregiudizi dominanti sono «puro razzismo», poi in tutti i gruppi e comunità ci sono «persone fatte in quel modo e persone fatte in altro modo».