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Roberto Bennati «Protezione animali, Romania pecora nera»

Articolo pubblicato il 02 ottobre 2007
Articolo pubblicato il 02 ottobre 2007
Nuove leggi in Europa per la salvaguardia degli animali. Intervista al Vice Presidente della Lega anti-vivisezione italiana.

Quali sono i paesi dell’Ue che prestano più attenzione agli animali?

Senza dubbio i Paesi del Nord Europa come Gran Bretagna, Danimarca, Finlandia e Svezia. E, non a caso, proprio in questi Paesi la maggioranza delle famiglie ha un animale in casa. Il Regno Unito, già alla fine del 1800, aveva emanato le prime legislazioni sulla protezione degli animali domestici. E proprio qui si registra il primo caso al mondo di processo per maltrattamento verso gli animali. Il proprietario di un cane, infatti, venne ritenuto responsabile (nel gennaio 2007, ndr) del sovrappeso dell’animale dovuto a una scorretta alimentazione.

E in Italia?

Negli ultimi quindici anni si sono fatti significativi passi avanti. Dal 1991 ad esempio, in Italia è vietato uccidere animali randagi o nei canili. Pratica ancora presente in molti altri paesi europei. Dal 2004 arrecare danni o detenere animali in uno stato non compatibile con la loro etologia è sanzionato pesantemente e in alcuni casi si rischia anche il carcere.

Molte volte si è sentito parlare di combattimenti tra cani. È un fenomeno molto diffuso?

Già nell'Europa dei Quindici si contavano combattimenti in Francia, Inghilterra, Spagna e Italia. In Gran Bretagna hanno risolto il problema in modo drastico. Cercando di estirpare le razze coinvolte nel fenomeno, senza introdurre una vera e propria legislazione contro i combattimenti. In Italia, ad esempio, si è seguita una strada differente, cercando prima di tutto di reprimere l’atto criminale (molte volte legato alla mafia ndr). Negli anni Novanta il fenomeno ha raggiunto l'apice attraversando l'intero Paese. Poi dal 2004 le sanzioni sono state inasprite con multe che possono arrivare a 160mila euro e tre anni di reclusione. Le stime attuali registrano un giro d’affari di 300 milioni di euro in fortissimo calo rispetto agli anni passati.

Esiste anche un traffico clandestino di animali?

Dopo l'entrata nell'Ue di alcuni Paesi dell'Est come la Romania, stiamo registrando un commercio illegale di cuccioli di cane diretti in Francia, Italia e Germania. Un fenomeno molto difficile da quantificare. Dati poco attendibili parlano di oltre 10 milioni di euro di commercio nel solo 2006. Questi animali non potrebbero essere trasportati e vanno ad alimentare il commercio di cuccioli che in alcune parti dell'anno registra una forte impennata. E la Romania è il Paese più coinvolto oltre a rappresentare il Paese con il più basso tasso di protezione degli animali. Le associazioni denunciano che i cani vengono uccisi per strada, quelli che sopravvivono sono in condizioni sanitarie disperate e non esistono regolamentazioni.

Cosa sta facendo l’Unione Europea per migliorare la situazione?

A livello comunitario gli animali stanno acquisendo un loro status giuridico. E non solo quelli da compagnia, ma anche quelli da reddito. L'Ue sta legiferando su diverse materie e per la prima volta ha stabilito un Piano quinquennale Comunitario per la protezione e il benessere degli animali (2006-2010). Si stanno facendo grossi passi avanti a livello normativo e anche qui alla Lav lavoriamo ogni giorno per integrare queste norme nella prassi quotidiana.