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Rifugiati in Grecia: vite nel limbo

Articolo pubblicato il 15 settembre 2017
Articolo pubblicato il 15 settembre 2017

Un piccolo gesto può significare tanto. Stiamo parlando di Mobile Info Team in Grecia, una squadra di 12 volontari che si dedicano a fornire consulenza ai rifugiati su leggi e procedure in materia d'asilo. In un sistema amministrativo che a volte sembra surreale, questi responsabili lavorano senza sosta per riunire le famiglie divise.

“Sta morendo?” chiede Jannika. È un caldo pomeriggio a Thessaloniki, Grecia, ed è ancora più caldo nel piccolo ufficio in centro dove il Mobile Info Team (MIT) si riunisce ogni mattina. Il gruppo risponde alla domanda con una risata esasperata, ma questo è un criterio importante per stabilire se un caso è così grave da dover essere sollecitato nel programma di ricongiungimento familiare. Non siamo molto distanti da quanto avviene in realtà, perché una richiesta viene raramente velocizzata a meno che il candidato non sia gravemente malato o abbia bisogno di trattamenti medici che non può ricevere in Grecia.

MIT è un team formato da 12 volontari che forniscono ai rifugiati una consulenza trasparente su leggi e procedure in materia d'asilo. Il team si siede in cerchio al centro della stanza, alcuni su sedie recuperate dalla spazzatura, altri su panchine costruite con legno riciclato, altri a gambe incrociate sul pavimento. Sono nel bel mezzo di un seminario e il dibattito di oggi sul sollecito di una partenza non è una novità.

Vite nel limbo

MIT è stato fondato nel 2016 quando i Paesi limitrofi alla Grecia hanno chiuso i confini, bloccando la via dei Balcani e generando la nascita dei campi vicino la Macedonia. Un anno dopo, a maggio 2017, circa 62.000 richiedenti asilo sono ancora bloccati in Grecia. MIT mira ad aiutare queste persone a riacquistare autonomia e controllo in un sistema che è spesso confuso e inaccessibile.

A marzo di quest'anno, il Ministro federale degli interni tedesco Thomas de Maizière ha chiesto una restrizione sul trasferimento dalla Grecia alla Germania dei rifugiati a cui è stato approvato il ricongiungimento. Prima di aprile, in Germania si ricongiungevano oltre 300 persone al mese, ma da quando è entrata in gioco la restrizione, questa cifra si è ridotta a circa 100 persone al mese. 70 di questi casi vengono selezionati consultando la lista di approvazione in ordine cronologico, e gli altri 30 sono casi che vengono velocizzati per circostanze eccezionali, spesso in caso di gravi malattie, occasionalmente per una gravidanza quasi al termine, o a volte per i minori da soli in Grecia.

Quando la restrizione è stata introdotta, MIT ha dato il via ad una campagna per sensibilizzare le ingiustizie e mettere pressione al Ministro degli interni tedesco a revocare quanto approvato. Hanno creato una petizione per sostenere la causa, e hanno iniziato a raccogliere e tradurre lettere dei rifugiati direttamente coinvolti. Le lettere sono un messaggio trasparente di quello che provano questi richiedenti asilo.

“La situazione è terribile. Mia figlia sedicenne in Germania non va più a scuola regolarmente perché soffre di traumi psicologici. Sua sorella, mia figlia di 18 anni, si sta prendendo cura di lei. Ogni volta che sente la parola 'padre' o 'madre' piange.” Mahmoud è in Grecia con la moglie e quattro dei suoi sei figli da febbraio 2016. Aggiunge: “Non vediamo le nostre due figlie da due anni e non riusciamo ad accettare il fatto di essere separati. Per favore, ministro de Maizière,” supplica, “revochi questa restrizione sulle riunificazioni in Germania. Ci lasci andare dalle nostre figlie per dar loro supporto, come tutti i genitori vogliono fare. Lasci che i nostri bambini in Grecia si sentano al sicuro con le loro famiglie.”

I richiedenti asilo, già esausti per la fuga dalle loro case e dalla loro terra, e traumatizzati per le guerre da cui cercano di scappare, ora soffrono durante l'attesa infinita nei campi.

Per di più, i requisiti per il sollecito di un caso non sono chiaramente definiti, ciò significa che il team deve raccogliere più informazioni possibili per poter presentare ai servizi di asilo di Grecia e Germania dei documenti conformi. E comunque, non c'è nessuna garanzia che il caso venga accettato.

La 'nonnina' verso la Germania

A giugno il MIT ha ricevuto la telefonata di un nipote che chiedeva aiuto per la nonna, che il team chiamava affettuosamente 'nonnina'. In agosto era fissato il volo del ragazzo verso la Norvegia per il programma di ricongiungimento, ma sua nonna, di cui si era preso cura da solo in Grecia, era nel programma in Germania.  A causa di alcune restrizioni di volo, non c'era modo di sapere la data della partenza. Il nipote si rifiutava di lasciare la nonna da sola, a costo di restare illegalmente in Grecia.

Anche se l’età e i problemi di salute erano validi motivi per velocizzare il processo, non c'era nulla di sicuro. Rosie, al tempo una nuova assistente sociale, prese in mano il caso e iniziò a comunicare con i contatti di MIT. Contattò molte volte l'ufficio dei trasporti, aiutò il nipote ad avere tutti i documenti medici necessari per il volo. Tenne informati la nonnina e suo nipote ogni singolo giorno. Alla fine, questa storia fu un raro ma confortante successo e il volo per la nonna con destinazione Germania fu confermato per agosto.

Rosie organizzò gli spostamenti dalla roulotte nel campo all'aeroporto. Era tutto troppo bello per essere vero. Ma il cuore di tutto il team si fermò quando il nipote, che avrebbe dovuto prendere il volo più tardi lo stesso giorno, vide la nonna attraverso un vetro all'aeroporto. Erano passate ore dalla partenza del suo volo. Cercando con il cuore in gola nel sito della compagnia aerea, il team scoprì che si trattava solamente di un ritardo. La nonna arrivò e si riunì alla sua famiglia lo stesso giorno. MIT ha a che fare ogni giorno con casi sfortunati, ma quello della Nonnina fu un caso insolito a lieto fine.

Attese senza limiti

L'articolo 29 (1) della Convenzione di Dublino sancisce che: "Il trasferimento del richiedente asilo... deve essere effettuato dallo Stato richiedente allo Stato membro competente ... quanto più rapidamente possibile, e comunque entro sei mesi dall'accettazione della richiesta." Questa scadenza era stata fissata per evitare che i richiedenti dovessero aspettare il trasferimento per un periodo indefinito. Ma quando è stata confermata la restrizione, sembra che il limite dei sei mesi sia stato tacitamente eliminato. Nel giugno 2017 questa scadenza non è stata rispettata per oltre 300 casi e il numero cresce mese dopo mese.

Laura, un'altra assistente del MIT, parla velocemente in tedesco con qualcuno del BAMF (ufficio migratorio in Germania). Sta combattendo per un caso di due nonni bloccati in Grecia in precarie condizioni di salute. Il loro figlio Ahmed e la sua famiglia hanno avuto la conferma di partenza per la Germania per ricongiungersi con l'unico figlio di Ahmed, che vive senza la sua famiglia da oltre un anno. Anche se era stato diversamente concordato, ora le autorità migratorie hanno comunicato ad Ahmed che in un primo momento la moglie e i figli dovranno volare in Germania. In seguito, i nonni potranno fare la richiesta di ricongiungimento basandosi sulla dipendenza. Solo coniugi, genitori e minori sono considerati idonei al programma di riunificazione - a meno che non ci sia la prova che una parte è dipendente dall'altra e per questa ragione necessita di stare unita.

Ahmed combatte per i suoi genitori. Suo padre non può camminare o andare al bagno da solo. È sempre in sedia a rotelle e ha bisogno di supporto continuo. Sua madre ha problemi di cuore, alla pressione sanguigna e ha livelli anormali di zucchero nel sangue. Deve essere operata alla schiena e non può fare tutto da sola. Per Ahmed, prendersi cura dei suoi genitori è un lavoro a tempo pieno e ogni membro della famiglia ha un ruolo in questo.

Ahmed è in una situazione complicata. Andare in Germania con la sua famiglia gli permetterà di ricongiungersi a suo figlio che ha bisogno di lui e potrebbe essere l'unico modo per portare i suoi genitori in Germania. Ma allo stesso tempo lui e la sua famiglia non potranno prestare le cure necessarie ai genitori mentre aspetteranno in Grecia in preda a questo sistema oscuro.

La Convenzione di Dublino stabilisce che ci dovrebbe essere un “rapido processo delle richieste di asilo per la protezione internazionale.” La Convenzione inoltre sancisce che: “la vita familiare dovrebbe essere la questione prioritaria degli Stati membri.” Gli assistenti sociali di MIT devono continuamente dire alle persone che il loro trasferimento è stato accettato - che andranno sicuramente in Germania - ma non si può sapere quando. L'attesa prolungata e la mancanza di informazioni è un prezzo psicologico non da poco che le famiglie separate sono costrette a pagare.

Un barlume di speranza

Il 27 luglio, l'Unione Europea ha lanciato un nuovo programma umanitario per “l'accoglienza e l'integrazione dei rifugiati in Grecia.” Sono stati stanziati 209 milioni di euro per i richiedenti asilo. Di questa cifra, 93,5 milioni di euro saranno dedicati alle sistemazioni, sistemando fino a 30.000 rifugiati in appartamenti. 57,6 milioni saranno impiegati per un programma mensile, che “mira a garantire ai rifugiati i loro bisogni primari con dignità.” I soldi rimanenti saranno distribuiti alle organizzazioni non governative “per coprire progetti esistenti per far fronte ai bisogni umanitari in Grecia.”

Il team di MIT spera che questi aiuti portino dei cambiamenti, ma il numero dei richiedenti asilo non si ferma. Qualsiasi rifugiato che è arrivato o arriverà in Grecia dopo il 20 marzo 2016 e non è idoneo al ricongiungimento familiare, ha una sola opzione: fare la richiesta di asilo in Grecia. Ma il processo di integrazione è tutt’altro che liscio. Ad esempio, non ci sono corsi di lingua ufficiali. All'inizio il rifugiato riceve assistenza con una sistemazione e un sussidio in denaro. Dopo tre o sei mesi, anche se la situazione è ancora poco definita, questo sussidio finisce. Molti cittadini greci sono disoccupati, quindi è estremamente difficile per i rifugiati che non parlano greco trovare un lavoro.

In un attimo, la riunione viene rinviata e i volontari MIT tornano al lavoro. Fanno telefonate ad avvocati, lasciano messaggi ai clienti e si augurano che, un bel giorno, il loro lavoro in Grecia non serva più. 

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