società

Profeti in patria: storie di imprenditori spagnoli (parte I)

Articolo pubblicato il 02 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 02 febbraio 2015

Diversi spagnoli lasciano il proprio paese per trovare maggiori opportunità lavorative. Altri decidono di restare in patria per avventurarsi in acque agitate, fredde ma anche appassionanti. Ecco il racconto di tre under 35 che hanno deciso di restare, scommettendo sulle loro idee e sui loro sogni.

Parte I, continua.

Soraya ha sistemato un appartamento ad Almassora, nella provincia di Castellon, e insieme a una collega ha aperto il suo studio da avvocato. Riflettendo su come utilizzare un agrumeto di famiglia a Villareal (sempre nella provincia di Castellón), altri due ragazzi hanno creato un'azienda che distribuisce il proprio raccolto e offre visite guidate per conoscere la tradizione agrumaria della zona. Ecco la storia di tre giovani spagnoli che, nonostante la crisi che flagella il paese dal 2007, hanno decisio di rimanere in patria e di combattere per dei progetti personali che li facessero sentire realizzati come professionisti, aiutando e promuovendo il loro territorio.

Stiamo parlando dell'avvocatessa Soraya Chiva e degli agricoltori (nonché imprenditori) Manuel Mata e Borja García: tre giovani che hanno deciso di vivere (e di lavorare) nella Spagna delle piccole città. «Mi piacciono i temi semplici che tratto essendo rimasta nella provincia di Castellón - afferma Soraya - c'è un maggiore contatto umano e questo mi ripaga». Certo, gli inizi come libera professionista non sono mai facili per chi, come lei, svolge una professione a cui si ricorre quando non c'è più rimedio, per motivi quasi sempre sgradevoli e, in genere, cercando il prestigio e la fama di avvocati con più anni di esperienza. Tuttavia, dopo quattro anni di lavoro in uno studio altrui, Soraya aveva ben chiara una cosa: diventare il capo di sé stessa per esercitare la professione di avvocato nel modo più giusto senza essere legata a tariffe o direttrici martellanti.

Senza porsi il problema di diventare i propri datori di lavoro o no, Manuel Mata e Borja García hanno creato Matafruit Naranjas. Il loro caso è diverso: dopo la morte del nonno, che curava l'aranceto di famiglia, Manuel Mata ha iniziato a riflettere su cosa avrebbe potuto fare con quell'appezzamento. Nell'interesse per l'agricoltura - mostrato soprattutto dai clienti stranieri che compravano le arance e i mandarini - ha visto una chiara opportunità di fare affari. Senza pensarci due volte, «dato che l'investimento iniziale era minimo», si è lanciato nel vuoto per trasformare la sua idea in realtà. Dopo poco, l'amico Borja García lo ha seguito in quest'avventura. Nel giro di tre anni il numero dei visitatori è salito da 1.000 a 6.000: ora i due hanno un piccolo museo con apparecchiature e utensili e, dopo aver aderito alla distribuzione di prodotti a kilometro zero, continuano a vendere i loro deliziosi prodotti artigianali.   

Sentirsi realizzati professionalmente ed economicamente oltre a recuperare il valore di ciò che si ha vicino, cercando di far sviluppare il benessere o la microeconomia locale: ecco le cose a cui tengono sia Soraya, sia il tandem formato da Borja e Manuel. «Vedere che quello che ho creato continua a crescere, sapere che mio nonno sarebbe orgoglioso di vedere quello che abbiamo fatto con l'aranceto: è questa la vera gioia» spiega Manuel. «Non potevo andarmene dalla Spagna perché all'estero la legislazione è diversa. Rimanendo qui, avrei potuto lavorare nelle grandi compagnie, dove ci sono i grandi benefici, ma a me piace lavorare su casi penali e civili, essere vicino al cliente, conoscere la sua storia e trattare il suo caso nel modo che mi sembra più giusto. Questo posso farlo solo qui» sottolinea, sorridendo, Soraya.

Questi giovani imprenditori sono riusciti a scoprire un potenziale turistico, sociale e culturale economicamente redditizio, riuscendo a realizzarsi professionalmente in un mondo e in una situazione dura quanto gratificante. Soraya, Manuel e Borja non fanno parte di quei giovani che lasciano la Spagna in cerca di opportunità lavorative. Secondo l'INE (l'equivalente dell'ISTAT), sono 10.800 i giovani spagnoli under 35 che hanno abbandonato il paese nel 2013. Un fenomeno decisamente difficile da quantificare a causa delle diverse fonti utilizzate dai vari istituti di ricerca.

Loro no: Manuel, Borja e Soraya hanno scelto di rimanere. Il loro è il profilo di chi sa cadere, rialzarsi e andare avanti; di chi guarda oltre il "successo professionale" e crea una forma diversa di lavoro capace di migliorare non solo la propria condizione, ma anche quella di chi li circonda. 

Questo articolo fa parte del nostro approfondimento su giovani e imprenditoria in Spagna. Puoi leggere qui la seconda parte.