società

Portogallo, un piccolo stato con grandi speranze

Articolo pubblicato il 29 giugno 2007
Articolo pubblicato il 29 giugno 2007
Un'occhiata dietro le quinte del Paese che il 1° luglio erediterà dalla Germania il semestre di presidenza dell’Unione Europea.

“Il Portogallo non è un paese piccolo” leggo sulla copertina di un libro alla Fnac, la più grande catena di distribuzione di prodotti culturali e tecnologici di Lisbona che sorge vicino alla fermata della metro Baixa-Chiado. Il titolo si riferisce a una carta geografica disegnata dall’ufficiale di marina Henrique Galvão, dove sono rappresentate le conquiste coloniali portoghesi del XIII secolo. In cima al documento è infatti scritto a caratteri cubitali: "Portugal não é um país pequeno!".

Stretto tra la Spagna e l’Oceano Atlantico, il Portogallo è il paese più occidentale dell’Europa. Questa posizione gli ha permesso di accumulare grandi ricchezze nel XV secolo, grazie al contributo di intraprendenti navigatori che scoprirono nuove terre e continenti. Oggi, anche se il Paese offre molti mesi di sole e può contare su alcuni fiorenti settori dell’economia, come il turismo, l’agricoltura e la pesca d’alto mare, molti portoghesi preferiscono muoversi verso la Spagna, cercando oltre i Pirenei la fortuna che non trovano in patria.

All'inizio una favola, poi la crisi

Per molti portoghesi il Paese sta vivendo una profonda crisi economica. Negli ultimi anni il tasso di disoccupazione è cresciuto rapidamente fino all’8% e numerose imprese non riescono più a reggere la pressione della concorrenza internazionale. Il limite di Maastricht sul rapporto tra deficit pubblico e Prodotto interno lordo, pari al 3%, è sempre più difficile da rispettare. L’economia stagnante e i bassi salari costringono molte persone a lavorare all’estero dove trovano condizioni migliori. Negli ultimi anni il costo della vita è cresciuto senza sosta ma la paga minima fissata per legge è rimasta ferma a 470 euro. I più importanti quotidiani o settimanali, come Expresso o il Jornal de Notícias, riempiono le pagine con articoli sulle nuove sfide che attendono i portoghesi: crisi economica, sanità e redditi.

Eppure l’ingresso del Portogallo nella Comunità Economica Europea, nel 1986, fu accolto con entusiasmo dalla popolazione. Pur essendo uno dei paesi più poveri del Continente, conobbe una crescita molto rapida. Nel 2004 versò all'Unione circa 3,12 miliardi di euro, una cifra trascurabile in rapporto alle ingenti sovvenzioni ricevute. Molti lavoratori specializzati, intanto, continuavano a emigrare per tentare la fortuna nel resto d'Europa. L’allargamento ai paesi dell’Est, perciò, fu guardato con sospetto dai portoghesi: le economie dei nuovi membri, basate anch'esse sui bassi salari e ricche di manodopera specializzata, mettevano paura. Oltre a questo, si riscontrava una preoccupante fuga dei cervelli dal Paese. Oggi più di due milioni di portoghesi vivono all'estero.

«Poca trasparenza e tanto nepotismo»

Nuno ha lasciato la sua patria cinque anni fa. È andato a Londra per lavorare come specialista informatico. Il degrado dell’economia, secondo lui, è anche dovuto al fatto che «dopo 40 anni di dittatura da parte di António de Oliveira Salazar e del suo successore Marcello Caetano, la classe politica ha perso l'occasione di riformare il Paese: non ha introdotto più trasparenza e meritocrazia».

Sorprende anche l’influenza dei militari sulla vita politica, molto alta rispetto agli standard occidentali. Catia Castro, ingegnere per una ditta alla periferia di Lisbona, ritiene che «l’esercito interviene troppo negli affari della politica». Nonostante siano trascorsi 33 anni dalla Rivoluzione dei garofani, il sollevamento dei militari portoghesi che ha traghettato senza spargimenti di sangue il Paese in una nuova era democratica, l’influenza del potere militare rimane ancora alto. «La rivoluzione fu guidata dai generali – afferma Catia – ma io credo che il destino del Paese debba essere lasciato nelle mani dei civili». Per il suo amico Bruno un altro problema è la commistione degli interessi economici e politici. In Portogallo, secondo lui, «c'è poca trasparenza e un diffuso nepotismo». Ma la speranza è comunque viva negli strati più giovani della popolazione. Il primo ministro José Sócrates, in carica dal 2005, si è speso per importanti riforme economiche e chiede un’Europa più forte nel quadro della Strategia di Lisbona.

Fado e saudade, il Paese svela la sua anima

Nonostante i problemi interni, i portoghesi non hanno perso la voglia di sorridere e divertirsi. Anche dopo la fine dei festeggiamenti ufficiali in onore di Sant’Antonio, patrono del Paese celebrato il 13 giugno, giovani e anziani continuano ad animare la città vecchia con la loro allegria. Gli antichi vicoli e le case sono decorati con settimane di anticipo in attesa del grande evento. Chi vive all’estero, e può permetterselo, cerca di ritornare a casa almeno per un paio di giorni. I portoghesi chiamano tutto ciò saudade. Un termine impossibile da tradurre poiché esprime un misto di nostalgia, speranza, malinconia, senso di appartenenza e di distacco. Insieme al Fado, il genere musicale tradizionale, esprime gioie e dolori di una vita intensa, vissuta. A volte una piccola parola riesce a descrivere un intero popolo, da Oporto fino ad Algarve, la regione più a sud del Paese.

Europa: Gli appuntamenti più importanti della presidenza portoghese

5-7 luglio 2007: Riunione informale dei Ministri del Lavoro e degli Affari sociali a Guimarães, nord-ovest del Portogallo, per discutere di disoccupazione negli Stati dell'Ue. Il Portogallo propone come possibile soluzione una presa di posizione più realistica sull’immigrazione, per far fronte alla carenza di forza lavoro che si avverte ora in Europa.

31 agosto-1 settembre 2007 I Ministri dell’Ambiente si incontreranno a Lisbona per una riunione informale. Prenderanno in considerazione le priorità ambientali della presidenza lusitana: cambiamento climatico, scarsità d'acqua e biodiversità.

7-8 settembre 2007: Incontro informale dei Ministri degli Esteri, la cosiddetta “riunione Gymnich”, (dalla prima di questo tipo tenuta nel 1974 nel Castello di Gymnich in Germania, ndr). Si parlerà del ruolo dell’Europa nello scenario mondiale. Argomenti principali: relazioni Unione Europea-Stati Uniti, politiche di vicinato e relazioni con i paesi terzi.

18-19 ottobre 2007: Incontro informale nella capitale portoghese dei Capi di Stato e di Governo sui temi strategici della politica europea. Tra i principali: come adattare le misure europee sulla sicurezza alle nuove minacce del dopo 11 settembre e l’Agenda di Lisbona, il programma che cerca di rilanciare la competitività europea nel mercato mondiale entro il 2010.

15-16 novembre 2007: Consiglio dell'Unione Europea su Educazione, Giovani e Cultura a Bruxelles. Verrà proposta una risoluzione collegata al Patto per la gioventù, come votato nel marzo 2005. Scopo: aumentare formazione, mobilità, integrazione professionale e inclusione sociale dei giovani europei. In questo incontro potrebbe essere presentato e approvato dai Capi di Stato e di Governo il testo per un nuovo Trattato europeo.

13-14 dicembre 2007: Incontro del Consiglio Europeo a Bruxelles (Capi di Stato e di Governo più il presidente della Commissione Europea). Temi caldi: allargamento alla Turchia e cooperazione attiva con il Mediterraneo.

Akli Haddid (Seul)

Traduzione di Mauro Morabito

Foto: il primo ministro portoghese José Socrates (Commissione Europea)