società

Polacchi, Bielorussi: compagni d’armi

Articolo pubblicato il 24 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 24 ottobre 2012
Ultima dittatura d'Europa, la Bielorussia è un piccolo paese in cui gli oppositori politici finiscono in prigione. Alexander Lukashenko, nemico pubblico, tiene in pugno la presidenza dal 1994. La mistificazione delle ultime elezioni legislative, a settembre, ha fornito alla comunità internazionale la prova definitiva che democrazia e Bielorussia sono ancora incompatibili.
Tuttavia, nella battaglia per la libertà, gli attivisti politici possono contare sul sostegno del loro vicino: la Polonia.

Lo speciale di Cafebabel dedicato alla Bielorussia: Voci da Minsk: mondo libero, dove sei?

Per i Bielorussi, perseguitati dal regime di Lukashenko, la Polonia rappresenta una terra d'asilo. All'indomani delle elezioni legislative bielorusse, l'opposizione ha organizzato la conferenza stampa a Varsavia, non certo a Minsk, dove la libera espressione è ridotta al silenzio. Nei locali dell'agenzia di stampa polacca PAP, attivisti, mogli di prigionieri, giornalisti bielorussi indipendenti ed esperti prendono a turno la parola, davanti alla telecamera. Nello sfondo c’è chi inalbera un cartello di “buon compleanno” per Ales Beliatski, oppositore bielorusso detenuto. Gli attivisti bielorussi si spostano regolarmente in Polonia per parlare alla stampa polacca e a quella estera. Hanno trovato un vero alleato nel paese vicino e fra i due popoli esiste una sorta di fratellanza.

I giornalisti indipendenti si piazzano ai vertici della lista nera di Lukashenko. Non c’è spazio per la minima libertà d’opinione e di espressione. Men che meno per la libertà di stampa. Le intimidazioni e i continui controlli del KGB bielorusso hanno spesso la meglio sulle redazioni ribelli. Nelle prigioni, gli oppositori politici si trovano spesso in compagnia di giornalisti. È accaduto anche a Natalia Radzina, capo redattore del portale internet indipendente Karta 97. È finita in prigione per aver partecipato alla manifestazione di opposizione del 19 dicembre 2010, la sera delle elezioni presidenziali che hanno nominato di nuovo Lukashenko capo dello Stato. Per i tanti liberi pensatori, questa data rappresenta l’inizio dei problemi. Uscita di prigione, Natalia ha trovato rifugio in Polonia e Lituania, paese dal quale continua le sue inchieste sulla Bielorussia.

Compagni

Lukashenko non si accontenta di ostacolare la stampa, ma attacca anche la minoranza polacca in Bielorussia: una comunità di circa 400.000 persone, su una popolazione di dieci milioni di abitanti. Le associazioni sono oggetto di rappresaglie. Il regime taglia loro i viveri e le intimidisce. Di conseguenza, non c'è voluto tanto perché i polacchi prendessero in antipatia i nemici degli oppositori bielorussi. E si sa : "il nemico del mio amico è mio nemico”. Il paese, non appena ne ha l’occasione, si organizza per aiutare gli oppositori bielorussi. A Varsavia, collettivi come “Solidarietà con la Bielorussia” organizzano regolarmente incontri con attivisti, ma anche avvenimenti per il grande pubblico, come i concerti di sostegno. La presidente è Yuliya Slutskaya. “Abbiamo creato il nostro centro d’informazione nel gennaio 2011, all’indomani delle manifestazioni del 19 dicembre. Questo collettivo agisce da ponte fra la Bielorussia e la comunità internazionale. La situazione bielorussa deve restare sotto i riflettori dei media, il mondo deve conoscere cosa accade”.

Guerra tra capi

Lo scontro con l’opposizione bielorussa è anche politico. Non appena si presenta un’occasione, lo Stato polacco si schiera. Durante la presidenza polacca del Consiglio dell’Unione europea, da luglio a dicembre 2011, il governo di Donald Tusk ha avuto l'incarico di organizzare il secondo Vertice del Partenariato orientale. Un accordo tra l’UE e sei paesi dell’Europa dell’Est e del Sud del Caucaso: Armenia, Azerbaijan, Georgia, Moldavia, Ucraina et Bielorussia. Il 29 e 30 settembre 2011, in Bielorussia, Donald Tusk e il suo ministro degli esteri Radoslaw Sikorski, hanno organizzato un fronte anti-Lukashenko. Quello che viene definito come ”l'ultimo dittatore d’Europa” non è stato invitato allo stesso modo dei suoi omologhi. Persona non grata. Contemporaneamente, il Primo ministro polacco e il presidente del Consiglio, Herman Van Rompuy, hanno ricevuto l’opposizione bielorussa in occasione del summit del Partenariato dell’est. Uno a zero. E di recente, Ales Beliatski, oppositore politico condannato a quattro anni di prigione per aver partecipato alle manifestazioni del 19 dicembre 2010, è stato insignito del premio Lech Walesa. Il premio, che prende il nome dal capo storico del sindacato polacco Solidarnosc, è una nuova prova del sostegno del paese. Due a zero per la Polonia.

Una storia comune

Nella lista dei difetti di Lukashenko, ce n'è uno che ha un ruolo rilevante agli occhi della società civile polacca: la sua devozione alla Russia. Dopo l’esperienza comunista, la Polonia non vede di buon occhio tutto quello che riguarda lo stato russo, da vicino o da lontano. Ne è prova la vivace reazione dell’opinione pubblica di fronte alla vicenda della catastrofe aerea di Smolensk. Sospetti di complotto a catena. E poiché “ il nemico del mio amico è mio nemico”, di conseguenza “l’amico del mio nemico è anche mio nemico”. Il peso della storia ha suggellato la fratellanza tra i due paesi. Come la Polonia, anche la Bielorussia è stata contesa fra nazisti e russi. Come i Polacchi, i Bielorussi hanno lottato per la propria indipendenza alla viglia del crollo del blocco sovietico. Compagni d’armi da sempre. Ma oggi non più: gli uni vivono in una democrazia, gli altri sotto una dittatura.

Foto: in testa (cc)kirillbelaru/flickr ; nell'articolo: solidarity with belarus (cc) kasia_jot/flickr, Donal Tusk e Herman Van Rompuy (cc) europeancouncil/flickr