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Petrolio in Val Padana: un disastro ecologico italiano

Articolo pubblicato il 10 marzo 2010
Articolo pubblicato il 10 marzo 2010
Una grossa macchia nera ha invaso il Lambro, fiume che scorre nei pressi di Milano. Tonnellate di gasolio sono state scaricate da ignoti nelle acque di questo affluente del Po, il maggiore fiume italiano. Quali saranno le conseguenze per l'ambiente? Una storia strana che arriva da una delle  zone più ricche e più inquinate del Bel Paese.

Nella notte tra lunedì 23 e martedì 24 febbraio ignoti si sono introdotti nell’ex raffineria, ora adibita a deposito, della “Lombarda Petroli” di Villasanta, vicino Milano, e aperto le valvole dei silos, riversando gli idrocarburi contenuti nel piazzale dell’azienda. I tombini di scarico del piazzale sono incredibilmente collegati direttamente al sistema fognario pubblico e alle acque del fiume Lambro, che passa poco distante. Il fiume è stato così invaso da una macchia nera e oleosa.

Per fortuna non ci troviamo di fronte a un disastro ambientale delle dimensioni del naufragio della petroliera Prestige, presso le coste galiziane: in quel caso si riversarono nell’oceano circa 63.000 tonnellate di petrolio, qui le stime si aggirano intorno alle 2.000-3.000 tonnellate di gasolio per trazione e oli vari. In ogni caso, una quantità non indifferente, pari a circa 170 autobotti.

Milano (BrancaleoneDaLecce/flickr)I motivi di preoccupazione per l’ambiente non mancano: il fiume in questione procede per circa 80 chilometri nella Pianura Padana e sfocia nel Po, il principale fiume italiano. Le acque di questi due fiumi servono all’agricoltura di quest’area pianeggiante, la più grande dell’Europa mediterranea, e finiscono anche per irrigare i campi di mais, granoturco, riso e barbabietola. La parte meridionale della Pianura Padana, chiamata la “bassa”, ha una forte vocazione per l’agricoltura, ma anche l’allevamento qui ha un’importanza fondamentale. Nella “bassa” nascono i più grandi colossi dell’agroalimentare italiano: Barilla, Parmalat e il Gruppo Cremonini (che fornisce la carne a McDonald’s Italia). Alcuni prodotti italiani famosi in tutto il mondo vengono prodotti in questa zona: vari tipi di salumi (salame, pancetta, prosciutto), il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano. C’è molta preoccupazione, quindi, per le conseguenze che potrebbe avere l’inquinamento delle acque di queste zone, che rappresentano una risorsa fondamentale per un comparto così importante dell’economia nazionale.

Per fortuna l’emergenza immediata sembra rientrata, grazie agli interventi di Protezione civile, vigili del fuoco ed esercito: «Il grosso dovrebbe essere stato filtrato – dice un responsabile dei lavori di bonifica sul Po della Protezione civile – al momento non stanno arrivando grandi macchie». Ma l’incertezza regna ancora sui possibili effetti a lungo termine del passaggio della macchia nera sull’ecosistema dei fiumi, e sul possibile deposito degli idrocarburi sul fondo dei corsi d’acqua. Inoltre l’inquinamento delle acque non è purtroppo limitato agli effetti diretti della fuoriuscita del gasolio: questo, infatti, raggiungendo attraverso il Lambro il depuratore di Monza, ha ucciso tutti i microrganismi che trattavano le acque. Risultato: il depuratore rimarrà fermo per un mese circa e durante tutto questo tempo gli scarichi delle fogne di 700.000 abitanti si riverseranno direttamente nel fiume.

Rifiuti plastici nel fiume Lambro all'altezza di via Chiesa Rossa (Latente/flickr)Il Lambro è storicamente uno dei fiumi più inquinati d’Italia che «soffre da trent’anni d’inquinamento industriale – dice Barbara Meggetto, responsabile lombarda dell’associazione ecologista Legambiente – negli ultimi anni con l’istituzione del Parco della valle del Lambro la situazione era migliorata. Ora rischiamo di tornare indietro di trent’anni». Se nel suo tratto finale il fiume attraversa un paesaggio fatto di campi e fattorie, nel luogo in cui ha avuto origine l’atto incriminato, il Lambro scorre in mezzo a una continua teoria di fabbriche, capannoni, case e autostrade. L’hinterland di Milano, infatti, è una delle zone a maggiore densità edilizia d’Europa e uno dei più importanti centri produttivi del paese.

Assieme ad altre importanti zone industriali del nord-est e del nord ovest, la Pianura Padana è il traino economico dell’Italia. Questo ha delle evidenti ricadute sull’ambiente e sulla salute di chi qui ci abita. Ma fino ad oggi le preoccupazioni riguardavano principalmente lo stato dell’aria: tutta l’area padana, infatti, condivide con Belgio e Olanda il primato per le peggiori condizioni dell’aria

Illustrazione di Jacopo MaraziaPer quanto riguarda la situazione odierna, va detto che essa non è evidentemente frutto del caso. Se la vicenda della petroliera affondata in Spagna aveva messo in luce la mancanza di misure di sicurezza sulla costa atlantica, anche qui ci si trova di fronte ad una lampante inefficienza dei meccanismi di tutela ambientale. In verità le norme ci sarebbero: l’ex raffineria avrebbe dovuto essere sottoposta a una normativa europea molto rigorosa, la cosiddetta direttiva “Seveso” (dal nome di un paesino a pochi chilometri di distanza da Milano dove negli settanta si era verificato un altro piccolo disastro con la fuoriuscita di una nube di diossina). Ma nessuno si è preoccupato di effettuare i dovuti controlli.

Si è spesso sentito dire che i problemi ambientali riguardano unicamente il Sud arretrato: Napoli e Palermo con la loro spazzatura o la Puglia con i suoi mostri abusivi di cemento armato. Un problema di arretratezza culturale, si dice. Quello che è accaduto oggi ha invece sbattuto in faccia ai lombardi la dura realtà: anche il “moderno” Nord che guarda all’Europa e che organizza l’Expo, è ancora afflitto da problemi tipicamente “italiani”.

Foto: JFabra/flickr, BrancaleoneDaLecce/flickr, Latente/flickr. Video di jacopomarazia/Youtube.