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Per le strade di Budapest con un senzatetto: il turismo ai tempi di Orban

Articolo pubblicato il 11 febbraio 2013
Articolo pubblicato il 11 febbraio 2013
Per chi desiderasse conoscere Budapest da un’altra prospettiva, può chiedere ai senzatetto della città, per una visita guidata attraverso le case occupate e la storia sociale della capitale ungherese.

Il gruppo si raduna al Fogasház, uno dei tanti pub nelle rovine nel quartiere ebreo di Budapest. In programma c’è una visita guidata un po’ inconsueta, un giro della città a cielo aperto, guidato da Attila Takáks, 52 anni, un paio di baffi enormi, una coda di cavallo e una laurea in informatica. Senzatetto.

Nessuno sa esattamente quanti senzatetto vivano a Budapest. Le statistiche ufficiali parlano di circa 1600 persone. La fondazione Menhely (Asilo) pensa che si tratti di un numero a cinque cifre. La fondazione non mantiene soltanto delle mense per i poveri e alloggi per la notte nella capitale ungherese, ma quattro o cinque volte all’anno organizza visite guidate della città in compagnia dei senzatetto.

Legale, ma solo a metà

La nostra truppa di dieci si mette intanto in marcia, raggiungendo l’altro lato della strada, attraverso il mercato coperto tra Akacfa utca e Klauzal ter. Poi la prima sosta. Attila indica un imponente edificio di mattoni disabitato: le attrazioni di solito hanno un aspetto diverso.

Qui si è svolto tutto in maniera "per metà legale e per metà illegale", racconta Attila. Senzatetto e non hanno trasformato la casa nel loro alloggio e, secondo la migliore tradizione degli occupanti, iniziarono a organizzare mostre e concerti, attirando un pubblico variegato. Qui venivano offerte persino ripetizioni di inglese, spagnolo o storia per i giovani svantaggiati del quartiere, che secondo Attila sarebbero altrimenti rimasti a ciondolare e a compiere atti di vandalismo nella vicina Klauzal ter. "Era semplicemente divino", afferma con entusiasmo il cinquantaduenne ancora oggi.

Però era appunto legale solo in parte. La casa si trovava infatti su una proprietà privata e prima o poi dovevano andarsene. Per richiamare l’attenzione su queste circostanze, dei senzatetto e simpatizzanti hanno occupato una casa vuota nel centro della città all’inizio di gennaio di quest’anno. L’operazione è finita con lo sgombero da parte della polizia.

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Intanto, il tour continua verso Blaha Lujza ter, uno dei punti nevralgici della città. È una specie di luogo di memoria per i senzatetto della città. Infatti quando la MÀV, la ferrovia dello Stato, nel 1989 chiuse i sottopassaggi, è stato organizzato qui un sit-in. Quell’occasione segnò anche l’inizio della fondazione Menhely, che fece portare qua nel sottopassaggio una lastra commemorativa al sit-in dei senzatetto.

In luoghi come questo i senzatetto non sono visti di buon occhio. Per mitigare la tensione, i dirigenti della città hanno pensato a delle soluzioni. Dopo 20 anni di Governo liberale, nel 2010, Istvàn Tarlos è entrato al palazzo comunale di Budapest, un uomo del Partito conservatore di destra Fidesz, che 2 anni fa è entrato in Parlamento con una maggioranza di due terzi e che da quel momento stravolge il paese a propria discrezione.

Budapest senza i senzatetto

Anche la capitale non è stata risparmiata dalle nuove condizioni di potere. I nomi delle piazze e delle strade sono stati cambiati a tempo di record, poiché ormai non tutti erano ben visti. I senzatetto sono iniziati a scomparire poco a poco, prima dalle stazioni della metro e poi dai luoghi pubblici.

Chi dorme o bighellona su una panchina rischia una multa di circa 500 euro. Una somma utopica, che senz’altro nemmeno un normale lavoratore ungherese riuscirebbe a mettere insieme. Le autorità però hanno raggiunto il loro scopo. Non erano riuscite a presentare soluzioni alternative, ma almeno i senzatetto se ne sono andati.

Una sfortunata serie di eventi

Di pochi di loro si direbbe che sono dei senzatetto. Non vivono necessariamente per strada. Attila lavora nel frattempo come volontario in una piccola stazione radiofonica, dove è, secondo le necessità, tecnico o redattore. La redazione è allo stesso tempo il suo posto dove dormire. All’affermazione che allora lui non sarebbe davvero un senzatetto, reagisce in modo un po’ brusco: "Uno studio di dieci metri quadrati non lo definirei proprio una casa".

Che prima stava anche peggio però lui lo sa fin troppo bene. Furono un paio di decisioni professionali sbagliate che nel 2007 portarono l’informatico alla rovina. Per metà anno visse per strada, durante un inverno molto rigido, che fece morire assiderati diversi senzatetto.

A cosa abbia pensato l’amministrazione cittadina ce lo fa vedere Attila alla prossima e ultima sosta della visita. Davanti a un supermercato sull’angolo della strada circolare della città, Wesselényi utca, ci fermiamo. Attila indica i condotti del riscaldamento. "Affinché nessuno si distenda qui, ci hanno avvitato sopra dei tubi in più". Gli asili notturni della capitale possono infatti dare rifugio ad alcuni, di certo però non a tutti. "Lì si mettono in fila e chi non riceve un posto è semplicemente sfortunato".

Foto:  ©Daniel Kaldori/kaldori.com

Le visite guidate della città con i senzatetto sono offerte più volte all’anno a intervalli irregolari. È necessaria una prenotazione su www.menhely.hu. In caso di necessità, viene messa a disposizione anche una traduzione in inglese o tedesco. La visita è gratuita, tuttavia è sempre gradita un’offerta.