società

Paolo Di Napoli: come ridare valore ai materiali

Articolo pubblicato il 02 novembre 2015
Articolo pubblicato il 02 novembre 2015

Scienza e collaborazione, educazione ambientale e manualità. Secondo Humake.it, è questa la ricetta per dare (e ridare) forma alla realtà, partendo dalla consapevolezza del mondo che ci circonda e da un'attenzione particolare all'ambiente che ci fornisce le sue risorse. Abbiamo parlato con il suo fondatore, Paolo Di Napoli, per scoprire questa "fucina" creativa e sostenibile.

Incontro Paolo di Napoli alle Officine Creative Cecchi Point di Torino. È qui che Paolo ha deciso di dar vita al suo progetto: Humake.it. In questa città ha trovato «un'enorme forza motrice verso attivatori di cambiamento dal basso». Dopo 10 anni nell’ambito della ricerca accademica in giro per l’Europa, Paolo ha deciso di dar spazio al suo interesse per la formazione e la manualità, di «perseguire uno stile di vita che porti il lavoro e la vita a essere vicini. Fare per lavorare ciò che si fa per vivere bene. Ricercare una percezione di armonia». Armonia è una parola che spesso ricorre nella nostra conversazione: del resto è un ingrediente più che mai necessario nella ricerca di una qualche sostenibilità.

You make it

Humake.it nasce nel 2014 e progetta laboratori di educazione ambientale sui materiali che compongono gli oggetti intorno a noi. Le attività si rivolgono tanto alle scuole, quanto alle aziende e ai creativi, e prevedono l'analisi del ciclo di vita dei prodotti e la costruzione di un impianto di riciclo su piccola scala.

Il team è composto da 5 persone, di diversa estrazione ma tutte under 35 e accomunate dall'«interesse per la formazione e l'artigianalità: crediamo nella manualità come forma di espressione e di aggregazione. Abbiamo a cuore il tema della sostenibilità, nell’attività di lavoro e nei progetti di vita, per trasferire un certo modo di vivere in questa attività di impresa,» dice Paolo.

Il video che racconta un laboratorio di Humake.it rivolto alle scuole (Twin Pixel Video/Vimeo)

Cosa c'è di speciale

Lo strumento che offre per realizzare tutto ciò si basa sull'idea di tecnologia appropriata: una tecnologia accessibile, in linea con le possibilità offerte dal contesto locale, «semplice, potenzialmente comprensibile dai partecipanti, poco impattante e facilmente replicabile». Lo sviluppo della ricerca nell'ambito di una "Casa del quartiere" ha portato un altro valore aggiunto: la collaborazione, che permette maggiore «apertura e scambio locale». La co-progettazione che Humake.it offre ai suoi utenti permette di decidere insieme il percorso da intraprendere, imparando insieme.

Humake.it vuole ridare valore ai materiali, cambiare così l’approccio all’uso delle risorse, rispondendo al bisogno fondamentale di «capire ciò che circonda». «Gli oggetti compiono una vita che ha le sue fasi, comprendere queste fasi vuol dire dare valore,» spiega Paolo.

«Ciò che mi ha spinto è stata una passione innata per un'armonia tra la scienza, la tecnologia e la società, come la natura e l’uomo possono, e devono, dialogare per vivere in armonia. Una grande utopia che ha le sue basi non tanto su come si sceglie di applicare la tecnologia, ma come si educa il cittadino a usarla».

Creare dal basso consapevolezza e saper fare

È da questo che si deve partire: dal basso. È qui che si che crea quell’economia circolare che potrebbe davvero permetterci di vivere in modo sostenibile. Dal basso si creano le energie in grado di risolvere i problemi della nostra società. I giovani possono avere questo ruolo: «far aprire gli occhi, far vedere che c'è un mondo che sta nascendo e imparare a confrontarcisi. C'è una maturazione dal basso che va assecondata e facilitata». Paolo è ottimista, ha fiducia nei livelli decisionali più alti, nelle conferenze globali sul clima come la COP21 di Parigi, perché entrambi i livelli sono utili. Però è necessario che ci sia dialogo, sia dall'alto che dal basso. Il dialogo tra le esperienze, la cooperazione tra i livelli di governo, permettono di far emergere critiche e decisioni davvero produttive.

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Questo articolo fa parte del progetto #21Faces: abbiamo raccolto 21 storie di 21 giovani per raccontare un'Europa "verde", originale e innovativa in vista della COP21, la grande conferenza mondiale sul cambiamento climatico, organizzata a Parigi dal 30 novembre all'11 dicembre 2015.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Torino.