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Palermo-Bruxelles: il viaggio in Erasmus dei "minori non accompagnati"

Articolo pubblicato il 14 agosto 2015
Articolo pubblicato il 14 agosto 2015

Hanno seguito corsi gratuiti di lingua italiana a Palermo, città che li ha accolti e in cui vivono da anni. E a luglio sono partiti per Bruxelles con l'Erasmus+. Sono alcuni dei "minori non accompagnati" immigrati in Italia. Alle loro spalle un viaggio solitario sui barconi del Mediterraneo e i genitori lasciati in Africa subsahariana. Un solo obiettivo per il futuro: diventare cittadini europei.

«Ci vuole coraggio per andar via,» dice. E Yusupha la forza per lasciare la propria casa e affrontare la furia del mare l’aveva già trovata tre anni fa. Rimasto solo con la madre già all'età di 9 anni, ne aveva 17 quando ha abbandonato con un barcone il suo paese, il Gambia, per costruirsi un altro futuro. Porta nelle vene la passione per la musica: la mamma è una cantante. Il padre, prima di lasciarlo orfano, costruiva strumenti musicali.

"L'UE offre importanti opportunità. E io le voglio sfruttare"

«Vivo in Italia da tre anni, ho preso la licenza media e a settembre inizierò l'istituto alberghiero. E dopo aver conosciuto la Comunità Europea e aver visitato Bruxelles, so che ho nuove opportunità. Se dopo il diploma non riuscirò a trovare lavoro qui, potrò spostarmi». Sono questi i sogni di Yusupha, appena rientrato a Palermo da Bruxelles. Ha trascorso tre settimane nella città del Parlamento europeo insieme ad altri tre "minori stranieri non accompagnati" accolti in Sicilia che, come lui, frequentano i corsi gratuiti della Scuola di lingua italiana per stranieri all'Università di Palermo. Per loro è arrivata la selezione per partecipare al progetto di scambio europeo Erasmus+.

«Voglio diventare cuoco qui, in Europa,» afferma con decisione, «e ho già imparato a preparare piatti tipici della Sicilia e dell'Italia: anelletti al forno, la parmigiana, pasta con il salmone e con il tonno». A volte, però, sente la nostalgia di casa e si mette ai fornelli per ricreare i sapori e gli odori della sua terra. «Grazie al progetto Erasmus+ ho scoperto come poter trovare lavoro,» continua Yusupha. «Io e i miei amici conosciamo molti portali dove cercare un'occupazione, ma a Bruxelles ci hanno spiegato che anche l'UE offre importanti opportunità tramite un apposito sito. E io le voglio sfruttare».

Non è mai andato a scuola nel suo Paese, Yusupha. Non sapeva né leggere né scrivere prima di posare i piedi sul suolo italiano. Poi, grazie ai corsi della Scuola di lingua italiana, ha iniziato a prendere carta e penna. Sui fogli bianchi, con le sue mani scure, ha imparato a scrivere il suo nome. Dopo mesi di esercizi e di studio ha avuto accesso anche all'esame CILS (per la Certificazione di italiano come lingua straniera) dell'Università per stranieri di Siena, della quale la Scuola di Palermo è una sede di esame riconosciuta. Il superamento della prova gli permetterà di inserirsi a pieno nel mondo del lavoro. E per trovare un'occupazione il giovane può anche contare sulla conoscenza dell'inglese, indispensabile pure per interagire con gli altri ragazzi del progetto Erasmus, provenienti da Pakistan, Ghana, BulgariaFranciaPortogallo,RomaniaUcraina, Messico e Stati Uniti.

"Il francese è una bellissima lingua e voglio studiare"

Anche Lamin, nato in Senegal 19 anni fa, ha visitato Bruxelles. Nel suo Paese ha lasciato la madre, che aveva da poco perso il lavoro in un negozio di abbigliamento, mentre suo padre faceva il sarto. A differenza di Yusupha, prima di attraversare il Mediterraneo è riuscito a studiare. Andava a scuola ma si rifiutava di imparare il francese. Per questo motivo si era trasferito in Gambia, paese dei nonni materni, dove in aula seguiva solo lezioni d'inglese. «Ma adesso, dopo l'esperienza a Bruxelles, ho scoperto che anche il francese è una bellissima lingua e voglio iniziare al più presto a studiarlo».

La Grazie alla lingua transalpina potrebbe ottenere il suo lasciapassare per andare via e realizzarsi. «Sono qui in Sicilia da tre anni e vivo in una comunità, ma non ho un lavoro e non posso continuare così. Fino ad oggi ho studiato per prendere la licenza media. Adesso basta, devo lavorare» spiega. «Per questo motivo, all'inizio, non volevo andare a Bruxelles, pensavo che trascorrere tre settimane in un'altra città e interrompere la ricerca di un lavoro fosse una perdita di tempo». Ma è andata diversamente: «Prima di partire non conoscevo l'UE, non sapevo cosa fosse né come funzionasse. E soprattutto non sapevo che ci sono tante altre realtà in cui cercare lavoro e che esiste un portale dedicato proprio a noi giovani che vogliamo vivere in Europa».

Adesso hanno tutti una gran voglia di fare, di partire e di lavorare. Ma anche di continuare a incontrare i ragazzi che hanno partecipato con loro allo scambio. «Li andremo a trovare nei loro Paesi, così possiamo visitare tante altre città europee», assicurano Yusupha e Lamin, che sono diventati ottimi amici. E sui loro smartphone iniziano a comparire le foto scattate a Bruxelles, ricordi di momenti spensierati oltre che di formazione. Istanti immortalati sia in aula che fuori, nella capitale belga, o ancora alla scoperta di Amsterdam. Tra quegli scatti, anche un selfie con Cécile Kyenge, deputata europea ed ex Ministra italiana dell'integrazione, anche lei nata in un altro Paese, il Congo.

«Bruxelles è una bella città. Se non troverò lavoro, andrò lì. Chissà, magari riuscirò anche ad iscrivermi all'università». Ha ancora tanti sogni da inseguire e da voler realizzare, Yusupha. «E nella vita bisogna avere il coraggio. Il coraggio di partire e di cercare quello che si vuole».