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Ospitalità gratis e senza frontiere? Basta un click

Articolo pubblicato il 21 giugno 2007
Articolo pubblicato il 21 giugno 2007
Il sito di Hospitality Club propone ai suoi iscritti di incontrarsi e ospitarsi gratuitamente in tutto il mondo.

Conoscersi, ospitarsi gratuitamente e aiutarsi durante il viaggio. Ecco i principali imperativi degli iscritti a Hospitality Club, una delle più grandi reti online di scambi di ospitalità, ad accesso libero e gratuito.

Ideato nel 2000 da un giovane studente tedesco, questo sito ha tutte le caratteristiche della nuova piattaforma partecipativa Web 2.0. e sta riscuotendo sempre più successo grazie alla popolarità di Internet, dei voli low cost, degli scambi universitari come l’Erasmus e della libera circolazione nell'”area Schengen”. Oggi il club conta circa 280mila iscritti, con un'età compresa tra i 17 e i 77 anni. La filosofia del couch surfing (letteralmente “saltare da un divano all'altro”) sta spopolando tra i giovani di tutta Europa a tal punto che coloro che desiderano iscriversi al club devono ormai aspettare qualche giorno per essere ammessi a tutti gli effetti.

Il mondo a casa propria

L'obiettivo di Hospitality Club è quello di avvicinare i cittadini europei attraverso il viaggio, permettere loro di confrontarsi culturalmente e creare nuove amicizie. «A me viene alla mente la frase di un mio ospite messicano» racconta il polacco Piotr, di 24 anni. «Usò il termine “europei” per riferirsi a me, alla sua ragazza francese e agli irlandesi. La cosa mi colpì, perché prima di allora non avevo mai ragionato in questi termini sull'Europa.» Fabien, studente parigino di 22 anni, non smette di lodare questo “club dell'ospitalità”. «Mi ha permesso di avere il mondo a casa mia senza bisogno di muovermi – spiega – e in più mi ha dato la possibilità di viaggiare facilmente con un budget molto ridotto.»

La procedura è semplice: per diventare membro del club basta compilare il proprio profilo, indicando gli interessi, gli hobby, gli ultimi viaggi, il luogo di residenza e se si è disponibili a ospitare a casa propria i turisti di passaggio. Quest’ultima condizione non è tuttavia obbligatoria.

Fiducia, disponibilità e generosità

Tutte le informazioni vengono poi controllate da un gruppo di volontari: il candidato, infatti, per poter entrare nel club, deve avere degli interessi e dei valori in linea con la filosofia del club. Una volta che l'iscrizione è stata confermata, gli iscritti possono contattarsi a vicenda grazie a un sistema di messaggi e informarsi sulle possibilità di alloggio nelle città che vorrebbero visitare.

Ogni volta che un membro incontra un altro iscritto, deve dare un giudizio – positivo o negativo – sul proprio ospite. Il suo commento, infatti, sarà d'aiuto agli altri iscritti per le loro scelte future.

Il sito Hospitality Club è gestito da volontari e si basa sul principio della gratuità, ma soprattutto della fiducia. «Ogni incontro è un piccolo salto nel buio» spiega Christian, un ragazzo franco-svedese. «È inevitabile che qualcuno si iscriva solo per fare incontri “occasionali”.»

Belle e brutte sorprese

Anche se gli inconvenienti, a detta degli iscritti, sono abbastanza rari, possono comunque capitare. «In Lituania sono stata ospitata da un trentenne decisamente hippie che viveva in una specie di catapecchia» ricorda Elena. «Io ho apprezzato molto il personaggio, ma mi rendo conto che non tutti potrebbero trovarsi bene in una simile situazione.» Da parte sua Diana spiega che è importante scegliere con cura i propri ospiti, anche se «è difficile capire la compatibilità dei caratteri in pochi click».

Ma Hospitality Club non è l'unico a promuovere questo nuovo modo di viaggiare. Grande successo sta riscontrando anche il sito americano www.couchsurfing.com. «È vero che esiste una sorta di rivalità tra i due club» riconosce Christian. «Ma Hospitality Club ha molti più iscritti in Europa e convince di più i giramondo.» Lontani dal cliché degli hippie, degli autostoppisti e delle vacanze con lo zaino in spalla, i membri di questa comunità apprezzano il modo diverso di vivere l'Europa, lontani dai percorsi turistici e dall'atmosfera impersonale degli alberghi, liberi di abbandonarsi all'imprevedibilità degli incontri umani.

La pagella del turista: 10 e lode ai giapponesi

I quindicimila albergatori e ristoratori intervistati per conto di Expedia in dodici Paesi europei non hanno dubbi: i migliori sono i giapponesi. E sì, i clienti che arrivano dal Paese del Sol Levante sono proprio i turisti ideali, seguiti da americani e svizzeri. Ma perché? Come bisogna comportarsi per far parte questo trio di punta? Sforzarsi, per esempio, di parlare la lingua degli autoctoni e assaggiare i piatti locali. Senza dimenticarsi di distribuire generosamente i propri euro, come fanno americani, russi e inglesi. E come non fanno i tedeschi, considerati i più tirchi in assoluto, seguiti da cinesi e francesi. Poveri francesi, che a giudizio degli intervistati sarebbero anche i "peggior turisti del pianeta". Le cause? La loro maleducazione, l’arroganza e il fatto che si lamentano sempre di tutto. Un altro aspetto tenuto in considerazione dai professionisti è l’abbigliamento. I turisti più eleganti sono gli italiani, seguiti da francesi e spagnoli. Quelli statunitensi e inglesi, invece, risultano i più malvestiti. Forse a causa del famoso accostamento sandalo Birkenstock-calzini, tanto comodo quanto inguardabile? Il sondaggio non si pronuncia.

Traduzione di Eleonora Palermo