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Opere ecosostenibili: Strasburgo si rimbocca le maniche

Articolo pubblicato il 05 luglio 2011
Articolo pubblicato il 05 luglio 2011
Riduco, riuso, riciclo. Strasburgo rispetta alla lettera la legge delle 3R dell'ecologia. Lo dimostrano i suoi abitanti, i tanti fiori sui balconi che vegliano giorno e notte sulle vie della città e, adesso, anche le proposte architettoniche e urbanistiche. La sostenibilità dei suoi edifici e la coscienza collettiva nel rispetto della natura, sono i principali segni di identità di questa città.

Esiste un’architettura sostenibile? La risposta è sì, e Strasburgo rappresenta, probabilmente, uno dei suoi massimi esponenti. Interessata all’origine e alla natura dei materiali, questa architettura cerca di ridurre al massimo l’impatto sull’ambiente. Per alcuni è qualcosa di completamente nuovo; per altri, una vecchia conoscenza che ora ha solo cambiato identità. Questa è la posizione di Christian Plisson, presidente della Casa Europea dell’Architettura: “Il discorso sulla sostenibilità è di moda, e ciò non vuol dire che non ci siano architetti coscienziosi”. Secondo questo professionista, “gli architetti che fanno bene il loro lavoro cercano sempre di costruire in modo sostenibile e duraturo”, anche se, riconosce,  da qualche anno questo aspetto ha ricevuto una crescente attenzione.

Architettura e economia vanno a braccetto

Non è una mera questione architettonica, ma riguarda anche l’economia. Plisson afferma che i compratori ora sono più attenti a questo tipo di questioni, il che presuppone che ci siano architetti più coinvolti e "più cauti nello scegliere il materiale”, anche se, come sempre, “c'è sempre chi non rispetta il regolamento”, il quale risulta essere sempre più esigente, soprattutto in materia energetica.

La scuola ha istituito una nuova specializzazione in "eco-construzione"

Anche le università sono consapevoli che l’urbanistica si deve adattare alle nuove esigenze. La Scuola Superiore di Architettura di Strasburgo ha introdotto nei suoi piani di studio una nuova materia chiamata “Costruire Ecologicamente”, che offre nuove prospettive per la specializzazione degli studenti in eco-costruzione. Laura è studentessa di architettura al terzo anno e assicura che molti corsi da lei frequentati si concentrano con particolare enfasi sulla costruzione sostenibile. E' sicura che queste nuove tendenze architettoniche siano praticabili nel mercato e fa l’esempio della Danimarca, un paese avanzato in questo tipo di tematiche. “Abbiamo molto da imparare in quanto a riutilizzo e reinserimento dei materiali”, afferma.

La sostenibilità si fa arte

In quanto a riciclo e riutilizzo, ne sanno abbastanza gli artisti della “Semencerie”. Questo collettivo è riuscito a trasformare un edificio abbandonato in un luogo nel quale l’arte sgorga da tutte le pareti. Come spiega uno dei suoi fondatori, Nicolas Roulleau, l’obiettivo era trovare “un locale che facesse da base per sperimentare e cominciare a lavorare”.

Ci accoglie nel suo piccolo laboratorio, nel quale entriamo attraverso delle scale non adatte ai timorosi: “Mi ricordo molto bene il giorno che siamo entrati qui. Non fu facile. Era aprile, non c’era elettricità, né acqua. C’erano molte cose da sistemare”, ci racconta nostalgico. La sua immaginazione nel recupero e nel trattamento di materiali usati, ha dato vita ai diversi laboratori nei quali adesso il vecchio stabilimento industriale. Le donazioni private, sempre più numerose, sono alla base del lavoro dei circa 30 artisti coinvolti attualmente. Il risultato viene esposto in diverse mostre temporanee alle quali “partecipa gente eterogenea: dal vicino di casa, alle famiglie, fino addirittura al politico che per casualità passa da quelle parti”, spiega Nicolas. La sua più grande speranza è che il proprietario dell’edificio, che da 20 anni cerca di venderlo, non trovi mai un acquirente.

Eco-Quartiers: un progetto di vita

E da un edificio riabilitato passiamo ad un altro costruito a immagine e somiglianza dei suoi abitanti. Le Maisons à Colombages (dal nome delle travi in legno sulla facciata, ndr) del centro storico di Strasburgo, convivono da poco tempo con nuove proposte di architettura sostenibile, come gli eco-quartiers. Certo tutti gli interessati devono sapere che, in questo tipo di edifici, c’è “un’architettura ambiziosa e una vita partecipativa”. In altre parole, bisogna essere disposti a rimboccarsi le maniche e mettere le mani nel cemento.

François Desrues, vicepresidente di “Eco-quartier Strasburgo”, è una delle persone che ha concepito il progetto, uno dei cittadini che ha ritenuto necessario “cambiare stile di vita”. Con riunioni periodiche, questo gruppo ispirato da modelli architettonici tedeschi, è riuscito a realizzare a Strasburgo il primo immobile costruito al ritmo di sostenibilità e partecipazione. Come spiega Desrues, un eco-quartier è “una parte di città che integra la nozione di sviluppo sostenibile e che viene costruita con l’aiuto dei futuri abitanti”. In totale sono dieci le famiglie che convivono nel palazzo. Gli appartamenti, con una luminosità che rimanda mentalmente ad un paese nordico, hanno molto di sostenibile: consumano poca energia, dispongono di pannelli solari e il materiale più utilizzato è il legno. “Usiamo tutte le innovazioni esistenti nel campo dell’architettura”, afferma Desrues.

No hay separación entre las terrazas para fomentar la convivencia entre los vecinos

Non bisogna, tuttavia, dimenticare che in un eco-quartier, è necessaria la partecipazione dei suoi abitanti. Diverse sale comuni situate nella parte bassa del palazzo, servono come luogo di ritrovo per i vicini che si vedono almeno una volta al mese, perché “l’architettura è al servizio della vita collettiva”. Vivere in un eco-quartier “è quasi uno stile di vita”. E tutto questo è possibile senza dover pagare grandi quantità di denaro. Desrues fa un appello ai giovani affinché si interessino a questo tipo di progetti. Attualmente, due appartamenti del palazzo sono in affitto. Per coloro che preferiscono acquistare, il metro quadrato si aggira intorno ai 2.800 euro, rispetto ai 3.000 che, secondo Desrues, si pagano generalmente in qualsiasi altro edificio di Strasburgo.

In Francia ci sono circa 200 progetti simili agli eco-quartier di Strasburgo, una città che è diventata un esempio dei nuovi modelli di urbanistica. Sarà la prima eco-città del futuro?

Questo articolo fa parte del progetto Green Europe on the Ground 2010-2011, una serie di reportage realizzati per cafebabel.com circa il tema dello sviluppo sostenibile. Per saperne di più clicca su Green Europe on the Ground.

Fotos: home-page (cc) clarapeix/flickr; testo:  Ecole d´architecture Strasbourg/facebook e © Cristina Cartes