società

Obama, Trierweiler, Cameron: le spalle scoperte della politica

Articolo pubblicato il 17 settembre 2012
Articolo pubblicato il 17 settembre 2012
Il ruolo di first lady – un’americanata riconosciuta – ha pochi paragoni in Europa. Questo succede sia per l'evidente disparità tra i sistemi (preferiamo la consorte del presidente o la compagna del primo ministro?), sia per le differenze culturali: lì sembrano prestarsi alle telecamere e alla pantomima; qui, difendono la propria autonomia.
Le une mostrano subordinazione, le altre si danno al pubblico dall’alto della loro indipendenza.

Sono qui questa sera come sposa, madre e nonna, come statunitense, per proclamare questo solenne impegno: quest’uomonon vi deluderà”. È con queste parole, avvolta in un vestito vermiglione e al ritmo di una versione di My girl dei The Temptations, che la candidata a first lady statunitense, Ann Romney, ha lasciato la mano di suo marito, Mitt Romney, durante la convention repubblicana che ha avuto luogo alcune settimane fa in Florida. Alcuni giorni dopo, Signed, sealed, delivered, I’m yours di Stevie Wonders, ha dato il benvenuto a Michelle Obama nell’assemblea democratica. In quell’occasione, con le spalle scoperte, ha giurato che per suo marito “le donne sono più che capaci di decidere da sole, circa il proprio corpo e la propria salute”, ed è uscita dalla scena da sola, come era entrata. Sebbene anche lei abbia elogiato il marito, a differenza della rigida Ann, Michelle ha parlato come donna e non come sposa.

Esistono queste polarità tra le dame d’Europa? Lontano dagli accessori di Cherie Blair, gli harem evitati da Veronica Lario e le imitazioni di Jacqueline Kennedy da parte di Carla Bruni, sta nascendo una nuova generazione di consorti europee. Questo è il caso di Elvira Fernández Balboa: bassa di statura, è stata definita come una madre cattolica, che nei suoi momenti liberi ascolta musica su Spotify e che, fuori dall’agenda politica di suo marito, Mariano Rajoy, cerca di proteggere la sua famiglia. La stessa strada è percorsa da Elsa Antonioli. Stanca di tante veline, l’Italia sembra essere più che soddisfatta dalla sposa di Mario Monti: descritta come una donna “all’antica, sobria, affidabile e riservata”, l'Antonioli è sovrintendente della Croce Rossa di Milano. Niente a che vedere con quell’epoca in cui la direzione del governo italiano era meglio conosciuta sotto il nome di "bunga bunga".

Tuttavia, questa compostezza non si estende a tutte le altre first lady europee. È il caso di Samantha Cameron, moglie del primo ministro britannico e figlia dell’aristocratico sir Reginald Sheffield. Forse il delfino che ha tatuato sulla caviglia non fa di lei una ribelle, ma senza dubbio la risposta “I fucking hope not”, quando le dissero che il suo prossimo trasloco sarebbe stato il numero 10 di Downing Street, dimostra un certo carattere – o credibilità di strada, per dirla come nel Regno Unito. Sfacciata allo stesso modo si rivela la compagna di François Hollande, Valérie Trierweiler. Al memorabile tweet che lanciò contro la ex del suo attuale compagno, bisogna aggiungere la risposta che diede, sempre su Twitter, all’ex presidente francese: “Sarkozy non sa che cosa sia il giornalismo indipendente”. Meno sovversiva, ma con la stessa energia, si mostra la moglie del primo ministro polacco, Małgorzata Tusk. In un parlamento in cui le deputate sono il 20% e un senato che accoglie appena l’8% di donne, la Tusk lotta per la parità affinché le cittadine polacche si sentano incoraggiate a partecipare alla politica del paese.

Visita ufficiale negli Stati Uniti.

Anche se ogni caso ha la sua particolarità, sembra essersi stabilita una specie di dicotomia tra le first lady – e non solo europee. Superata l’immagine edulcorata e associata alle opere di carità, tra le donne dei capi di governo attuali c’è chi rimane nel privato della sua vita precedente, isolata dalla sfera pubblica per sua volontà, e chi manifesta apertamente il suo sostegno alla figura politica del marito. E tutte svolgono questo ruolo senza rinunciare alla propria individualità, alla propria indipendenza, al proprio libero pensiero, alle proprie imperfezioni di fronte a tanta mercificazione e tanta rigidità. Insomma, come Michelle, senza rinunciare al diritto di mostrare le spalle.

Foto di copertina:(cc) Tiffany.Ann.M/Flickr;testo , (cc) Medill DC/Flickr. Vídeo: 5sportscenter/YouTube.