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Nørrebro: il quartiere più multiculturale della Danimarca

Articolo pubblicato il 13 marzo 2015
Articolo pubblicato il 13 marzo 2015

Questo quartiere è stato al centro degli attacchi che hanno sconvolto la Danimarca. Questo posto, che per tanto tempo è stato simbolo della multiculturalità, ha mostrato il suo lato oscuro. A distanza di settimane, i suoi abitanti riflettono sulla paura che quello che è successo possa portare ad una politica contro l'integrazione e sperano che la comunità possa superare questo evento.

Nørrebro ultimamente si è trasformata nella protagonista dei giornali di mezzo mondo. Il quartiere più multiculturale della capitale danese è stato, fino al momento della sua morte, la casa del giovane che ha terrorizzato Copenaghen durante le 13 ore più lunghe che questa città ricordi da molto tempo.

È iniziato tutto quando Omar Abdel el-Hussein ha fatto irruzione, armato, a un dibattito sulla libertà di espressione e ha sparato al cineasta Finn Nøgaard, di 55 anni, prima di fuggire e poi commettere un secondo attentato contro una sinagoga del centro della città, in cui ha perso la vita Dan Uzan, un membro trentasettenne della comunità ebraica. El-Hussein ha poi deciso di rientrare a casa, in quel quartiere ormai diventato celebre in tutto il mondo, dove la polizia lo stava aspettando e dove è morto dopo una sparatoria.

Però Nørrebro è molto più del quartiere in cui viveva il terrorista di Copenaghen. È una zona affascinante, con i suoi edifici, la sua storia, i suoi abitanti. Da quando ha iniziato a far parte della capitale, dopo la sua espansione, a metà del XIX secolo, Nørrebro è stato un quartiere della classe operaia, in cui recentemente sono arrivati anche gli immigrati alla ricerca di migliori opportunità. Questa peculiarità del quartiere non è più cambiata ed è per questo che ora è uno dei luoghi della città in cui l'immigrazione è più visibile.

Ma non è solo la provenienza dei suoi residenti ad arricchire la cultura di Nørrebro. La scelta gastronomica è infinita, con prezzi che vanno dall'economico kebab a menù di ristoranti con stelle Michelin. La musica è protagonista delle nottate del quartiere e i bar vi abbondano. E poi c'è un gran cimitero riconvertito in parco in cui si trovano i resti dei grandi della cultura danese, tra cui il famoso scrittore di fiabe Hans Christian Andersen e il filosofo Søren Kierkegaard.

«Nørrebro  è una zona molto colorata, con molti piccoli bar, negozi di immigrati, caffetterie, edifici antichi, piccoli parchi, negozi moderni, ristoranti di kebab e molti giovani». Così viene descritto il quartiere da un giovane danese di origine giapponese che ci vive, Julien Nielsen. «L'atmosfera a  Nørrebro è molto rilassata ed è una delle più multiculturali».

Per questo motivo Nørrebro è stata considerata un simbolo della politica di integrazione danese. Però non tutti sono d'accordo con questa affermazione e dopo gli attacchi terroristici questo assunto è più controverso che mai.

«Molta gente vede Nørrebro come un esempio di integrazione nella società danese. Personalmente credo che il termine migliore per descriverlo sia schizofrenico» spiega Niv Dayan, nato in Israele e residente a Nørrebro da alcuni anni. «Qui vive molta gente di prima, seconda o terza generazione di immigrati di paesi arabi e anche molti giovani danesi moderni che abitano qui perché è economico e vicino all'università. E chiaro, tutta questa gente magari va negli stessi negozi e negli stessi posti. Però, per quel che vedo io, in realtà c'è molta poca integrazione sociale e poca connessione tra questi gruppi».

Snorre, studente danese, forte della sua esperienza di abitante del quartiere, è della stessa opinione. «Nørrebro è diversa perché ha una tensione nascosta tra le comunità di immigrati e i giovani moderni che studiano». Anche Snorre esprime uno dei timori più sentiti tra gli abitanti del quartiere dopo gli attacchi terroristici: ovvero che questi attentati servano da pretesto per abbandonare la politica di integrazione e passare a politiche più aggressive. «Il mio sentimento principale durante gli attentati è stato la paura. Paura di ciò che la paura degli altri potrebbe provocare», spiega il giovane.

«Non avevo paura di essere ferito, ma paura di ciò che gli attacchi avrebbero potuto provocare in Danimarca. Come diversi gruppi avrebbero potuto cercare di sfruttare questi avvenimenti per promuovere la propria agenda politica», aggiunge Snorre.«Credo che ci sia gente che ha aspettato per molto tempo che qualcosa del genere succedesse in Danimarca, estremisti di entrambe le parti. Nazionalisti danesi ed estremisti religiosi».

Secondo Niv, è evidente che c'è un problema serio in Danimarca. «L'attentato è sintomo di un problema molto più radicato. Dimostra che la macchina per fabbricare jihadisti in Danimarca esiste già». E aggiunge: «La cosa più importante per tutti, adesso, è di non negarlo».

Nonostante gli ultimi avvenimenti, i residenti continuano ad essere positivi e difendono questa cultura di integrazione che stanno cercando di diffondere nel quartiere. «Credo che ci voglia molto più di questo, ovvero degli attacchi, per cambiare la vita e la mentalità di Nørrebro o di tutta Copenaghen», riflette Niv.«Non posso leggere nel futuro, ma confido che la gente sia abbastanza intelligente e solidale per vedere oltre questo attentato e resistere alla tentazione di giudicare e demonizzare i propri vicini», conclude Snorre.