società

Noi non ce ne andiamo: vita alternativa nel campo AKW Lobau di Vienna

Articolo pubblicato il 15 agosto 2011
Articolo pubblicato il 15 agosto 2011
Vienna non è una città così chiusa come viene spesso descritta. A dimostrarlo è la storia del Wagenplatz (campo caravan) AKW Lobau, esempio concreto di come la vita alternativa abbia trovato il suo posto anche nella capitale austriaca.

Ci sono caffè e latte di soia. Con un sorriso, Hans passa il vecchio tubo per l’acqua ai suoi coinquilini seduti in cerchio. Ne ha appena costruito uno nuovo “apposta per alimenti”: l’acqua sarà molto più sana. Hans ha anche comprato gesso da modellare e della tempera marrone. Al Wagenplatz viennese AKW Lobau sta per cominciare "una gara di uova”. Bisogna modellare uova di gesso e colorarle. Anche le galline che scorrazzano libere per il campo caravan depongono le uova qua e là, ma non si sa mai precisamente dove. I polli sono stati un idea di Harald (23 anni), uno studente di geografia che si è da poco trasferito qui. "Harald, il pastore di galline” , lo chiamano scherzosamente gli altri.

La storia del Wagenplatz di Vienna è iniziata 5 anni fa, quando Martin (35), laureando in psicologia e fondatore del campo, si è stabilito con un paio di amici e i caravan nell’area industriale. Naturalmente i problemi non si sono fatti attendere, infatti a Vienna l’abitazione permanente sui terreni pubblici è illegale. Sono stati costretti a sgomberare e a continui spostamenti. Fino a quando il comune di Vienna non gli ha regolarmente dato in affitto il terreno a Lobau. Oggi nell’area di villeggiatura a Donau-Auen a est della capitale austriaca sono parcheggiati circa 20 caravan, diversi fra loro come i loro proprietari. L’affitto è calcolato in modo simile al prezzo dei panini nel famoso locale Centimeter di Vienna: in base alla “lunghezza” del caravan. Tranne questo e turni programmati per la pulizia dei gabinetti, al Wagenplatz non ci sono regole. Ognuno è il benvenuto. Anni fa arrivò addirittura un irlandese in bicicletta. Ed è rimasto.

©Anne Lore Mesnage

Vivere insieme al “minimo comune denominatore”

La AKW Lobau è un gruppo eterogeneo di giovani che non ne vogliono sapere della vita limitante e spesso carissima nella metropoli. Harald è felice di “aprire la porta e trovarsi nei prati”. Per questo, ci racconta, è disposto volentieri a pedalare mezz’ora ogni mattina fino all’università. “Vivere nella natura disturbandola il meno possibile”, è così che Patrick, il meccanico, motiva la sua scelta di vita. I suoi coinquilini hanno messo su un orto. Cercano di vivere al risparmio, senza però abbracciare le teorie ecologiste più estreme. Hans ad esempio ha istallato dei pannelli solari sul tetto del suo caravan, cosa che gli permette, almeno d’estate, di avere l’energia elettrica .

Nel frattempo arriva Moritz che appoggia rumorosamente un secchio pieno di pomodori sul tavolo di legno all’aperto. Li ha pescati nell’immondizia del supermercato vicino. Questo tipo di spesa alternativa si chiama “containering”. I pomodori ancora utilizzabili verranno mangiati, quelli scartati invece serviranno per una doccia al bloody mary per il compleanno di James, l’ olandese. Vivere insieme “al minimo comune denominatore”, è questo che Patrick racconta di aver imparato a Lobau. “E come gestire i conflitti”, aggiunge Harald.

Bulldozer a colazione

Osservando la stradina che serpeggia fra i caravan con gli occhi dell’uomo di città, l’idillio del Wagenplatz è perfetto. Nel silenzio di un tranquillo venerdì si sentono solo i ritmi di Moritz alla batteria. I cani si crogiolano all’ultimo sole della giornata. Ma l’apparenza inganna. Infatti nelle immediate vicinanze del Wagenplatz si trova un enorme cantiere. Il comune vuole costruirci un canale entro 3 anni. Anche il contratto con la comunità del Wagenplatz è stipulato per 3 anni. È logico che ci si senta un po’ ingannati. Per colazione: la dose quotidiana di martelli pneumatici – questo non se aspettava nessuno. E la comunità del Wagenplatz paga 10.000 euro di affitto l’anno. A questo si aggiungono le proteste dei proprietari dei terreni confinanti, fomentati dai politici locali del partito di destra populista FPÖ . Sul giornale di quartiere si legge di anarchici che fanno confusione e sporcano l’ambiente. C’è da dire che le toilette del Wagenplatz sono lucide come specchi e molto più pulite di alcune altre negli appartamenti di studenti del centro. C’è anche il bidet.

Le informazioni sul sito della FPÖ "Wagenplatzstopp.at” non sono più disponibili. “ Chi protesta abita perlopiù in zone senza vicini confinanti”, commenta il presidente del gruppo parlamentare Wiener Grünen (Verdi a Vienna), David Ellensohn. “Ai loro occhi sono estremisti di sinistra che forse stanno pianificando qualche attacco. La FPÖ è fatta da veri uomini, che hanno paura se qualcuno indossa un velo o abita in un Wagenplatz. Hanno paura di tutto ciò che è diverso”. Certo la cultura alternativa nel frattempo ha assunto grande importanza in una città nota per essere chiusa. E questo anche, e soprattutto, da quando i Verdi sono entrati nella giunta comunale. Secondo Jutta Kleedorfer, che si occupa dell’utilizzo creativo degli spazi urbani a Vienna, “gli abitanti del Wagenplatz sono il simbolo della libertà, di persone che prendono parte alla fisionomia della città e che si impegnano enormemente per la comunità”. In passato venivano organizzate anche delle vere e proprie escursioni a Lobau.

©Anne Lore Mesnage

Il Wagenplatz come simbolo della subcultura viennese?

“A Vienna manca la volontà politica” racconta dispiaciuto Martin. “Qui da noi, i Wagenplatz non hanno una tradizione come a Berlino o in Spagna”. I Verdi stanno progettando una legge per il 2012 che dovrebbe permettere un utilizzo abitativo temporaneo. “Stiamo lavorando a delle soluzioni d’emergenza”, spiega Ellensohn, “dobbiamo creare maggiori garanzie per il futuro”.

Stasera però al Wagenplatz nessuno pensa alle nuove leggi della lontana Vienna. Dove al mattino c’era il tavolo, adesso sta suonando un gruppo hip hop. Nell’altrettanto improvvisato campo da calcio sul retro un dj mette musica elettronica. Gli abitanti hanno organizzato una festa. Alla roulotte–bar vendono birra e cocktail. Sui sedili posteriori di una vecchia auto si fuma, da un vecchio bidone vicino alla pista da ballo scoppietta il fuoco. Ma bisogna fare un bel po’ di strada per arrivare a quest’angolo di cultura alternativa viennese. “Ci siamo comprati la pace”, dice Patrick. Quanto durerà la pace prima del prossimo trasloco è difficile da dire. Gli abitanti di un altro Wagenplatz, quello di Treibhaus, che al momento vivono su un terreno vicino al Prater, hanno un contratto regolare ancora fino al 31 agosto. Dopo ricomincerà la minaccia dello sgombero. Così il nomadismo moderno ricomincerà, fino a quando anche a Vienna verranno trovate delle soluzioni definitive.

Questo articolo fa parte del progetto Green Europe on the ground 2010-2011, una serie di reportage realizzati da cafebabel.com sullo sviluppo sostenibile. Per saperne di più su clicca su Green Europe on the ground.

Foto : Home-page ©Katharina Kloss; Testo ©Anne Lore Mesnage; Video: (cc)haudraufundhauab/YouTube