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Nel paese sloveno l’orso bruno è re

Articolo pubblicato il 22 luglio 2011
Articolo pubblicato il 22 luglio 2011
Due milioni di cittadini e circa 700 orsi bruni convivono in quella che è la terza paese con più foreste dell’Unione Europea, dopo la Finlandia e la Svezia.
Gli Ursos Arctos sono tra i più famosi abitanti della Slovenia e sono tutelati dalla politica statale ed europea, il che significa che gli orsi sloveni sono esportati per ripopolare montagne come quelle dei Pirenei francesi e delle Alpi italiane. Uno di loro ha persino popolato i comunicati di WikiLeaks. Cafebabel.com è andato a scoprirli.

Sono saprofagi e onnivori, eppure gli orsi della Slovenia meridionale sono visti come creature circospette e intimorite dagli umani. In aprile, quando un cucciolo di cinque mesi andò a finire in una casa di Podvrh, Slovenia nordoccidentale, la famiglia Logar ignorò l'ordine scritto di riportare l’esemplare della specie protetta, soprannominatoSrečko (fortuna, felicità), nel suo ambiente naturale. «Nelle prime settimane, succhiava il latte dalle mucche locali, giocava felice e dormiva spensierato con gli altri animali nella fattoria. Si è persino arrampicato su un albero per raccogliere le ciliegie», ha scritto Matevž Logar in una petizione per il ritorno a casa di Srečko.

Carne da macello per tabloid

Tra i 500 e i 700 orsi vivono in questo paese del sudest europeo i cui due terzi sono foreste. Gli sloveni amano la natura e sono ben lontani dall’isteria diffusa dai media finlandesi sul diffidare degli orsi che si aggirano per le zone selvatiche. «In Slovenia, gli orsi sono un dato di fatto», sottolinea Luka Omladovic, professore di ecologia. «Essendo predatori, sono al massimo livello della catena alimentare. Un bosco senza orsi è come un bosco senza pini». La capitale slovena non corre certo il rischio di diventare un biotopo. Nel 2009, un orso che vagava per Lubiana è stato prontamente preso in consegna. In pratica, i cittadini non hanno dato peso al racconto sull’orso Srečko e il suo genitore adottivo, novello “Grizzly Man”; «non guardano la televisione». «Non è un Chihuahua, può anche morire», dice Luka con disapprovazione. La storia dei Logar sull’“addomesticamento” di un orso ha creato un bel cancan tra i media. I cuccioli nascono all’inizio dell’anno e in aprile, quando escono dal letargo, pesano sui cinque chili; in un anno devono arrivare a quaranta chili per sopravvivere e Srečko cresceva velocemente. «A volte questo paese è così primitivo», dice Nina, 27 anni, originaria della regione degli orsi di Kocevje, 65 km a sud di Lubiana. «La polizia ha arrestato l’uomo per una vecchia multa e ha rinchiuso l’orso in un rifugio a Muta. Stupidi».

Il beniamino dei media del 2011 è stato estradato in Romania. «Mi spiace molto per la natura quando la gente prende gli orsi», dice Miran Bartol che, come “capo sezione” del servizio forestale sloveno, è il tramite tra i cacciatori e le autorità ambientali per gli animali di grossa taglia. È scettico sul modo in cui il piccolo orso sia arrivato a Podvrh nonostante la maggioranza si trovi nella sua zona, che comprende Ribnica, Kocevje, Postumia, Lož e Črnomelj. «Dare da mangiare a un orso è l’inizio della fine perché diventa dipendente». Secondo Miran, la petizione dei Logar rivolta al Primo ministro Borut Pahor e al ministro dell’Ambiente Roku Žarnić per riportare a casa il loro “orsacchiotto” è stata «cattiva pubblicità per gli orsi: sono giocattoli finché al primo anno d'età, poi cambia tutto».

Passato jugoslavo

Quando Miran incontrò il primo cucciolo di orso, questo si trovava nella posizione potenzialmente più pericolosa, sedeva con la madre, alla stessa distanza in cui ci troviamo noi, seduti a un tavolo nel Tabu bar a Zapotok. «Avevo paura ma non era aggressivo. Cominciai a indietreggiare di corsa ma caddi all’indietro», ricorda, tenendo le chiavi in mano e gesticolando nel sole oltre gli occhiali scuri. Il lavoro di Miran consiste principalmente nel «tenere sotto controllo il conflitto tra umani e orsi». Se un orso tocca una persona o è segnalato come un disturbo, incontrerà la sua sorte sotto la direzione di Miran e come previsto dalla legge; anche se Luka Omladavic fa ironicamente notare che il numero dei morti per zampa di un orso in un anno è pari a quello dei morti per avvelenamento da funghi.

Eppure, la Slovenia vanta un Istituto nazionale per gli orsi e utilizza collari con sensori per il loro censimento triennale e per le licenze di caccia. Gli orsi erano più protetti quando la Slovenia faceva ancora parte della Jugoslavia, prima del 1991. Al momento del suo ingresso nell’Unione Europea nel 2004, i criteri per l’allargamento dell’UE enfatizzarono l’obbligo degli stati membri di garantire uno “status di conservazione favorevole dell’habitat naturale e delle specie selvatiche”. Le direttive europee hanno visto una crescita della popolazione degli orsi pari al 100%. Miran prova rispetto per gli animali. Adesso, l’ex studente attivista insegna caccia. Dei 20.000 cacciatori registrati nella sua regione, stima che 80 siano professionisti e circa il 10% donne. «La Slovenia ha in parte centralizzato il regolamento di caccia», spiega Luka a Lubiana. «Le società di caccia locali hanno bisogno di più orsi uccisi per ottenere i soldi». La sua proposta è la totale centralizzazione del sistema per quei funzionari statali che uccidono solo per raggiungere la quota.

Turismo dell’orso VS barbecue d’orso

Può un “turismo basato sul safari tra gli orsi” incoraggiare l’economia slovena? In un paese di salari bassi (la media è 1.000€ netti), è il turismo interno a prevalere. Dal cuore della Mecca degli orsi, Kocevje, Miran non vuole neppure pensaric. «Siamo orgogliosi dei nostri orsi, ma non vogliamo un turismo di massa». Ciò che si avvicina di più a una nicchia di mercato è la bottega della famiglia Kobala a Koveceje. Da due generazioni, padre e figlio sono passati dalla caccia all'orso al sostegno per le iniziative educative locali. Emil Kobala porta avanti il mestiere del padre Matija, scultore di statuette e piatti in legno a forma di orso, e un’attività di famiglia vecchia quanto la stessa Slovenia. Che include anche escursioni guidate tra gli orsi per gli scolari. «Non abbiamo problemi con loro», dice. «Il vento soffia nella vostra o nella loro direzione, quindi vi fiuterete a vicenda prima di vedervi; in genere puzzano di carne marcia».

Di recente, c’era puzza di carne marcia anche sulle vicine Alpi italiane, dove i simpatizzanti di un partito populista erano incoraggiati a fare barbecue di orsi sloveni piuttosto che imparare a convivere con una specie in pericolo di estinzione. Il 5 luglio, la Lega Nord ha organizzato un “banchetto a base di orso” in Trentino, luogo di nascita dell’orso Bruno, incubo della Germania -nonché protagonista di un comunicato diplomatico USA divulgato da WikiLeaks nel 2010-, che fu il primo orso in 170 anni a vagare per la Baviera. La polizia ha bloccato il “banchetto di protesta” contro l’insediamento di orsi bruni nelle Alpi italiane, come prevede il programma europeo Life Ursus in Austria, Italia e Slovenia. 50 kg di carne importata legalmente dalla Slovenia sono stati confiscati per dubbi sulla certificazione. «I paesi europei hanno ucciso gli animali di grossa taglia e hanno perso il contatto con loro e la sensibilità verso di loro», conclude Miran, prima di andare a raccogliere il miele e, più tardi, cantare nel coro della chiesa per un matrimonio. «Noi non l’abbiamo mai fatto. Il problema è nato quando gli animali sono andati via». Come hanno declamato i diplomatici americani, i moderni europei «hanno ancora bisogno di tempo per rapportarsi con la natura selvaggia».

Grazie a Mojca Finc, Miha Mohoric e Dominik Osvald, del blog di cafebabel.com a Lubiana

Questo articolo fa parte del progetto Green Europe on the ground 2010-2011, una serie di reportage realizzati da cafebabel.com sullo sviluppo sostenibile. Per saperne di più su clicca su Green Europe on the ground.

Foto: home-page (cc) Camera on autopilot/ Flickr/ ekke.si/; testo © Nabeelah Shabbir