società

Nel mondo di Charlie, siamo tutti buoni

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 19 gennaio 2015

Sebbene la maggior parte dei nostri concittadini e rappresentanti politici ci inviti alla vigilanza, sarebbe bello lasciarsi andare ai buoni sentimenti veicolati dalle manifestazioni in sostegno di Charlie Hebdo, a cui abbiamo assistito durante il weekend dell'11 gennaio.

Benvenuti nel mondo di Charlie, dove ogni cosa è carina.

«L’unione», «le paure», «la riscoperta dei valori politici». All'indomani delle manifestazioni a sostegno di Charlie Hebdo e della libertà d'espressione, molti hanno potuto apprezzare questo tipo di concetti chiave su cui si articolavano la maggior parte degli editoriali e delle dichiarazioni politiche della stampa francese. Per le strade, tutto un altro umore. Domenica 11 gennaio, in occasione della marcia repubblicana organizzata a Parigi, i 2 milioni di persone riunitesi per l'occasione scandivano degli slogan molto più unificanti, fino a ringraziare la polizia.

A memoria di giovane manifestante, non si era mai visto nulla di simile. Persone abbracciare poliziotti della sicurezza pubblica, bandiere dello Stato di Israele e della Palestina confondersi, una cinquantina di Capi di Stato a braccetto. Possiamo immaginare che ci sia ben più di quel che si vede, dietro la bella fotografia del mondo unificato che Parigi ci ha mostrato per qualche ora. Immaginare un mondo dove tutti sono belli, tutti sono buoni. O semplicemente immaginare che ci si possa servire dello slancio cittadino senza precedenti mostrato da un popolo indignato, per interpellare certi governi che votano ancora delle leggi liberticide.

Mi sento bene, io sono Charlie

Nel mondo di Charlie, il governo spagnolo ritirerebbe immediatamente il suo nuovo progetto di legge per la sicurezza cittadina. Adottata dal consiglio dei ministri il 29 novembre scorso, la ley de Seguritad Ciudadana prevede, tra gli altri, il divieto di realizzare un disegno satirico o di parodia su un politico. E un'ammenda di 30.000 euro per quei furbetti così audaci da organizzare una manifestazione non autorizzata.

Nel mondo di Charlie, i giornali turchi di opposizione come Cumhuriyet – che ha ripreso quattro pagine dell'ultimo numero di Charlie Hebdo – potrebbero pubblicare senza dover subire i controlli da parte della polizia. Nella notte tra martedì 13 e mercoledì 14  gennaio 2015, la polizia è entrata nella tipografia di Cumhuriyet per esaminare il contenuto del giornale e telefonare a un procuratore prima di autorizzarne la diffusione (che è stata comunque parziale). Sul web, sono quattro i siti che hanno dovuto censurare la loro pagina sulla decisione di un tribunale del sud-est del Paese. In nome di cosa? Di una interpretazione della giustizia che  ritiene i disegni di Charlie Hebdo «un insulto per i credenti»

Orban e Erdogan erano presenti alla marcia repubblicana di domenica 11 gennaio.

Nel mondo di Charlie, un settimanale satirico ungherese potrebbe mostrare tranquillamente in prima pagina «Il Papa che brandisce un preservativo» col titolo: «Questo è il mio corpo», proprio come lo immagina questo giornalista ungherese. Questo, senza che il governo di Viktor Orban – ossessionato dalla riscrittura della Costituzionepossa opporre il codice civile del proprio paese che prevede una condanna anche per una semplice battuta.

Nel mondo di Charlie, la Russia non cederebbe mai alle sirene della Chiesa promulgando, sulla sua scia, una legge che instaura il delitto di blasfemia. Formalizzato nel 2011, il testo di legge condanna chiunque esprima un atto irrispettoso rispetto alla società con l'obiettivo di offendere i sentimenti religiosi dei credenti  a delle pene fino a 11.500 euro. Già che ci siamo, nel mondo di Charlie, potremmo sostenere Charlie senza farci arrestare in una piazza per aver tenuto in mano un cartello.

Siamo tutti atei

Nel mondo di Charlie, l'avrete capito, sono tutti belli e senza dio. Nel mondo di Charlie, in altre parole, le leggi antiblasfeme sarebbero stroncate. Queste stesse leggi sono in vigore in 8 Stati membri dell'UE tra cui i Paesi Bassi, la Danimarca, la Polonia, la Germania, la Grecia... ma raramente applicate, se non cadute in disuso. Nel mondo di Charlie, perché non abrogarle? In Germania, ad esempio, l'ultimo precedente risale al 2012 quando la rivista satirica Titanic presentò in prima pagina un papa che se la stava facendo addosso. Dopo aver alzato la voce in virtù del pargrafo 166 del Grundgesetz (che fa più o meno le veci della Costituzione, ndr) contro la blasfemia, il Santo Padre ritirò la denuncia quando il giornale le Saint-Père Sonneborn minacciò di portare avanti la questione fino al tribunale. Fine della storia.

Il problema è che, in una vasta parte dell'Africa del Nord e del Medio Oriente, questi testi criminalizzano ancora la blasfemia e l'apostasia. Là, gli atei sono nel migliore dei casi puniti a colpi di frusta. Là, però, vi sono donne e uomini che si prendono la libertà di attaccare. Tanto meglio. Perché nel mondo di Charlie più si è folli, più si ride.