società

Ne abbiamo davvero abbastanza di esperti ed intellettuali?

Articolo pubblicato il 05 marzo 2017
Articolo pubblicato il 05 marzo 2017

Micheal Gove, ex segretario di Stato per la giustizia inglese, ha dichiarato, durante la corsa al referendum sulla Brexit, che "la gente ne ha avuto abbastanza degli esperti". Ci sono davvero troppi intellettuali?

"Nel Regno Unito, allo scopo di vincere il Referendum, alcuni membri del governo hanno tentato di sminuire l'importanza degli esperti. Ora che ci troviamo nella realtà successiva ai fatti, abbiamo bisogno più che mai di esperti , abbiamo bisogno più che mai di persone consapevoli di come stanno le cose." è quanto ha asserito Nikesh Shukla, uno dei Global Thinkers del 2016 secondo Foreign Policy, nel corso del British Council Literature Seminar di Gennaio. Si tratta di uno dei maggiori eventi che cerca di interagire con gli scrittori inglesi presenti in Europa continentale.

A prima vista Gove e Shukla sembrano avere visioni diametralmente opposte riguardo il ruolo di esperti e intellettuali. Come mai? E chi è nel "giusto"?

 Aprite il dizionario!

Il termine intellettuale deriva dal latino intellectus, che significa conoscenza. Solo guardando all'etimologia, questo articolo potrebbe fermarsi qui: la gente non è stanca di paesi con termini precisi e una chiara comprensione  delle situazioni, la gente è stufa dell'esatto opposto.

Secondo la Chapman University 2016 Survey of American Fears, i cittadini americani sono per la maggiorparte spaventati da funzionari di governo corrotti (60,6%), attacchi terroristici (41%) e di trovarsi senza soldi in futuro (39,9%). Gli intellettuali non sono presenti nella lista. Al contrario, proprio gli intellettuali possono tornare utili per capire chi sono gli ufficiali di governo corrotti, cos'è un attacco terroristico e come evitare ulteriori disuguaglianze economiche.

 Perchè gli intellettuali sono necessari?

Artisti e intellettuali stanno facendo luce non solo sulle crisi di intentità sociale in atto, ma anche su problemi all'apparenza meno importanti che in futuro si trasformeranno in crisi di identità sociali in piena regola. Nikesh Shukla è uno di questi. E' il curatore della raccolta di saggi intitolata The Good Immigrant , nella quale 21 scrittori di colore discutono dell'immigrazione nel Regno Unito. Il libro è stato pubblicato lo scorso settembre, anticipando l'attuale attenzione sull'immigrazione nel mondo anglosassone.

Malika Booker, scrittrice e  ricercatrice "Douglas Caster Cultural " presso l'Università di Leeds, ha commentato il libro, ai margini del seminario: "Questo problema artistico che Shukla vede e che cerca di risolvere, produce un libro che sembra avanti rispetto al suo tempo...il libro viene fuori e dà voce a cosa significa davvero essere un immigrato in Europa in questo momento, dopo la Brexit. Non è stato reattivo...Io credo che gli artisti siano al di sopra dei loro tempi perchè c'è qualcosa che possono sentire, percepire.

Cosa sentono gli intellettuali? Cosa ci stanno dicendo?

Nel giro di una settimana, il Guardian ha pubblicato due articoli dai titoli provocatori e ambigui : "Non tutte sono cattive notizie: abbiamo Venus, Serena, Roger e Rafael" e "La gravidanza di Beyoncé: la nostra distrazione dal totale disastro che è la realtà"

E se la prospettiva del quotidiano britannico può sembrare un pò cupa, la situazione non sembra andare meglio oltreoceano. Heather Richardson, docente di Storia al Boston College, ha scritto domenica scorsa: "Quello che sta facendo il consulente strategico di Trump, Steve Bannon, nel modo più grave con il bando sull'immigrazione, è creare ciò che è noto come "evento shock". Un evento del genere è inaspettato e confusionario e getta nel caos la società.

 Cosa possono fare gli intelletuali?

Probabilmente questa è la domanda più difficile. Il futuro ruolo degli intellettuali dipenderà soprattutto dal loro modo di affrontare le situazioni attuali. Booker e Shukla, per esempio, hanno intenzioni piuttosto diverse: la prima intende ricorrere alla sua "bubble strategy", mentre il secondo vede ottime ragioni perchè gli intellettuali facciano sentire la loro voce.

"Forse non è il momento di ospitare un comitato e scrivere un altro saggio. Siamo oltre il dibattere cosa sta succedendo nel mondo...delle persone sono state colpite. Sento che è tempo di organizzare qualche forma di resistenza" ha detto Shukla, aggiungendo che "c'è bisogno di una moltitudine di voci"

Dall'altro lato, Booker ritiene che la migliore risposta sia che le persone si calmino, prendano il loro tempo e vengano fuori con contributi sempre più creativi: " Se si risponde adesso e non si ha abbastanza spazio per germogliare, si finirà solo per essere polemici. Ho deciso di ibernarmi e mettere me stessa in una bolla. Nessuna notizia per sei mesi, per potermi concentrare sulla mia scrittura, così che l'esito creativo non sia solo una reazione. Da artista, ho bisogno di spazio per creare."

Che scelta abbiamo?

Se la dichiarazione di Micheal Gove è stata solo una mossa politica, ora la vera questione è se una combinazione delle suddette strategie di "alzare la voce" e di "bolla" possa fare la differenza oppure se i promotori di eventi shock finiranno per trasformare la sensibilità degli intellettuali in aridità. In altre parole, delle affermazioni scioccanti sono sufficienti per mettere a tacere voci che stanno cercando di costruire ponti tra le comunità?