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Moschee in Europa. Scattano le proteste

Articolo pubblicato il 01 ottobre 2007
Articolo pubblicato il 01 ottobre 2007
Mentre impazza la polemica per la costruzione della moschea di Bologna, anche il resto d'Europa dibatte. In pieno mese del Ramadan.

In Europa i musulmani puntano a costruire moschee stabili, chiedendo che sia rispettato il loro diritto di pregare. Ma i politici locali sono scettici. Alcuni partiti ritengono questi “segnali di islamizzazione” una potenziale minaccia alla sicurezza. Mentre analisti della Turchia e dell’Europa Occidentale considerano la nascita di nuove moschee un segnale positivo che testimonia l’integrazione dei musulmani.

Referendum contro la costruzione di minareti

In Germania, dove abitano 3 milioni e mezzo di musulmani, manifestazioni anti-moschea si sono tenute il 15 luglio 2007 a Colonia. A capo delle proteste il vice sindaco Jörg Uckerman del partito conservatore dei cristiano-democratici.

Anche in Svizzera impazzano gli slogan contro la diffusione dell’Islam e la salvaguardia culturale del Paese. «La Svizzera deve rimanere il nostro Paese.» Con queste parole Ulrich Schlüer del Partito popolare svizzero (lo stesso contrario all’ingresso nell’Ue) ha lanciato nell'agosto 2007 una campagna referendaria contro la costruzione dei minareti.

Le tensioni non mancano neanche in Francia dove si trova la comunità islamica più numerosa di tutta Europa con ben 5 milioni di persone. Il Movimento nazionale repubblicano, partito di estrema destra, ha vinto ben due cause giudiziarie contro i sussidi pubblici a favore delle moschee nella periferia parigina di Montreuil e a Marsiglia, città abitata per un quarto da musulmani.

Stephan Rosine, uno studioso tedesco esperto in questioni islamiche, considera preoccupante la diffusione di queste proteste contro le moschee. I musulmani non sono criticati solamente dai movimenti di estrema destra. La paura si è radicata anche nel resto della società. Il timore che l’Islam mini le basi della cultura occidentale e del suo sistema di diritto è sempre più diffusa.

Fuori dai cortili e dai garage

Studiosi turchi ed europei considerano la costruzione di moschee come un segnale di apertura e di integrazione. «È un segnale positivo» concordano Rosine e l’islamista Ali Özgür Özdil. I musulmani iniziano ad uscire dai cortili e dai garage e chiedono di pregare in edifici istituzionali. Questo facilita il dialogo con le altre religioni e la società in cui vivono da generazioni.

Un esempio è la moschea da 15 milioni di euro di Colonia. Sorgerà non distante dal famoso Duomo che contraddistingue la città. «Coloro che considerano queste moschee un segno di divisione e di colonizzazione islamica dell’Europa non comprendono pienamente la situazione», aggiunge Bekir Alboa, dell’Unione degli islamici turchi di Colonia. «La moschea non intende essere solo un luogo di culto per i 120mila musulmani della città, ma anche un luogo per l’integrazione turco-tedesca», come spiegano gli architetti del progetto, Gottfried e Paul Böhm.

Un altro lato positivo arriva dall'orientamento moderato delle associazioni musulmane impegnate in questi progetti, che lavorano in stretto contatto con lo Stato. «L'Unione degli islamici turchi in Germania riesce a mettere d’accordo i musulmani e a rappresentarli, tutelandone i diritti e sancendo i loro doveri, sia come fedeli che come cittadini», spiega Rosine.

Özdil crede che tutta la questione dell’islamizzazzione sia impostata male. La Germania ha una delle popolazioni musulmane più grandi d’Europa, ma solo un quarto è praticante. Un numero che rappresenta solo l’1% della popolazione totale. Georg Lutz ricercatore dell' Università di Berna, in Svizzera, aggiunge che «molti esperti di diritto considerano una violazione dei diritti fondamentali impedire la costruzione dei luoghi di culto.»

Tutti questi studiosi ritengono che queste proteste siano superflue, anche se i media riportano la crescente preoccupazione manifestata dalla società europea. Secondo Alboa dell'Unione islamica, attraverso la costruzione di nuove moschee gli europei comprendono di non essere più soli nel loro Paese: «Una moschea rispecchia simbolicamente i cambiamenti in corso nella società. In questo modo riaffiora il vecchio dibattito: è giusto far vivere qui i musulmani? Indipendentemente dal fatto che l'Islam sia o meno una buona religione». Tariq Ramadan, uno dei maggiori leader musulmani in Europa, sostiene che «la crescente visibilità dei musulmani in Europa ha sollevato problemi in tutte le società». «I luoghi di culto hanno un alto valore simbolico in Europa», conclude Riem Spielhaus, un esperto di Islam e Europa dell' Università Humboldt di Berlino. «La cattedrale o la chiesa sono di solito i centri della città. Le moschee sono quindi viste come un simbolo della presenza di stranieri».

Pubblicato sulla rivista turca Today's Zaman il 24 settembre 2007

Foto nel testo: moschea a Saint-Denis, sobborgo di Parigi (Foto Qdos/ Flickr)