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Montenegro, aspettando Catherine Zeta-Jones

Articolo pubblicato il 25 agosto 2006
Articolo pubblicato il 25 agosto 2006
La bellezza di questa repubblica bancanica è stata per anni il segreto meglio custodito d’Europa. Ma adesso le cose stanno cambiando. Grazie anche allo zampino della moglie di Michael Douglas.

La nuova Riviera. Questo potrebbe divenire a breve il Montenegro, paese balcanico di recente indipendenza che sta più che mai attraendo acquirenti alla ricerca di residenze secondarie. Almeno se ci si limita alla facciata dei depliant turistici o immobiliari. Ma la realtà è ben diversa. Installazioni turistiche scadenti, infrastrutture in declino, paesaggi deturpati da costruzioni abusive, problemi di smaltimento dei rifiuti e carenza d’acqua possono trasformare una vacanza apparentemente perfetta in un’esperienza infernale.

Il Dopoguerra si fa sentire

Natasa, residente a Belgrado e in vacanza nel Montenegro, si lamenta della scarsità d’acqua. «È un disastro. Abbiamo l’acqua tra le 11 e le 15 e più tardi durante la notte. Che razza di posto turistico è questo, dove devo lasciare la spiaggia con la mia bambina per farle fare una doccia?»

Molto è cambiato per il Montenegro dai tempi felici degli anni Ottanta, quando era una delle mete turistiche più popolari, con un fatturato annuale derivante dal turismo di circa 79 milioni di euro. Tutto ciò ebbe fine con la guerra e l’assedio della vicina Dubrovnik, cui presero parte soldati montenegrini.

I turisti se ne andarono all’inizio degli anni Novanta, con lo scoppio delle guerre che causarono la disintegrazione della Yugoslavia. Il crollo dei redditi e l’arrivo dei rifugiati ebbero un effetto devastante sugli hotel, molti dei quali divennero residenze provvisorie per i profughi. Nello stesso tempo il collasso dei piani regolatori portò a un proliferare di costruzioni abusive lungo la costa.

Ripresa in vista

Il Governo ha iniziato ad affrontare il problema delle infrastrutture in declino, investendo milioni di euro nella ricostruzione delle strade e della rete di trasporti. Gli aeroporti di Podgorica e Tivat sono stati rimodernati a un costo di 22 milioni di euro, migliorando i collegamenti con altre città europee.

Tuttavia i cambiamenti maggiori si sono visti nel mercato immobiliare. È ormai da un paio d’anni che russi, inglesi e irlandesi acquistano qui le loro seconde case. Il prezzo delle abitazioni sulla costa è raddoppiato rispetto all’estate scorsa per la gioia dei proprietari.

Secondo i media serbi e montenegrini Katherine Zeta Jones e Michael Douglas, in vacanza in Montenegro, sarebbero interessati a una casa nell’antica città di Perast, nella baia di Boka Kotorska. E si vocifera pure che Roman Abramovic, miliardario russo proprietario del Chelsea, stia comprando una piccola penisola al largo della baia di Bigovo.

Goran Radonjic, direttore dell’agenzia immobiliare Montenegro Property, spiega questa tendenza grazie alle bellezze naturali dell’area e ai prezzi dei terreni, inferiori a quelli della vicina Croazia.

E per tornare a casa? In asino se necessario

«Ormai è diventato impossibile per il montenegrino medio acquistare una casa vicino al mare» dice Dragana, proprietaria di un caffè nell’antica città veneziana di Kotor, sulla costa. «I nostri figli avranno difficoltà a trovare una casa e dovranno vivere nell’entroterra». Altri sono costretti a vendere la propria casa e trasferirsi in alloggi più a buon mercato per far quadrare il bilancio familiare.

Bozo è un anziano pensionato di Stoliv, villaggio che vanta il più grande uliveto nella baia di Boka Kotorska. Difficoltà economiche lo hanno costretto a vendere la terra appartenuta da secoli alla sua famiglia. Con il ricavato ha potuto acquistare degli appartamenti ai due figli. «Non ho venduto a cuor leggero la terra appartenuta ai miei avi. Alla fine l’unica cosa che ci è rimasta è la piccola casa dove viviamo io e mia moglie».

Vjera, tra le poche persone del luogo ancora residenti a Perast, dice che la gente sta vendendo vecchi palazzi veneziani, non perché lo desidera «ma perché per lo stesso prezzo possono comprare cinque o sei appartamenti altrove». Anche Mira, un’anziana donna dalla città di Kotor, ha venduto il suo antico appartamento nel centro abitato. È preoccupata: la città si svuoti del tutto in inverno, dopo la fine della stagione estiva e la partenza degli stranieri. «Ho paura che l’antico spirito mediterraneo della mia città possa scomparire, e con esso secoli di tradizione».

Nel frattempo gli acquirenti si stanno interessando a luoghi più esotici per le loro residenze secondarie. Dopo gli acquisti di immobili lungo la costa, l’ultima moda è rappresentata dalle fattorie in pietra dell’entroterra, vecchie di secoli e diroccate dall’età. Il fatto che si trovino in luoghi remoti tra le montagne, senza strade di accesso, non sembra essere un deterrente.

«La settimana scorsa ho mostrato a una signora inglese una casa isolata senza strada di accesso» dice Goran, di Montenegro Property. «Quando le ho chiesto come intendesse raggiungere la sua futura casa, mi ha risposto che si sarebbe procurata un asino».