società

Moda, gay pride e calcio: i tre pilastri della virilità

Articolo pubblicato il 30 agosto 2012
Articolo pubblicato il 30 agosto 2012
Cos'è successo al povero maschio alfa, che dalla caccia ai mammut è passato a rovistare tra le boutique più alla moda per riempire l'armadio? Vi presentiamo un'inchiesta appassionata che attraversa la Settimana della Moda maschile, il Gay Pride e la finale di Euro 2012: tre modi diversi per raccontare la virilità. Tutto nello stesso giorno, tutto a Parigi.

Si dice che la virilità provenga dalla caverna, dove un leader organizzava l'economia e la guerra per garantire la sicurezza della tribù, in cambio di gloria ed obbedienza. Si dice che questo ruolo sia stato idealizzato con connotazioni che spaziano dalla salute fisica, alla forza e alla fiducia. Un ruolo che si è mantenuto intatto per millenni, e che la democrazia e il progresso sociale sono riusciti ad addolcire, mettere in discussione e frammentare fino a svelare un panorama così vario come quello della razza umana. Che cos'è e come si esprime questa virilità nei nostri giorni?

Toni tenui, marroni, grigi

Secondo Damien Lorenzi, la mascolinità si riflette ormai in toni tenui, marroni, grigi, su forme "sobrie".La proiezione di un vaso di fiori secchi che esplode sulla parete: il suono dell'esplosione diventa musica techno mentre i modelli salgono da un lato del palco. Sono tutti uguali, enigmatici ed esili come adolescenti tedeschi fatti in marmo. "Gli stilisti hanno utilizzato modelli dai tratti poco marcati; se fossero stati molto mascolini o muscolosi, avrebbero oscurato gli abiti", mi dice un'invitata. Davanti a loro, un gruppo di fotografi sparano con i loro flashes, come se volessero fucilarli.

"La virilità?", si interroga Matt Piker. "La identificherei con sicurezza, stoicismo e potenza. Qualità che non sono sempre legate al genere o all'orientamento sessuale: guardate le drag queens, credete che non abbiano abbastanza fiducia in sé stesse?". Matt è il fondatore dell'agenzia di design Majeur Won ed è pronto ad andare a caccia, nella giungla della moda, di un terreno incolto su cui ricreare un concetto come la... virilità. Questa è rappresentata, secondo il fashion blogger parigino Damien Lorenzi, da colori tenui, marroni e grigi, così come da forme sobrie. Tuttavia, non sono pochi gli abiti visti a Parigi che puntano in un'altra direzione: "se guardate con attenzione", dice Damien, "quest'anno abbiamo avuto collezioni con tematiche gay, o SM, come per esempio i modelli di Walter Van Beirendonck". SM? "Sta per Sadomasochismo: cuoio, corde bondage ...".

Alcune voci dell'industria sostengono che la moda femminile si evolva molto più rapidamente di quella maschile, dove molti abiti semplicemente non raggiungono il mercato ma restano appannaggio di una piccola élite. Così dice Samuel Schler, giornalista di L.A. Fashion Magazine: "La moda è un mondo gay. Gli stilisti vestono i loro modelli come se fossero tutti gay, loro stessi, per la maggior parte, lo sono, e i loro amici e il loro ambiente è gay. E tutto questo non cambierà a breve. Se fate attenzione, gli abiti degli uomini cambiano solo in minima parte". Per Samuel, i vestiti non servono solo a coprirsi con un certo gusto, ma anche a definire la propria individualità: sono un'espressione attiva della propria personalità ed è per questo, e forse per tradizione, che l'industria della moda si è concentrata molto più sul versante femminile.

Virilità in pillole

Nonostante il suo carattere rivendicativo, la manifestazione include tutti gli aspetti moderni della mascolinità.Nello stesso pomeriggio, il Gay Pride fa trionfare la sessualità, la distende, la denuda e la traveste per la strada. Se le sfilate di moda giocano con forme e colori, il Gay Pride toglie i vestiti per restare al naturale; è così che lo descrive una manifestante americana: "il Gay Pride è una celebrazione della sessualità, una rivendicazione a porte aperte, sia per etero che per gay o transessuali".

E' questo quello che i carri fanno venire in mente, quando il trucco e le pose si tradiscono da soli, come per dire: "che c'è? Indosso cuoio e ho le tette al vento, e allora che importa?".

Se ci si siede a guardare la sfilata, basta un'ora per osservare tutti i tipi possibili di virilità (inclusi i più conservatori, come quelli che hanno portato manifesti che denunciano il matrimonio omosessuale come una cosa contronatura): "La comunità gay possiede delle sotto-comunità", dice Octavio Maciel, responsabile della Prevenzione all'interno di una associazione LGBT a Parigi. "Abbiamo i due estremi: coloro che rivendicano una ipermascolinità (li chiamano orsi) e i più effeminati, lo stesso vale per le donne. Talvolta questi gruppi si discriminano fra loro. Il Pride cerca da anni di rappresentare questa eterogeneità".

Ritorno agli istinti

Il calcio equivale a cento mila anni di caccia. Segnare un gol è come trasportare un cervo; alzare un trofeo, è come condividere pezzi di carne attorno al fuoco. In un bar spagnolo, durante Spagna-Italia a Euro 2012, la massa ruggisce, grida e stringe i pugni per spronare i calciatori a inseguire la palla come se fosse un cinghiale nella foresta. Dietro al bar c'è Jori, un tipo nerboruto e con la voce roca da barman che spina birre a tutta velocità, e fa pensare a Manolo Escobar ogni volta che segna la Spagna. A Jori piace il calcio: è un grande tifoso del Real Madrid. E si dichiara omosessuale. Gli faccio "la" domanda. "Io sono molto mascolino e gay, e allora? - risponde - La differenza è che ti addormenti con un uomo, non una donna, e questo è tutto".

Credete ne valga la pena continuare a scivolare tra luoghi comuni? Se qualcuno vuole una morale (le morali sono pompose e pretenziose, ossia poco virili), direi che la virilità è come lo sport: si può giocare indipendentemente dal genere, dagli stracci indossati o dall'orientamento sessuale, e farlo con correttezza. Dare la mano se si vince, complimentarsi se si perde, e tirare avanti.

Foto di © Argemino Barro. Video di euronewses/YouTube.