società

Milli Görüs, l’Islam (turco) alla conquista dell'Europa

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2007
Articolo pubblicato il 07 febbraio 2007
Sono 300.000, attivi in 11 Paesi e turchi. Ora in Germania li tengono d'occhio. Ecco perché.

Nese Gündüz è una simpatica signora d'origine turca sulla trentina, truccata discretamente, con un velo azzurro sul capo. Le sue figlie frequentano il doposcuola organizzato dalla moschea tenuta dalla comunità Milli Görüs, nel quartiere Nippes di Colonia. La signora non ha nemmeno preso in considerazione l’idea di mandare le figlie a un doposcuola tedesco. «Da un punto di vista pedagogico, molte cose non funzionano nelle scuole di questo paese» racconta. Le sue figlie devono essere educate con principi religiosi e non con lezioni di ginnastica o di nuoto; non possono andare alle feste di compleanno degli altri bambini, e nemmeno imparare le poesie previste dai programmi scolastici, che fanno spesso riferimento ad usanze cristiane.

300.000 membri (turchi) in tutta Europa

La sezione giuridica dell’Associazione Islamica Milli Görüs (anche conosciuta con la sigla Igmg, per Islamischen Gemeinde Milli Görüs) aiuta la famiglia Gündüz ad imporsi sulle istituzioni scolastiche. “Milli Görüs”, in turco, può tradursi con “punto di vista nazionale”, sottinteso: dei turchi, che in Germania sono 2 milioni e mezzo. Gli avvocati della comunità aiutano gli iscritti nelle situazioni di ogni giorno, con corsi sulla religione islamica, il sacrificio secondo il rito musulmano e problemi di naturalizzazione. Milli Görüs difende anche le donne che hanno problemi al lavoro perché indossano il velo islamico.

Le figlie dei Gündüz frequentano volentieri anche il campo estivo per ragazze e i corsi di informatica di Milli Görüs. «Lì stiamo bene e i nostri genitori non devono spendere molto», raccontano le ragazze. In Germania sono circa 20.000 i ragazzi di origine turca che trascorrono quattro settimane in uno dei campi estivi della comunità. Per vitto, alloggio ed escursioni si spendono in totale 350 euro a testa.

Ma Milli Görüs non è attiva solo in Germania. Con i suoi circa 300.000 iscritti il movimento è presente in Francia, Paesi Bassi, Austria e, con piccole comunità, anche in Danimarca, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Italia, Belgio e Svizzera. E la sua effigie la dice lunga; l’Europa è dipinta di verde, il colore dell’Islam, su uno sfondo bianco: dal Portogallo agli Urali, il Vecchio Continente è incorniciato dalla mezzaluna islamica. Ed è in tutta Europa che Milli Görüs organizza grandi manifestazioni come la giornata “moschee aperte” o i concorsi di conoscenza del Corano.

Il simbolo della comunità? Un'Europa “verde Islam”

In Germania la comunità conta circa 500 moschee e luoghi di culto, e gestisce inoltre alcune società sportive, ha un settore femminile, uno giovanile e un movimento studentesco. Il segretario generale di Milli Görüs in Germania, Oguz Ücüncü, afferma convinto che «noi esortiamo i membri della nostra comunità ad inserirsi nella società, ad assumersi la proprie responsabilità e a mostrare che anche i musulmani hanno molto da offrire». In Germania, però, i problemi di integrazione restano. I giovani di origine turca che oggi hanno difficoltà scolastiche rischiano domani di scivolare nella disoccupazione o, peggio, nella criminalità.

Milli Görüs sa come vendersi al pubblico occidentale. Ma se si osserva bene sorgono dei dubbi. Il “portavoce” dell’associazione è il quotidiano nazionalista turco “Milli Gazete” che ha una tiratura di circa 3.000 copie anche in Germania e non risulta formalmente legato alla comunità. L’Ufficio federale per la salvaguardia della costituzione della regione Nordrehin-Westfalen è convinto, però, che ci siano «numerosi intrecci personali» e «aiuti finanziari e logistici consistenti» da parte della Milli Görüs per il “Milli Gazete”. Un ex-presidente della comunità, Osman Yumakogullari, ha diretto in seguito il “Milli Gazete”. In un articolo si legge: “Milli Görüs è un baluardo prezioso per i nostri concittadini contro il conformismo dell'Europa barbara”.

L'ideologo? Un certo Erbakan...

I principali sostenitori di Milli Görüs sono emigrati che cercano di rimanere uniti per affrontare meglio i problemi quotidiani in un Paese straniero. Le iniziative molto convenienti che Milli Görüs propone per il tempo libero peccano però di ideologia. Agli iscritti e alle loro famiglie viene inculcata l’idea che solo una vita secondo i principi islamici, e precisamente secondo quelli riconosciuti dalla comunità, è un’esistenza autentica, musulmana e quindi degna di essere vissuta.

«L’ideologia della Milli Görüs afferma che l’ordinamento della società occidentale, la democrazia, i diritti umani, i diritti alla libertà e all’uguaglianza non hanno valore» scrive l’Ufficio federale per la salvaguardia della costituzione. Proprio questo è l’obiettivo che si era prefissato negli anni Sessanta il politico islamista Necmettin Erbakan, all'origine della fondazione di Milli Görüs. Erbakan è noto alle cronache per aver guidato il partito Refah, messo al bando nel 1998 dalla Corte costituzionale turca perché in contrasto con la laicità dello Stato. Nel suo manifesto si afferma anche che il “giusto ordine” islamico deve superare “l’ordine insignificante” occidentale, che si fonda sulla violenza, l’ingiustizia e lo sfruttamento. Per questo motivo l’ufficio federale per la salvaguardia della costituzione tiene d’occhio da anni, costantemente, Milli Görüs oggi presieduta proprio dal nipote di Erbakan, Mehmet Sabri.

Estremismo e avversione ai principi costituzionali: caratteristiche dell’associazione, queste, che non si fanno notare solo in Germania. All’incontro annuale europeo del 2002 ad Arnheim, nei Paesi Bassi, sono emerse tematiche antidemocratiche, odio antisemita e parole violente. E non è la prima volta che succede negli incontri dell’associazione. In Francia un militante della Mili Görüs suggerisce ai sostenitori di votare per il partito Saadet, un movimento estremista che in Turchia è insignificante. Il suo motto: “La Jihad è cominciata”.

Articolo pubblicato nel supplemento cafebabel.com nel Correo de Andalucía il 9 maggio 2006