società

MigSzol: dar voce a chi non ne ha in Ungheria

Articolo pubblicato il 11 aprile 2017
Articolo pubblicato il 11 aprile 2017

Aliz Pocsuvalszki è una degli eccezionali individui riconosciuti dal New Europe 100, portatori di nuove energie provenienti dall'Europa centrale ed orientale. Abbiamo incontrato Aliz per scoprire cosa serve per essere un change-maker e lottare per coloro che in Ungheria rimangono inascoltati.

Se consideriamo gli eventi del 2016, o anche l'inizio di quest'anno, la speranza per un possibile futuro migliore è più che mai sentita. È esattamente ciò che New Europe 100 si propone di fornire, trovando persone eccezionali dai campi degli affari, della società, della politica, della scienza, dei media e della cultura, e portandoli insieme su un programma dove possono prendere forma nuove collaborazioni e idee innovative. Tra loro vi era Aliz Pocsuvalszki, un'organizzatrice e attivista per il gruppo MigSzol.

Aliz è una professoressa ungherese, ma ha cominciato lavorando durante gli studi universitari con persone appartenenti a diverse minoranze. Il suo primo progetto importante è stato lo sviluppo di un centro sociale per le famiglie a basso reddito che vivono nella periferia di Szeged, una città nel sud-est dell'Ungheria. "Considero ancora oggi quel progetto come il più riuscito fra quelli a cui abbia mai partecipato", dice Aliz. "Abbiamo cominciato a lavorare sui piani del centro insieme alla gente del posto fin dall'inizio. Sono stati coinvolti nell'intero processo, cosa che reputo di fondamentale importanza in progetti comunitari."

Oltre ad insegnare in una scuola statale, ha visitato centri di comunità o scuole rurali per insegnare ai bambini provenienti da famiglie svantaggiate appartenenti a minoranze etniche, e ha anche lavorato con diverse comunità Rom. Alcuni anni fa si è trasferita a Budapest, dove ha iniziato ad insegnare ungherese agli stranieri in diverse organizzazioni civili. Tuttavia, la particolare esperienza di lavoro insieme ad altri per realizzare qualcosa a livello collettivo è scomparsa a poco a poco a causa della struttura gerarchica delle organizzazioni. Avere una sorta di rapporto di "assistenza-clienti" con i suoi studenti era insolito e scomodo per lei. Mentre cercava altre opzioni, Aliz si è imbattuta in un'organizzazione che le ha offerto la soluzione perfetta.

Insieme sullo stesso programma

"Ho trovato MigSzol dopo aver letto un articolo sulle lotte di Rakan, un rifugiato palestinese dalla Siria che stava lottando per rivedere la propria famiglia," ricorda Aliz. L'uomo ha iniziato uno sciopero della fame per richiamare l'attenzione sul suo caso, e MigSzol lo ha sostenuto nella sua missione. La storia di quell'uomo e di come il gruppo ha cercato di aiutarlo l'ha impressionata:"Ho deciso di partecipare ad uno dei loro eventi e mi ha convinta ad unirmi a loro. Ho trovato molto interessante l'idea di far parte di un gruppo in cui tutti sono uguali e in grado di lavorare insieme per un obiettivo comune."

La storia di MigSzol è cominciata nel novembre del 2012, quando circa 70 profughi afghani hanno iniziato a protestare per avere migliori condizioni di vita e supporto per l'integrazione in Ungheria. Il gruppo ha vissuto nel campo profughi a Bicske, che a quel tempo fungeva da centro di reintegrazione. Significava che solo i rifugiati riconosciuti potevano vivere lì fino a quando hanno ricevuto i loro documenti ufficiali. Il gruppo ha deciso di fare qualcosa contro le pessime condizioni e di protestare non solo per se stessi, ma anche per altri rifugiati e migranti in Ungheria. Durante le proteste, alcune persone del posto e stranieri si sono uniti alla loro iniziativa e hanno istituito MigSzol.

La prima crisi del gruppo è avvenuta un paio di mesi dopo, quando gli afghani sono partiti per la Germania. A dispetto delle loro lotte continue, non è successo niente in questi casi. Il gruppo ha dovuto ricominciare daccapo, ed ha trascorso mesi di brainstorming con altri gruppi di attivisti per definire i loro principi di base. "Noi ci consideriamo attivisti politici", dice Aliz. "Siamo un gruppo in erba, indipendente da partiti politici e senza gerarchie. Cerchiamo di basare ogni decisione su un consenso comune, compito non facile, ed è quello che continuiamo a fare. È anche importante per noi il fatto che non stiamo lavorando per i rifugiati, ma insieme a loro."

Come attivisti politici, MigSzol si erge a difensore dei diritti politici e sociali dei migranti e rifugiati che vivono in Ungheria. È fondamentale per loro informare l'Europa sulla situazione dei rifugiati nel paese condividendo notizie e scrivendo relazioni in inglese e ungherese. Il gruppo è composto da ungheresi, stranieri e rifugiati e tramite i suoi membri è parte di un'ampia e forte rete internazionale di attivisti e volontari, che li aiuta a diffondere informazioni in tutto il mondo.

"L'Ungheria è un paese di transito"

Secondo Aliz, "La situazione attuale è che l'Ungheria è un paese di transito, cosa che il governo cerca di sottolineare con le sue azioni." L'anno scorso la situazione dei rifugiati è degenerata ulteriormente. A maggio il contratto di integrazione per i rifugiati riconosciuti, l'unico sostegno finanziario da parte del governo, è stato annullato. Dopo aver costruito una recinzione di confine, vi è ancora una zona di transito nel posto dove i richiendenti asilo possono entrare legalmente in Ungheria, anche se il numero di entrate è diminuito da 20 a cinque persone al giorno. Allo stesso tempo, il governo ha iniziato a chiudere in maniera permanente i centri di accoglienza e a trasferire i richiedenti asilo e rifugiati in campi temporanei, situati vicino il confine, mal equipaggiati per il clima invernale. Tutti questi atti da parte del governo sono progettati per svuotare il paese dai rifugiati e sostenere un atteggiamento xenofobo contro profughi e migranti.

Uno degli scopi principali di MigSzol è quello di fermare le deportazioni in Ungheria. Secondo il Regolamento di Dublino, il primo stato membro dell'UE dove un richiedente asilo entra e viene registrato è definitivamente responsabile della richiesta di asilo di quella persona. Significa anche che i rifugiati possono essere espulsi verso il loro paese di origine, anche se le condizioni di vita e la possibilità di integrazione sono inferiori. "Pensiamo che ai rifugiati dovrebbe essere permesso di chiedere asilo in quei paesi dove avrebbero una migliore possibilità di iniziare una nuova vita," spiega Aliz. "Una migliore possibilità significa molto per tante cose diverse, da una situazione economica migliore alla lingua che si parla e al benessere dei membri della propria famiglia. Utilizzando la nostra rete internazionale per diffondere notizie sulle condizioni in Ungheria, speriamo di avere un'influenza su queste decisioni."

Primi passi verso l'integrazione.

Mentre il governo cerca di rendere le cose più difficili per rifugiati che si stabiliscono in Ungheria, le organizzazioni civili come MigSzol stanno facendo ogni sforzo possibile per sostenerli nella loro integrazione. La Scuola MigSzol, aperta nel 2014, è stata la prima iniziativa di Aliz. Visitando i campi profughi con MigSzol, ha potuto constatare che anche se la gente voleva imparare l'ungherese, non avevano comunque i mezzi per farlo. "Il primissimo passo verso l'integrazione è imparare la lingua del paese, almeno a un livello molto basilare," dice. Con l'aiuto di volontari nativi, MigSzol ha cominciato a dare lezioni di lingua gratuite. Già il primo anno avevano più di 40 studenti.

"Diciamo sempre che il corso per principianti è un corso di 'sopravvivenza'," continua Aliz. "L'obiettivo è di fornire alla gente una conoscenza base della lingua, aiutarli a gestire la loro vita quotidiana a Budapest e dar loro più fiducia in se stessi nella comunicazione". Tuttavia, i corsi danno molto più della possibilità di far pratica del vocabolario di base. La scuola ha anche creato uno spazio comune, dove le persone provenienti da ambienti simili possono incontrarsi e costruire nuove legami. I programmi organizzati come cene e pic-nic aiutano a rafforzare questa rete e forniscono l'occasione per parlare dei problemi con cui gli studenti combattono attualmente.

Come diventare un change-maker?

Tra le tendenze allarmanti apparse ultimamente in Europa, è incoraggiante e incredibilmente importante conoscere le esperienze e i traguardi di una giovane change-maker come Aliz. "Ho già insegnato per diversi anni e ho visto che ci saranno sempre persone giovani che vogliono lottare per un futuro migliore", sostiene. "Allo stesso tempo, hanno bisogno di incoraggiamento da parte di persone che possono supportarli e dare più visibilità al loro lavoro. Hanno bisogno di sapere che possono portare cambiamenti politici, e dovrebbero far sentire le proprie voci."

Capire chi sei, da dove vieni e per cosa provi dei sentimenti - tutte queste sono le domande principali a cui bisogna rispondere prima ancora di diventare un change-maker. "Penso che i nostri sentimenti possano motivarci di più ad agire per fare cambiamenti. È meglio concentrarsi su quelle questioni a cui siamo emotivamente attaccati, che ci fanno riflettere o persino arrabbiare tanto." Allo stesso tempo, Aliz pensa che è importante prestare attenzione alla direzione che sta prendendo l'Europa adesso. "In Ungheria la gente parla solitamente di 'valori europei', ma cosa intendiamo veramente con queste parole?"

I futuri change-maker dell'Europa potrebbero cominciare a dare una definizione di questi valori.