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Matthieu Saglio, il violoncellista innamorato dell'Erasmus

Articolo pubblicato il 08 marzo 2010
Articolo pubblicato il 08 marzo 2010
Violoncellista francese dal cuore spagnolo, Matthieu Saglio ci accompagna per le strade di Lisbona, tra progetti musicali meticci e amore in modalità “Erasmus”.

Dopo una sua esecuzione molto ben accolta all'istituto Franco-Portoghese di Lisbona, incontro il violoncellista francese Matthieu Saglio per un'intervista-passeggiata attraverso una Lisbona un po’ fredda ma soleggiata. L’artista, che oggi vive a Valencia, arriva puntuale e rilassato, con un cappello a quadri e macchina fotografica al collo: «Sono un vero turista!» mi dice, quasi scusandosi. Dopo aver attraversato il quartiere chic di Graça, prendiamo posto in un caffè dello Chapitô, quartier generale della vita culturale di Lisbona.

Da Rennes a Valencia

Il violoncellista Matthieu Saglio ammira la capitale portoghese«Ho cominciato all'età di 8 anni, - attacca Matthieu - te ne accorgi subito, fin dalla tenera età, se sarai un musicista o no». I suoi genitori non hanno avuto dubbi e l'hanno iscritto molto presto al Conservatorio di Rennes. In origine era attratto dal flauto ma è stato costretto a rinunciare perché aveva le dita troppo piccole. È stato dunque un po’ per caso se si è dedicato al violoncello, «uno strumento meraviglioso che dà la possibilità di fare moltissime cose». Nonostante questo, a un certo punto ha avuto la tentazione di lasciare tutto: «a dodici anni gli interessi erano altri». Così dura da dover gettare la spugna ? Sua madre glielo impedisce: gli forza un po’ la mano, dopo essersi tanto pentita di aver abbandonato il piano quand’era giovane. Oggi lui le deve molto. Ma è un'altra donna che l'ha spinto a lasciare la Francia. Studente di agronomia a Nancy, si innamora follemente di una studentessa spagnola in Erasmus, tanto da seguirla fino a Valencia prima di tornare a Rennes per terminare i suoi studi. Determinato a seguirla, tornerà in Spagna per frequentare un master, formalmente, ma soprattutto per sposarsi, dare alla luce tre bambini e consacrarsi alla musica a tempo pieno.

Violoncellista fuori dai canoni

La musica è la sua vita ma non può concepirla senza il suo pubblico, come in ogni storia d’amore che si rispetti: «Sono come un uccello in gabbia quando non suono», ammette l'artista. Drogato di applausometro, non può fare a meno di creare nuovi mix tra i generi, e ammette senza problemi di preferire evolversi «fuori dai sentieri canonici». Pensate, un violoncellista di formazione classica che si volge verso il jazz, introduce per la prima volta un violoncello nel flamenco con il gruppo Jerez-Texas, per poi dare vita a un quartetto composto da un percussionista di Panama, un pianista spagnolo e un suonatore di kora senegalese. Il suo concerto all'Istituto Franco-Portoghese di Lisbona è stato trasmesso in diretta da Antena 2, radio di riferimento per la musica classica in Portogallo, con buoni risultati: Matthieu è stato richiamato in scena tre volte e ha venduto molti cd. Prossima tappa? Il suo nuovo progetto, chiamato Cello Solo: «Questo progetto solista è molto originale e sincero, riesco ad instaurare un buon rapporto con il pubblico». Una ricetta che sembra dare buoni frutti: una sera la sala da concerto è rimasta in silenzio, a bocca aperta : «Attorno al mio violoncello non c'era altro che silenzio!».

Musica da espatriato

LisbonaRipartiamo con la passeggiata verso Graça e la sua chiesa maestosa. Davanti al mirador torniamo a parlare della sua vita da espatriato in Spagna: «Non mi sono mai sentito straniero in quella città», dice sorridendo. Matthieu ama Valencia, ma continua a vederne i difetti. Tra l'American Cup e il Gran Premio c'è poco spazio per i progetti sociali in questa città, che continua a crescere e cerca di darsi un'immagine di ricchezza. In questa atmosfera da Show Biz, la cultura dev'essere un'attività redditizia. E il pubblico, caloroso e numeroso, si sposta soprattutto per gli artisti già conosciuti.

Erasmus mon amour

«È un peccato che in Spagna non si parli molto del Portogallo». Adesso è lo studente Erasmus che parla: «L'Europa non è un paese, è un'Unione di paesi», racconta con gli occhi rivolti verso il Tago. «La moneta unica e la facilità negli scambi ci permette di sentire gli altri paesi più vicini. Ma il punto chiave della comprensione reciproca sta nel programma Erasmus». Un programma fondamentale per capire più a fondo i nostri vicini, ma soprattutto per arricchirsi nel periodo prezioso in cui si è studenti: «È una cosa buona per uno studente conoscere un mondo diverso, creare nuove amicizie, conoscere lingue, culture e tradizioni diverse. L'Erasmus è un viaggio: la vita stessa diviene poi un viaggio... quando si comincia non ci si ferma più». Il musicista poliglotta sa di cosa sta parlando. Sono nove anni che abita a Valencia, un bell'omaggio al programma che ha cambiato la sua vita. 

Foto : Fabio Scetti