società

Matrimonio gay: d'Irlanda, mamme e altre sciocchezze

Articolo pubblicato il 02 giugno 2015
Articolo pubblicato il 02 giugno 2015

Pensieri  post-referendum sul matrimonio tra persone dello stesso sesso in Irlanda. E in Italia come faremo a uscire dal Medioevo? Opinione.

Sbornia post referendum in Irlanda. Avrei dovuto fare questo. Festeggiare al punto da dimenticare che nella mappa dei Paesi che riconoscono diritti civili agli omosessuali manca l'Italia. Persino l'Irlanda. Sì, la 'cattolicissima' Irlanda. Quelli che fino al 1993 essere gay non era solo peccato ma pure reato. Quelli che l'aborto non è stato ancora legalizzato. Sì. Proprio quelli. Non era una battuta di Spinoza, né un post di Lercio. È tutto vero. Non solo. Sono talmente crudeli gli irlandesi che lo hanno fatto con un referendum. Per la serie: siamo gli ultimi della classe in materia di diritti civili? E allora «tié!», noi prendiamo 9 senza raccomandazione.

Una conquista che non è passata per un colpo basso a forza di fiducia in un Parlamento guidato da una striminzita maggioranza. Macché. Un plebiscito. Irlandesi, volete voi che i gay possano dire 'sì' cascando anche loro nella trappola del matrimonio? Che ottengano pari diritti e pari rotture di scatole? E gli irlandesi, tranquilli, hanno sancito il loro 'Sì'. Come se la comunità degli etero si sposasse con quella dei gay. Che male c'è nello stare tutti insieme?

Rivedo la mappa a giorni di distanza: Francia. Ce l'ho! Spagna. Ce l'ho! Portogallo. Ce l'ho! No, dai il Portogallo no. E invece sì, il Portogallo sì. E L'Italia? Niente. Vabbé dai, un registro delle unioni civili? Una roba alla tedesca, che non si chiama proprio matrimonio, ma quasi quasi? Nulla. Mi chiedo: che fine hanno fatto i DICO, i PACS e tutti quei blandi tentativi dell'era Prodi di restituire dignità ai propri cittadini? Ora ricordo. Ci fu un family day in Piazza San Giovanni, dove un divorziato, poi invischiato in un giro di prostituzione, anche minorile, parlò in difesa della 'famiglia tradizionale'. Il governo Prodi si sgretolò e arrivederci e grazie.

E i gay che intanto si sono sposati all'estero come fanno? Eh, fatti loro. Fatti loro? Fatti loro. Qualche mese fa a Roma il sindaco Marino dice che questi matrimoni valgono anche in Italia, fa una bella cerimonia in Campidoglio e tutti sono contenti. Poi arriva il Prefetto e li sgrida: «Aò ma che state a scherzà?! È illegale. Mo' v'annullo tutto». Già nel 2012 la Corte di Cassazione aveva detto: signori del Parlamento, dateve 'na mossa. Queste persone esistono, si uniscono, convivono, fanno figli. Volete uscire dal Medioevo anche voi o no? Volete fare una leggina facile facile sennò poi ci mettete in difficoltà e noi, non solo non possiamo legiferare, ma per arrivare a sentenza ci mettiamo 20 anni?

È dunque ora? Lo ha detto la Cassazione, ce l'hanno fatta gli Irlandesi, noi che aspettiamo? È uno sforzo piccolo. Importiamo qualche milione di litri di guinness e passa la paura. Invece dal web arriva l'ennesima batosta. La Meloni, la destra gggiovane che avanza, su Facebook si appella ai costi per lo Stato. Un etero si sposa, magari la famiglia si indebita per imitare lo stile di Signorini pensando di fare bella figura, e per alcuni in automatico è un esempio eccellente di famiglia. Anche se divorzia perché ha messo le corna alla moglie con la segretaria o col primo sconosciuto beccato su Facebook. Sarà banalissimo, ma funziona così, dopo un mese o dopo 30 anni insieme e 4 figli. Magari invece un gay si sposa, sugli invitati risparmia, resta fedele, paga le tasse e si sente dire che è un costo. Ma di che tipo? Costa così tanto ad un cervello rimuovere tutta la polvere che riveste la corteccia cerebrale?

Intanto a Lecce due ragazze sono state allontanate da un parco su richiesta di due poliziotti, sollecitati da una premurosa mamma che temeva per il benessere e la sensibilità dei propri figli. I poliziotti che intervengono lasciamoli stare. Fingiamo non avessero di meglio da fare in un Paese con tassi record di corruzione, malaffare, criminalità organizzata. Ma la mamma? È il caso di parlarne.

Io e la mia mamma siamo state tanto tempo in silenzio. Non ci capivamo. Si stava là, in attesa che la primogenita presentasse il principe azzurro e il principe azzurro non arrivava. Manco bussava alla porta. Niente di niente. Quanta delusione, quanto inutile rancore. E intanto facevo le mie scelte. Non si trattava di fare outing. E poi outing di che? Io volevo stare dentro. Stare con amici e amiche che vedessero me, non le mie scelte sessuali. Il solo modo trovato per stare bene è stato quello di mettere in chiaro tutto subito, con chiunque mi relazionassi, togliendo quell'alone di mistero o di sospetto che spesso circonda l'omosessualità. Rinchiudermi in un bar per soli gay? Mai e poi mai. Provarci solo con con donne comprovatamente lesbiche? Macché, mi sarei persa il meglio.

Sono passati anni. Intanto mia madre è diventata coraggiosa. Più coraggiosa di me, che a un certo punto avevo perso la speranza di farmi capire. Si è scrollata di dosso le sue paure e mi ha accettata per quella che sono: una donna a cui piacciono le donne. Qualche mese fa, in base al principio che il paese è piccolo e la gente mormora, un mio zio è stato informato dei gusti di questa sua nipote sciagurata. Gesù, ho pensato. E ora come lo affronta l'imbarazzo con la parentela (e la famiglia è pure grande)? E mentre provavo a giustificarmi dicendo «a me non frega nulla* di cosa pensano gli altri» lei, tranquilla, mi risponde «non frega nulla* neppure a me». Altro che mamma di Baltimora. Mito. Punto.

Quanto sono essenziali le mamme in Italia solo una mamma lo sa. Penso alle mamme coraggiose di Taranto, della Terra dei Fuochi, di Lampedusa, alle mamme vulcaniche e a quelle NO MUOS, per non parlare delle mamme NO TAV. Metti una mamma in prima fila e la battaglia ha tutto un altro sapore. L'attivista può essere tacciato come ragazzino viziato, nostalgico comunista, fannullone, femminista zitella e isterica e così via. Ma quando in piazza scende la mamma è tutta un'altra storia. C'è del rispetto, dell'empatia. Vabbè ma se ci sono le mamme, allora protesto anch'io. Tipo: se la mamma di Baltimora si fosse candidata alle elezioni regionali, avrebbe vinto al primo turno. Ma è nera. Eh, ma sempre mamma è. Se poi dà le carocchie in testa al figlio è il non-plus-ultra. La mamma che battaglia è meglio pure del prete coraggio. Che col prete c'è sempre il rischio che sia gay.

Dunque, care mamme e cari figli, gay o meno, fregatevene anche voi. E quando vi chiedete perché l'Irlanda sì e l'Italia no, presentatevi al grande quiz: quanto sono stato onesto e coraggioso oggi? Ho chiesto di esserlo a chi mi sta intorno? Anziché criticare con rancore sul web questa italietta idiota, sono riuscito a spiegare a qualcuno come potrebbero essere diverse le cose, a smontare garbatamente le ridicole convinzioni e paure che ci circondano? A parole vostre, nelle vostre case, tra i vostri amici e le vostre amiche, tra i cugini, i colleghi di lavoro, le zie e gli zii. Certi giorni bisogna urlare, altri giorni basta ridicolizzare i pregiudizi, rispondere con una dose massiccia d'ironia a una battuta fuori luogo. Le case sono piene di cornuti e puttanieri, di gente che non fa sesso degnamente col proprio partner, di coppie infelici che si tengono in piedi per mero interesse. Amare (o anche solo fare sesso con) una persona del proprio stesso sesso non può essere una vergogna. Né per noi né per chi ci vuole bene. Combattete questa idiozia quotidiana, s'il vous-plait. Se, nell'attesa di migliorarci, qualcuno smettesse di pompare quella pessima musica dance alle parate del Gay Pride forse velocizzeremmo il tutto. E ricordate: una mamma al vostro fianco è più convincente di una pinta di guinness.