società

Martinica e Guadalupa: le ex colonie francesi sono in rivolta

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 24 febbraio 2009
La miccia è partita in Guadalupa, a causa di un costo della vita troppo elevato e di imposizioni culturali considerate alienanti. Idisordini si sono poi estesi in Martinica, nella Guiana Francese e nella Réunion. Le dimostrazioni delle ex colonie arriveranno anche nella Francia metropolitana? Opinione di un giovane della Martinica.

La mobilitazione sociale cominciata il 5 febbraio nell'isola della Martinica è nata per solidarietà con la Guadalupa. Ma per gli abitatni della Martinica è anche uno stimolo a riflettere sulle proprie rivendicazioni. Per il futuro si presagisce un peggioramento della situazione. Perché? Dicevamo il 5 febbraio: tutto ha preso forma in quel giorno. Migliaia di martinichesi sono scesi in strada per denunciare una situazione che «era durata già abbastanza». Tra il trambusto generato dalle manifestazioni e l'inizio dei negoziati con il prefetto della Regione Martinca, è nato, appunto, il “Collettivo del 5 febbraio”.

Centinaia di rivendicazioni in Martinica

Le riforme emanate dallo Stato francese a partire dall' insediamento dell'Ump (Unione per un Movimento Popolare) hanno fatto nascere una rivolta all'interno della popolazione di Guadalupa e Martinica. Lo sciopero generale condotto dall'Lkp (Lyannaj Kont Pwofita-syon, il collettivo delle organizzazioni culturali, politiche e sindacali dell’isola) in Guadalupa ha permesso alla popolazione delle due isole di smascherare “l'inacceptabile” e di cominciare una riflessione sul proprio statuto che si è rivelata contagiosa: si dice, o addirittura si proclama, che questa mobilitazione sociale sia un fatto storico nei dipartimenti dell' Oltre-mare (le ex-colonie francesi). La mobilitazione è stata causata da una crisi sociale: lo si puo' leggere nella lista delle 146 rivendicazioni riguardanti tutti i settori toccati dalle riforme dello Stato francese, classificate in 10 capitoli nel testo redatto dalla Guadalupa: 133 sono invece le rivendicazioni riguardanti la Martinica. Questa crisi conferma l'asfissia di un sistema e il soffocamento della popolazione dei Caraibi.

Anche questa è Europa

Il 19 febbraio finalmente il Presidente della Repubblica francese si è deciso ad intervenire nella situazione per dare un quadro generale di quello che sarà il trattamento delle rivendicazioni di questi due “paesi”, la Guadalupa e la Martinica. Ma al di là delle misure di riassestamento strutturale, malgrado i fondi stanziati in alcuni settori e malgrado lo Stato che investe per risolvere questa crisi, è importante prendere in considerazione l'idea che si debbano convocare degli “Stati Generali” (delle assemblee consultive, ndr) all'interno delle due isole. Una proposta abbastanza atipica ed un progetto di una certa portata. Resta da capire come uscire da questa crisi il più rapidamente possibile. La fiducia si è affievolita nello spirito degli abitanti di Guadalupa e Martinica. Vogliono che lo Stato si prenda le sue responsabilità, anche perché i problemi legati alla convivenza di diverse componenti nella nostra società sono ormai alle strette. Il rapporto di forza che si è instaurato tra lo Stato, i datori di lavoro, le collettività territoriali, i rappresentanti sindacali, la politica e la società civile rivela un disagio radicato. Un disagio che ha per sfondo la dignità e il rispetto politico, sociologico, identitario ed economico di una regione. Un malcontento verso gli schemi che strutturano le relazioni tra la Francia, la Guadalupa e la Martinica, e che potrebbe anche estendersi alle coscienze di tutta la Francia. Non è ancora chiaro se questa mobilitazione darà luogo ad un vero processo di rifondazione della società.

Ma dov'è l'Unione europea in questa vicenda e che cosa può fare veramente? Nessuno ne parla. Neanche le figure politico-istituzionali che potrebbero tentare di far emergere un sentimento europeo, fosse anche negativo, in queste regioni “ultraperiferiche” dell'Unione europea.

Malik Duranty ha 30 anni e sta svolgendo un dottorato in Scienze Politiche all'Università delle Antille e della Guiana a Pointe-à-Pitre.