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Mamma a 27 anni, cerca stage a Bruxelles. “Famiglia e lavoro, un diritto”

Articolo pubblicato il 05 settembre 2012
Articolo pubblicato il 05 settembre 2012
Ogni anno in Italia 4 neomamme su 10 abbandonano il lavoro. Valentina Brogna, che di anni ne fa 27, ha fatto il percorso inverso: quando suo figlio è nato, ha cominciato i primi stage importanti per la sua futura carriera. Il suo segreto? Una famiglia dietro alle spalle.
E alle donne che si trovano a scegliere tra lavoro e maternità, dice chiaro e tondo: "non fatevi ingannare, entrambi sono un vostro diritto".

Sono rimasta incinta all’ultimo anno di laurea specialistica: quando ormai mi mancavano tre esami, uno stage e la tesi” racconta Valentina Brogna, 27 anni, di Verona, laureanda in Scienze Politiche. Ora è in partenza per Bruxelles, dove l’attende uno stage di tre mesi all’European Women’s Lobby. Valentina vanta un Erasmus a Bordeaux, una laurea triennale e cinque lingue parlate nel curriculum. Ma non è ancora sufficiente per trovare un lavoro dopo la laurea specialistica.

"Quando una donna partorisce perde tutte le sue qualifiche. Diventa una ‘mamma’, e nient’altro".

Spesso mi prendono dei momenti di sconforto,mi chiedo se sto dedicando abbastanza tempo al mio bambino e come crescerà in questi mesi in cui io sarò lontano”. Valentina lascerà il bambino nelle mani dei genitori e del fidanzato, e lo vedrà crescere grazie a Skype. “Per fortuna esistono i voli low cost – sospira - Ho pensato di portarlo con me a Bruxelles. Ma il mio sarà uno stage non retribuito, anche se lavorerò a tempo pieno. Non posso proprio portarlo con me in questo viaggio”.

In un’occasione simile, invece, madre e figlio erano rimasti assieme Durante la gravidanza era partita per Roma, anche in quel caso per uno stage in una Ong (Focsiv). “Nel primo anno dalla sua nascita ho rallentato i miei ritmi di lavoro. Ho sostenuto gli esami che restavano grazie all’aiuto dei professori. A 14 mesi l’ho iscritto all’asilo nido”. Una possibilità che sta per venire meno: l’asilo dove il piccolo è stato accettato dovrà chiudere a breve, in mancanza di finanziamenti.

Non solo precarietà lavorativa

Il bambino ora sta per compiere19 mesi e cresce circondato dall’affetto della madre e di tutti i famigliari e amici. “Senza il loro aiuto, non avrei potuto fare la scelta che ho fatto”, sottolinea più volte, come per ricordare quelle che non ce la fanno. Ma la precarietà lavorativa non è il solo problema che la nuova famiglia dovrà affrontare.

Il padre del bambino è nato in Camerun ed è arrivato in Italia nel 2005. Attualmente, fa il cameriere per finanziarsi gli studi di Medicina. Ha un visto studentesco che deve essere rinnovato ogni anno, e fino al 2015 non potrà chiedere la nazionalità italiana, necessaria per la permanenza dentro l’area Schengen. Alla precarietà lavorativa della madre, dunque, si aggiunge una nuova difficoltà, che le attuali leggi italiane sull’immigrazione non fanno altro che acuire.

"Non pensate che il lavoro escluda la possibilità di farsi una famiglia. E’ la società che vi costringe a pensare così"

In un paese come l’Italia, dove ogni anno 4 neomamme su 10 interrompono il lavoro per prendersi cura dei figli (dati Istat), Valentina è l’unica, del suo cerchio di amiche, ad aver avuto un bambino a questa età: “ho delle conoscenti che, nelle mie stesse condizioni, hanno fatto una scelta diversa. Le giovani senza una famiglia o un marito che possano mantenerle non hanno la libertà di fare quello che sto facendo io. Una società che ti mette di fronte alla scelta tra lavoro e famiglia è una società retrograda”.

In un primo momento, solo il padre si è dimostrato contrario alla sua idea di partire all'estero senza il bambino: “è diffusa l’idea che i bambini fino a 3 anni debbano restare tutto il tempo con la madre. Ma mio figlio sta crescendo sano e forte. E’ fin troppo vivace, in certi momenti”.

Manca la volontà politica di permettere la conciliazione tra famiglia e lavoro

Per Valentina non è giusto che gli uomini diventati papà possano continuare a lavorare, e le loro compagne debbano sacrificare una parte significativa della loro carriera: “quando una donna partorisce perde tutte le sue qualifiche. Diventa una ‘mamma’, e nient’altro. Questo problema non è solo culturale, ma anche politico. Manca la volontà, nei nostri politici, di permettere la conciliazione tra famiglia e lavoro”.

Valentina rivela, senza fare nomi, altre storie meno fortunate della sua: “una mia amica infermiera si è vista sottoporre un contratto a tempo determinato, a condizione che non rimanesse incinta per almeno un anno. Altre mie conoscenti rimandano il parto oltre i 35 anni, quando diventa più rischioso per il feto. Quando le donne vengono ridotte al solo ruolo riproduttivo, la loro pretesa emancipazione diventa un bluff”.

A quante si trovano nella sua stessa situazione, Valentina dice: “non pensate che il lavoro escluda per forza la possibilità di farsi una famiglia. E’ la società che vi costringe a pensare così. Io non voglio convincere nessuno che è bene avere un bambino, ognuno ha il diritto di scegliere cosa fare. Ma questa libertà si paga a caro prezzo: nella mia situazione, ho potuto scegliere perché la famiglia mi ha aiutato, supportandomi in tutto”.

"Spesso mi prendono dei momenti di sconforto,mi chiedo se sto dedicando abbastanza tempo al mio bambino"

Che cosa è cambiato davvero, dopo la nascita del bambino? “Avere un bambino ti cambia la vita, in meglio – risponde, senza esitazioni - Ti poni in modo diverso in tutto quello che fai, avrai meno tempo, ma quello che passerai con tuo figlio, anche solo cinque minuti, sarà importantissimo e ti insegnerà qualcosa. E’ incredibile quello che i bambini riescono a insegnare agli adulti…”.

Per quanto riguarda il futuro, Valentina ha in programma di concludere la sua tesi sul “land grabbing” nei paesi in via di sviluppo e cercare lavoro in una Ong. “In Italia o all’estero, non fa differenza per me. Ovunque ci sia la possibilità di avere una famiglia e un lavoro allo stesso tempo”. Un paese, quindi, dove questo diritto sia tutelato.

"Mi hanno accolto a braccia aperte, anche con il pancione".

La storia di Valentina si trova anche sul blog Danordasudparliamone.

Foto di copertina: (cc) Neil Krug/flickr. Nel testo: ©cafebabel.com. Video: eawebtv/youtube.