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Male Feminists for Europe: il femminismo riguarda tutti noi

Articolo pubblicato il 08 marzo 2017
Articolo pubblicato il 08 marzo 2017

L'autore danese per Politiken Henrik Marstal e il consulente digitale Robert Franken si definiscono ufficialmente femministi dal 2016: combattono per la parità di genere attraverso l'iniziativa Male Feminists for Europe (MEF), una piattaforma internazionale che boicotta i discorsi macisti che invadono la società. Li abbiamo raggiunti a Copenhagen e Colonia per la Giornata dei Diritti delle Donne. 

cafébabel: Perché l'Europa ha bigno di uomini femministi nel 2017?

Henrik: Ci sono un buon numero di uomini femministi, almeno nei paesi del nord-Europa dove vivo. Ma dovremmo avere ancora più uomini che si schierano: la parità di genere è qualcosa che ci riguarda tutti. E visto che storicamente gli uomini sono stati gli oppressori, bisogna veramente lavorare per cambiare le cose!

Robert: Non si tratta solo di un argomento europeo, ma da qualche parte bisogna pur iniziare! Quello che serve è far capire agli uomini che il femminismo, una identità nuova per le donne, rientra nelle loro priorità.  Il dibattito riguarda da vicino gli uomini: i rapporti uomo-donna, la politica, le leggi, la carriera e l'educazione. Credo che il femminismo sia uno dei movimenti che può avere più impatto sulla società per cambiarla in meglio. Gli uomini devono prendere un ruolo attivo in questo, diventare degli attivisti. E il femminismo può essere una buona guida per farlo. 

cafébabel: Cosa pensano gli uomini danesi e tedeschi dei diritti delle donne?

Henrik: E' difficile da spiegare in poche parole. L'anno scorso l'annuale Global Gender Gap Report ha sottolineato che la Dnaimarca è finita al diciannovesimo posto in termini di parità di genere, mentre gli altri quattro paesi nordici- Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia- sono le prime quattro in classifica! E' stato molto imbarazzante per alcuni danesi.  Molti uomini e anche molti politici sono perfettamente a conoscenza del bisogno di rimettere la donna al centro. Ma per altre persone "femminismo" è ancora una parola impronunciabile e "fimminismo al mashile" è considerato come essere affetti dalla Sindrome di Stoccolma.  

Robert: Non c'è una prospettiva chiara, almeno non solo una. Senza esagerare con gli stereotipi, posso dire che ci sono almeno quattro categorie di uomini:  

A. Uomini che si sentono minacciati dal femminismo. Hanno paura dell'uguaglianza di genere e non hanno veramente riflettuto sul loro ruolo. Cercano molto spesso di scappare da discussione che riguardano il genere. 

B. Uomini che stanno vivendo la parità di genere, semplicemente. Sono naturali nel dividere opportunità e responsabilità sia in famiglia che al lavoro. Non imbracciano il dibattito, perché non ne sentono la motivazione.

C. Uomini che hanno deciso di rimanere indifferenti. Sono in silenzio perché sanno che è un impegno troppo grande battersi per le donne: bisogna essere anche uomini diversi. E questo costa troppo caro psicologicamente. 

D. Uomini che sono fermamente convinti che stiamo già immersi nella parità di genere. Non vogliono proprio sentire parlare di femminismo, ogni discussione li fa andare fuori di testa perché "il gender gap" non esiste!

cafébabel: Non pensate che la vostra iniziativa possa risultare un po' patriarcale, dei cavalieri su un cavallo bianco che vogliono salvare le donne?

Henrik: Con MFE non abbiamo nessuna intenzione di "difendere le donne"- lo possono fare molto meglio da sole. Essere femministi significa essere molto duri nei confronti di un atteggiamento patriarcale. Anche se è molto difficile per le strutture sociali che abbiamo dopo secoli d storia macista. Quindi ogni uomo e anche donna è portato ad agire in modo patriarcale a volte. Speriamo proprio non sia il caso di MFE! 

Robert: Le donne non hanno bisogno di noi per essere difese. Il nostro obiettivo è fare da ponti per un vuoto teorico e pià attuale che mai tra uomini e femminismo. Vogliamo rendere gli uomini parte della soluzionem parte di una storia diversa. Non usiamo dogmi o un'agenda precisa. Offriamo solo uno spazio per il dialogo!

cafébabel: La vostra battaglia #men4equality chiede dibattiti per entrambi i generi e anche un rifiuto da parte degli uomini a parlare solo ad altri uomini: che tipo di reazione c'è stata a questo?  

Henrik: Le persone cercano di rispettare questo consiglio sempre di più. Recentemente, il partito verde danese Alternativet (di cui sono membro) ha deciso di rifiutare alla partecipazione ad incontri pubblici per soli uomini. Può essere un buon inizio, credo. 

Robert: Il rusultato è un bel mix. Le donne supportano molto la nostra iniziativa #men4equality aldilà di chi firma la petizione. Molti organizzatori di eventi e conferenze credono nella meritocrazia: se una speaker donna è brava, viene invitata punto. Sfortunatamente, le cose non sono così semplici. Per questo, sembra strano, ma ancora oggi bisogna guardare i parametri con cui vengono organizzati i dibattiti. 

cafébabel: Come rispondereste a un uomo che dice "Pulisco, cucino, mi prendo cura della casa: cosa dovrei far di più come uomo?" 

Henrik: Risponderei: " Stai andando bene, ma puoi fare di più. Pensa a secoli di storia in cui gli uomini hanno oppresso l'identità della donna e ancora lo fanno. Lascia che Goggle sia tuo amico nella ricerca e Justin Trudeau il tuo modello di riferimento"

Robert: Allora perché dovrebbe fermarsi? Non è una questione dei lavori di casa o di buttare la spazzatura. Si tratta di un approccio che riguarda la vita profonda. Gli uomini devono approfittare davvero dell'abbattimento delle barriere di genere. Per essere anche uomini in modo nuovo. I ruoli predefiniti spesso limitano la nostra personalità. Il genere deve essere una componente che aggiunge, non che toglie. 

cafébabel: Il politico polacco di destra Janusz Korwin-Mikke ha detto davanti al Parlamento Europeo che "le donne sono minoritarie, più deboli e meno intelligenti, quindi andrebbero pagate di meno". Come convincerlo a passare alla vostra posizione? 

Henrik: Gli direi: i tuoi pregiudizi stanno disarmando anche te stesso. Stai offendendo i membri della tua famiglia, le tue colleghe, le tue amiche! Come puoi fae questo?! Questo è il mio suggerimento: perché non sali sulla macchina del tempo e torni a Copenhagen nel 1840? Con una camminata ti spiegherò qualcosa sul mondo moderno"

Robert: Bene, diciamo che gli ho in qualche modo già risposto. Ho scritto qualcosa come " Che vecchio e triste uomo sei" sulla sua pagina Facebook. Di sicuro non è il commento più intellettuale che potessi fare, ma non si può rispondere con lunghi commenti ad ogni cavolata che viene tirata fuori. Rappresenta una minoranza di uomini che direbbero cose così gravi in pubblico, ma contribuisce comunque alla misoginia generale. 

cafébabel: çìattrice Emma Watson si è trovata in mezzo ad una crociata contro la sua copertina su Vanity Fair. Perché nnon riusciamo a capire che- con le sue parole- si può essere femministe e aver le tette? 

Henrik: Perché le donne sono ancora rappresentate dai loro corpi, mentre agli uomini basta metterci la faccia. E perché ancora il corpo delle donne appartiene nell'immaginario di centinaia di anni agli uonini. E' una delle sfide cruciali del momento. Povera Emma Watson. 

Robert: Penso che la risposta che è riuscita a dare parla da sola: "si tratta di libertà". Non vuole certo diventare ostaggio del suo femminismo. Non posso che essere d'accordo con la sua provocazione. 

cafébabel: Cosa pensate di chi twitta il lato B di Justin Trudeau?

Henrik: Certamente è sessista. Ma è anche un meta commento ironico al sessismo che viene fatto ogni giorno sulle donne. 

Robert: Davvero le donne stanno facendo questo? Non anche gli uomini? Diciamo che Ttudeau è diventato un'icona del femminismo al maschile. Se qualcuno ama il suo culo ok, non c'è problema. Ma va ridotto a una parte del corpo. Voglio dire, se fosse stato una donna femminista qualcuno avrebbe accettato questi tweet? Probabilmente non molto. 

cafébabel: Molte donne hanno marciato e continueranno a marciare sia in Europa che in tutto il mondo contro Donald Trump e la sua rappresentazione del ritorno al macismo. Avevamo davvero bisogno di questo "nemico" per far vedere al mondo quanto siano importanti i diritti delle donne? 

Henrik: No, non dovevamo aspettare questo. Ma a volte una pressione più forte è il migliore ambiente per creare qualcosa di nuovo. 

Robert: E' stato un catalizzatore. Ha messo insieme così tanti elementi disgustosi nei confronti delle donne  che la dimensione di rifiuto era obbligatoria! Trump ha aiutato il movimento a trovare il suo momentum, e credo sia leggittimo usarlo. Ma l'obiettivo importante è un altro: uscire una volta per tutte da logiche misogine come quella di Trump. 

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In MFE Henrik Marstal & Robert Franken vogliono sottolianeare l'importanza della battaglia per un'identità nuova delle donne per tutta la società. La piattaforma mette a disposizione contenuti europei. Clicca qui per supportare l'idea.