società

Lorenzo Guadagnucci: "Genova fu il deserto dei diritti"

Articolo pubblicato il 20 luglio 2011
Articolo pubblicato il 20 luglio 2011
Cosa rimane delle immagini del G8 di Genova, a 10 anni di distanza? Cosa rimane dopo il fiume di articoli, discorsi e sentenze? “Tristezza”, risponde Lorenzo Guadagnucci, giornalista e fondatore del Comitato Verità e Giustizia per Genova. Guadagnucci era dentro la scuola Diaz, quando la polizia ha fatto irruzione. E certe immagini non può né vuole dimenticarle.

Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano. La regola dovrebbe essere valida anche per Genova. A volte abbiamo paura di perderla tutta in una volta, se ne parliamo. O forse parlando di altre città - da Seattle a Firenze, passando per Porto Alegre - l’abbiamo già perduta a poco a poco.

Giornalista del Resto del Carlino, subì i pestaggi nella scuola DiazSono passati 10 anni da quel maledetto 20 luglio 2001. Un ragazzo è morto in una piazza mentre 200 mila persone manifestavano. Alcuni in maniera violenta, la maggior parte pacificamente. Ma non è questo il punto. Un ragazzo è morto, nel bel mezzo della “più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. La definizione è di Amnesty International. Un deserto di diritti umani in una città diventata improvvisamente invisibile.

Genova, tra il 19 e il 21 luglio 2001, è sparita. Scomparsa in mezzo a una fitta nebbia fatta di molotov, omissioni e mezze verità. La cronaca di quei giorni è nota. Si è già detto e scritto tutto. L’assalto al Defender e la morte di Carlo Giuliani. Le singolari “perquisizioni” con le forze dell’ordine armate di caschi e manganelli alla scuola Diaz, media center e dormitorio per i manifestanti. Le urla di ragazze e ragazzi fermati, insultati e picchiati nella caserma di Bolzaneto.

"Solo tristezza"

Ma cosa rimane di quelle immagini oggi, a 10 anni di distanza? Cosa rimane dopo il fiume di articoli, discorsi e sentenze? “Tristezza”, risponde Lorenzo Guadagnucci, giornalista e fondatore del Comitato Verità e Giustizia per Genova. Guadagnucci era dentro la scuola Diaz, quando la polizia ha fatto irruzione. E certe immagini non può né vuole dimenticarle: “Penso a quanto hanno sofferto tantissime persone. Penso ai familiari di Carlo Giuliani, che non hanno avuto nemmeno l’opportunità di discutere cosa sia successo in piazza Alimonda con un processo e quindi un confronto di tutte le possibili ipotesi. È una sofferenza che non passa e non potrà mai passare. Non passa - né passerà - per le vittime delle torture a Bolzaneto, per le torture di ogni forma vissute all’interno della scuola Diaz. Abbiamo dovuto vivere quell’esperienza in solitudine. E questa è una ferita che fa male”.

Mai una parola di ripudio, da parte delle istituzioni

"I fatti del luglio 2001 sono l’origine dei tanti abusi e delle tante limitazioni dei diritti che vediamo ogni giorno"

Qui il problema non è perché ricordare - o perché dimenticare - Genova. Qui la questione è un’altra: perché non possiamo non ricordare - o dimenticare - quella città e quei giorni. “Genova è la madre dei diritti negati”, spiega Guadagnucci. “I fatti del luglio 2001 - continua - sono l’origine dei tanti abusi e delle tante limitazioni dei diritti che vediamo ogni giorno. Magari a pagare, stavolta, sono altri. La pagano i migranti, la pagano i detenuti, la pagano tutte le persone che si trovano nella condizione di dover rivendicare qualcosa di fronte a istituzioni sempre più autoritarie e insofferenti verso le manifestazioni di dissenso”.

Da parte delle istituzioni non c’è mai stata una parola netta di ripudio degli episodi avvenuti a Genova nel luglio 2001. Nemmeno una sillaba di scusa rispetto agli abusi subiti dalle vittime. Forse è proprio per questo motivo che è impossibile dimenticare quei giorni. Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone. Genova, città che per tre giorni fu invisibile, si è opposta - e si oppone - al deserto dei diritti. Chi non vuole dimenticare si oppone - e si opporrà - al deserto della memoria. Le istituzioni, finora, hanno fatto poca resistenza all’avanzata delle dune. E rischiano di venire inglobate nel deserto della coscienza.

Foto: home-page (cc) Noi della Diaz; Video: youtube