società

Lo Stato della follia

Articolo pubblicato il 04 dicembre 2013
Articolo pubblicato il 04 dicembre 2013

Lo Stato della follia non è quello dei pazienti, ma l'Italia stessa. Un documentario fa luce su un mondo nascosto e oscuro: è quello di centinaia di pazienti che vengono trattati come detenuti. 

Pen­sa­vo che i ma­ni­co­mi fos­se­ro chiu­si”, si sor­pren­de Luigi Ri­go­ni quan­do si rende conto che dal car­ce­re sta per es­se­re tra­sfe­ri­to, senza trop­pe spie­ga­zio­ni, in un Ospe­da­le Psi­chia­tri­co Giu­di­zia­rio (OPG). L’at­to­re, ex-in­ter­na­to, è la voce nar­ran­te del do­cu­men­ta­rio di Fran­ce­sco Cor­dio, Lo Stato della Fol­liaIl film, sfon­da le porte dei co­sid­det­ti OPG – an­co­ra 6 in Ita­lia, ospi­tan­ti oltre 1000 per­so­ne – per ir­rom­per­vi senza pre­av­vi­so e do­cu­men­ta­re im­ma­gi­ni che par­la­no da sole, sto­rie che non hanno bi­so­gno della pa­ro­la, volti stan­chi, al tempo stes­so si­len­zio­si ed elo­quen­ti. Ma quel­lo che col­pi­sce an­co­ra più delle im­ma­gi­ni è il ru­mo­re di fondo delle ri­pre­se, le sbar­re e i la­men­ti inin­ter­rot­ti che fun­go­no ini­zial­men­te da co­lon­na so­no­ra. Unica ec­ce­zio­ne l’OPG di Ca­sti­glio­ne delle Sti­vie­re (MN), il solo a ospi­ta­re anche le donne, che si di­stin­gue dagli altri per il fatto di es­se­re una strut­tu­ra pret­ta­men­te sa­ni­ta­ria. Che fun­zio­na.

La du­rez­za della real­tà è valsa al do­cu­men­ta­rio, da ul­ti­mo pro­iet­ta­to al Pic­co­lo Apol­lo di Roma, il Pre­mio Ila­ria Alpi 2013 e la men­zio­ne spe­cia­le al BI­Fe­st 2013 di Bari.

Esso ci ri­cor­da che in Ita­lia la di­sci­pli­na in tema di mi­su­re di si­cu­rez­za, tra le quali rien­tra il ri­co­ve­ro pres­so gli OPG, ri­sa­le al co­di­ce pe­na­le ema­na­to sotto il re­gi­me fa­sci­sta e che tali strut­tu­re sono ri­ma­ste so­stan­zial­men­te estra­nee e im­per­mea­bi­li alla cul­tu­ra psi­chia­tri­ca ri­for­ma­ta. Que­st’ul­ti­ma pre­ve­de­va il su­pe­ra­men­to della lo­gi­ca ma­ni­co­mia­le at­tra­ver­so la chiu­su­ra degli ospe­da­li psi­chia­tri­ci e la re­go­la­men­ta­zio­ne del trat­ta­men­to sa­ni­ta­rio ob­bli­ga­to­rio. Il film ci mo­stra l’or­ro­re del­l’ab­ban­do­no igie­ni­co, sa­ni­ta­rio e giu­di­zia­rio di quel­la che do­vreb­be es­se­re una mi­su­ra di si­cu­rez­za al­ter­na­ti­va alla de­ten­zio­ne car­ce­ra­ria, de­sti­na­ta a sog­get­ti, non pu­ni­bi­li o non im­pu­ta­bi­li, che hanno com­mes­so un de­lit­to e che, sic­co­me ri­te­nu­ti so­cial­men­te pe­ri­co­lo­si, ne­ces­si­ta­no di in­ter­na­men­to in strut­tu­re de­di­ca­te alla cura e  ria­bi­li­ta­zio­ne del sin­go­lo. Pic­co­lo det­ta­glio: la du­ra­ta di tali mi­su­re non è de­ter­mi­na­ta nel mas­si­mo e può du­ra­re anche fino alla morte del sog­get­to. Per tale mo­ti­vo, ogni in­ter­na­to do­vreb­be es­se­re sot­to­po­sto a pe­rio­di­co e ap­pro­fon­di­to con­trol­lo sa­ni­ta­rio che ne ri­le­vi gli even­tua­li pro­gres­si. Pec­ca­to che, come spie­ga il re­gi­sta, spes­so tali con­trol­li si ri­du­co­no a spo­ra­di­ci in­con­tri di 30 mi­nu­ti al mese tra lo psi­chia­tra di turno e l’in­ter­na­to.

L'Eu­ro­pa sana

L’Eu­ro­pa ha di­ver­sa­men­te af­fron­ta­to il pro­ble­ma dei pa­zien­ti psi­chia­tri­ci au­to­ri di reati gravi: in In­ghil­ter­ra, per esem­pio, i 3 ospe­da­li in at­ti­vi­tà sono ge­sti­ti dal Ser­vi­zio Sa­ni­ta­rio Na­zio­na­le (e non dal Mi­ni­ste­ro della Giu­sti­zia), di re­cen­te co­stru­zio­ne e ca­rat­te­riz­za­ti dal­l’e­le­va­ta do­ta­zio­ne strut­tu­ra­le e di per­so­na­le, basti pen­sa­re che gli psi­chia­tri che vi la­vo­ra­no sono spe­cia­liz­za­ti anche in psi­chia­tria fo­ren­se. Ma so­prat­tut­to, la de­gen­za media in que­sti ospe­da­li è di circa 5 anni e la re­vi­sio­ne pe­rio­di­ca degli in­ter­na­ti è de­vo­lu­ta al Men­tal Heal­th Re­view Tri­bu­nal, una strut­tu­ra for­ma­ta da ad­det­ti ai ser­vi­zi so­cia­li (lay mem­bers), con­su­len­ti psi­chia­tri­ci (me­di­cal mem­bers) e fi­gu­re con espe­rien­za giu­ri­di­co-fo­ren­se (legal mem­bers).

Nel si­ste­ma spa­gno­lo, in­ve­ce, non è con­sen­ti­ta l’ap­pli­ca­zio­ne di mi­su­re di si­cu­rez­za a ti­to­lo prov­vi­so­rio, né tan­to­me­no l’in­ter­na­men­to sine die dei sog­get­ti ri­te­nu­ti so­cial­men­te pe­ri­co­lo­si: le mi­su­re di si­cu­rez­za pos­so­no es­se­re di­spo­ste solo con la sen­ten­za che de­fi­ni­sce il pro­ce­di­men­to pe­na­le e non pos­so­no avere una du­ra­ta su­pe­rio­re a quel­la della pena che sa­reb­be stata ir­ro­ga­ta al­l’au­to­re del reato qua­lo­ra im­pu­ta­bi­le.

-Leggi qui l'in­chie­sta sui ma­ni­co­mi chiu­si e ab­ban­do­na­ti in Ita­lia -

In Ita­lia è da poco ter­mi­na­to Il viag­gio di Marco Ca­val­lo nel mondo di fuori. Il gran­de ca­val­lo az­zur­ro di car­ta­pe­sta, idea­to nel 1973 nel ma­ni­co­mio di Trie­ste e sim­bo­lo della li­ber­tà ac­qui­sta­ta dagli in­ter­na­ti, ha per­cor­so 10 re­gio­ni fa­cen­do tappa nei 6 ospe­da­li at­ti­vi per chie­der­ne la chiu­su­ra, dire "no" ai mini OPG e chie­de­re l'a­per­tu­ra di Cen­tri di Sa­lu­te Men­ta­le h24. La cam­pa­gna idea­ta da Sto­pO­PG, co­mi­ta­to che riu­ni­sce de­ci­ne di as­so­cia­zio­ni ita­lia­ne, con­te­sta l’at­tua­le si­ste­ma re­pres­si­vo ri­spet­to a quel­lo te­ra­peu­ti­co di cui ne­ces­si­te­reb­be­ro gli in­ter­na­ti. Inol­tre, si batte per la chiu­su­ra de­fi­ni­ti­va di quel­li che con­ti­nua­no a es­se­re a tutti gli ef­fet­ti ma­ni­co­mi e, di con­se­guen­za, per evi­ta­re che le nuove pre­vi­sio­ni le­gi­sla­ti­ve ri­sol­va­no la que­stio­ne ag­gi­ran­do il vero pro­ble­ma, li­mi­tan­do­si a chiu­de­re gli OPG sta­ta­li per ria­prir­li sotto forma di OPG re­gio­na­li. Quel­la ap­pe­na con­clu­sa è l’en­ne­si­ma corsa di un ca­val­lo az­zur­ro che, da de­cen­ni, oltre a es­se­re "con­tro", è so­prat­tut­to "per": per il di­rit­to, il ri­spet­to e la di­gni­tà, per la cura e il rein­se­ri­men­to so­cia­le, la­vo­ra­ti­vo e abi­ta­ti­vo. Di tutti, fol­li-rei com­pre­si. Anche gra­zie a tali cam­pa­gne di sen­si­bi­liz­za­zio­ne, ma solo a se­gui­to della stig­ma­tiz­za­zio­ne da parte del Co­mi­ta­to per la pre­ven­zio­ne della tor­tu­ra del Con­si­glio eu­ro­peo e degli esiti por­ta­ti alla luce dal­l’at­ti­vi­tà svol­ta dalla Com­mis­sio­ne par­la­men­ta­re di in­chie­sta sul SSN (Ser­vi­zio Sa­ni­ta­rio Na­zio­na­le) – il cui ri­sul­ta­to vi­si­vo è poi stato tra­sfor­ma­to in do­cu­men­ta­rio - l’I­ta­lia ha fi­nal­men­te adot­ta­to un de­cre­to legge che pre­ve­de la chiu­su­ra degli OPG per il 1° apri­le 2014.