società

L'Humanité, sempre e comunque

Articolo pubblicato il 23 marzo 2015
Articolo pubblicato il 23 marzo 2015

Giornale fondato dal dirigente socialista Jean Jaurès, poi organo ufficiale del Partito Comunista Francese (PCF) e successivamente quotidiano d’opinione, l’Humanité è sempre stato un caso a parte. Oggi la redazione, con base a Saint Denis, si concentra sempre più sull’attualità, pur non dimenticando le proprie radici comuniste. Reportage su un giornale «degno del suo nome».

Un vento di quiete dopo la tempesta soffia sulla redazione de l’Humanité. Alcuni giornalisti scrivono al computer, avvolti in un silenzio religioso. Ognuno dal proprio box, i diversi funzionari bisbigliano, mentre vibrano le ventole delle unità centrali, in un’atmosfera che si avverte calda solo perché fuori splende il sole. Dentro, un mese dopo gli attentati del 7 gennaio, le stigmati compaiono innanzitutto sotto forma di immagini. Come foto di famiglia, ai muri dell'edificio sono state appese alcune copertine, dei messaggi scarabocchiati a matita, delle semplici frasi scritte. Qui, le vittime di Charlie erano ben conosciute. Tignous e Wolinski ci disegnavano. Charb ci lavorava.

Il lettore-salvatore

Gli attacchi hanno certamente scosso l’intera redazione del quotidiano di Saint-Denis. I giornalisti hanno dovuto affrontare un mese terribile, lavorando duro per trovare il giusto equilibrio tra informazione ed emozione. Ma a metà febbraio, quando l’immenso slancio di solidarietà ha iniziato a lasciare sempre più spazio alla quotidianità, si è dovuto ammettere che era giunto il momento di tornare a pensare un po’ a se stessi. E così, da qualche tempo, dalle sue pagine, l’Humanité lancia un appello alle donazioni. Oggi, il giornale ha una tiratura di 40.000 copie nei giorni settimanali, raggiungendo le 70.000 copie la domenica. Troppo poco per garantirne la sopravvivenza senza chiedere aiuto ai primi mecenati del giornale: i suoi lettori.

Tuttavia, è un Patrick Apel-Muller piuttosto disteso che ci riceve negli uffici della redazione. Ed è con un sorriso largo quanto i suoi baffi che il caporedattore de “L’Huma” ci invita ad accomodarci dietro un mucchio piuttosto impressionante di libri d’ogni sorta. Gambe accavallate, continua a sorridere fino a quando gli si chiede conferma delle cattive condizioni in cui versa il giornale. «L'Humanité ha delle difficoltà economiche», precisa a bassa voce. Ma, rispetto «ad altri», il quotidiano se ne esce piuttosto bene. Con gli appelli alle donazioni, lo scorso dicembre, l’impresa ha raccolto circa 1.300.000 euro. Ciò permette di dimenticare per un po' le questioni economiche, ma soprattutto significa che l’Huma è un giornale che ha il vantaggio d’essere letto da… filantropi.

Del miele, dello zucchero 

Nel 2012, quegli stessi lettori avevano fatto entrare più di 2 milioni di euro nelle casse del giornale. Ma chi sono queste persone? «Gente comune», afferma Patrick Appel-Muller, grattandosi una gamba. «Dei pensionati che utilizzano i loro pochi contributi, per esempio». Dei salvatori essenzialmente, senza i quali la pila dell’edizione del giorno che fa bella mostra nello scaffale sarebbe molto più esigua. L’azienda lo sa bene e cerca di alimentare questo vincolo privilegiato. «Dall’organizzazione di vacanze intelligenti al fornire prodotti locali», risponde il nostro uomo quando deve spiegare i progetti per gli sviluppi futuri. Dei viaggi a Cuba con un giornalista esperto di quei luoghi, degli invitati speciali per la grande festa che si organizza ogni anno, del miele, dello zucchero… l’Huma, insomma, non è solo un giornale. Come potrebbe esserlo? Ogni copia viene venduta a 1,70 euro ma produrla ne costa 2. Tagli ai fondi pubblici, riluttanza degli inserzionisti, abbandono delle edicole... il giornale, come tutti gli altri, fa fatica ad adattarsi all'epoca attuale.

Per il caporedattore, però, il problema non si nasconde tra i numeri. La radice del male è un sistema che non permette alla stampa indipendente d’avere voce in capitolo. La parola d’ordine: “pensiero unico”. O, detto in maniera diversa, la presenza di una stampa neutra, consensuale, indifferenziata,  che si rimpinza di soldi pubblici a discapito di un’altra stampa che, sì, esprime un’opinione. A sentire Patrick Apel-Muller, l’Humanité sarebbe addirittura il solo quotidiano francese ad interrogarsi veramente sulla trasformazione della società. «Denunciado le ingiustizie, ascoltando le lotte sociali, politiche e ambientali» precisa, enumerando i punti con le dita. Il problema: la linea editoriale del giornale, oltre ad essere snobbata dagli inserzionisti, sembra uscire fuori dal raggio dei radar mediatici. «I giornalisti de l’Huma non appaiono mai nei media. Lei, per caso, ha mai sentito parlare qualcuno di noi su Charlie?», apostrofa spalancando gli occhi.

T’as le look, coco

La verità è che l’Humanité è sempre stato un caso a parte. Fondato da Jean Jaurès, il quotidiano «di tutte le intelligenze libere» è ben presto diventato l’organo centrale del Partito Comunista Francese che l’ha sostenuto per più di 70 anni. Oggi il giornale è diretto da Patrick Le Hyaric – frontista di sinistra – unico deputato europeo a possedere un organo di stampa. Quando lo si interroga sulla questione dell'indipendenza del giornale, il caporedattore tronca senza mezzi termini: «Questa domanda si fa soltanto quando il contenuto di un giornale ha a che fare con delle forze esterne che non hanno niente a che vedere con il suo contenuto». Di conseguenza, L’Huma si può sbizzarre, moltiplica le prime pagine su Syriza e scrive articoli al vetriolo sulla Troïka. Apel-Muller prosegue: «Oggi si rimprovera ai giornali d’essere impegnati, ma questa è una qualità! Se tutti si limitassero al pensiero unico, se tutti scrivessero e pensassero la stessa cosa, non si avrebbe altro che un'infinità di titoli per dei contenuti totalmente identici».

Per essere sicuri del contrario, la redazione recluta i suoi giornalisti tra le organizzazioni sindacali e pensa anche di ristabilire il sistema dei “rabkor”, quei corrispondenti operai che scrivono dalle fabbriche. Attualmente, un abbondante terzo della redazione è militante e segue, quindi, le orme del caporedattore, passato per l’Unione degli Studenti Comunisti (UEC) prima di diventare giornalista. Se, con un ennesimo sorriso, Patrick Apel-Muller ci confida che di comunista al giornale non resta che il funzionamento, l’Humanité è pur sempre un giornale d’opinione, molto orientato a sinistra. E così vuole restare. Anche se questo significherà accontentare i lettori con un po' di vacanze e tanto zucchero.