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L'Europa si sente più sicura con le forze armate per strada?

Articolo pubblicato il 11 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 11 febbraio 2016

Non passano certo inosservati. A seguito degli attentati terroristici del 13 novembre a Parigi, diversi Paesi hanno registrato un incremento del numero di agenti di polizia o di militari armati, posti a presidiare le città e gli obiettivi sensibili. Ma qual è la reazione dei giovani europei nei confronti di un tale dispiegamento di forze? Si sentono più o meno sicuri?

Lo scorso gennaio il Metropolitan Police Service di Londra ha annunciato che, in risposta agli attacchi terroristici di Parigi del 13 novembre 2015, avrebbe autorizzato l'entrata in servizio di 600 nuovi agenti di polizia. Nella Capitale francese, con lo stato di emergenza tuttora in vigore, la polizia è stata autorizzata a portare le proprie armi in dotazione anche al di fuori dell'orario di lavoro, e la presenza degli agenti in strada è più che tangibile. In questo modo le ore di servizio richieste, nonché la pressione quotidiana, aumentano considerevolmente, rappresentando una potenziale fonte di stress ulteriore per le forze di polizia.

L'intensificazione dei dispositivi e delle misure di sicurezza rientra in una strategia comune e diffusa in tutto il Continente europeo (anche se con qualche eccezione). Mentre si tenta di giustificare il maggior numero di agenti armati con lo stato di allerta e vigilanza, i giovani si sentono davvero più tutelati?

"La differenza si è percepita..."

A Londra, in passato, era abbastanza raro incontrare agenti di polizia armati. «La mia prima reazione, alla vista degli agenti armati per strada, è di sentirmi meno sicuro: ciò è probabilmente da imputare al fatto che noi britannici siamo estranei alla cultura delle armi (portate alla luce del sole),» afferma David (30 anni), che vive nella capitale britannica. «Se questo mi faccia sentire sicuro o no è discutibile, ma cosa dice il mio istinto? No. Le armi potrebbero essere tenute a portata di mano per rispondere in fretta a determinate esigenze, è sicuro, anche senza l'intervento regolare di una pattuglia?».

Alcuni, invece, non hanno notato alcun cambiamento significativo. Nonostante i maggiori controlli sui passaporti tornando a Londra, dopo aver fatto scalo Amsterdam, Chris non non ha avvertito grosse differenze. «C'era un atteggiamento piuttosto tranquillo,» dice. Altri sono rimasti più colpiti da questa situazione insolita. Anjum, che vive nella zona est di Londra, abitata da una grande quantità di immigrati, afferma: «Sì, assolutamente, ho visto molti agenti di polizia con dei grossi fucili d'assalto. Quando li vedo mi sento molto meno al sicuro». 

Altrove in Europa, abbiamo raccolto delle risposte dal tono diverso. Ad esempio, Giulia (27 anni) dall'Italia, alla domanda risponde così: «È dal 13 novembre scorso che nella città di Firenze ci sono le forze armate in strada. Non moltissimi, ma siamo passati dal non vedere neanche un militare e vederne diversi tutti insieme. Ecco perché abbiamo notato la differenza. Quando si tratta di sicurezza, almeno a mio modesto parere, non è cambiato nulla. Io mi sento sicura o insicura esattamente come potevo sentirmi prima del 13 novembre».

"Fa' come se nulla fosse, non hai fatto niente di male!"

Il nostro contatto di Bruxelles, avendo vissuto in prima persona la minaccia terroristica e il blocco totale della città tra novembre e dicembre, è invece abbastanza indeciso. «Sono là perché dovrebbero incrementare la sicurezza?» dice Julie (25 anni), «Indubbiamente sì, gli agenti armati possono dare questo effetto. Ma ho l'impressione di trovarmi in guerra, e questo genera un po' di paranoia. D'altra parte, se effettivamente ci sono dei terroristi a Bruxelles, la presenza dei militari potrebbe anche scoraggiali dal commettere attentati. Ho idee contrastanti in merito. È stupido che quando cammini per strada e c'è un militare con un mitra che ti fissa, tu dica nella tua testa "Fa' come se nulla fosse, non hai fatto niente di male!". È come quando uscendo da un negozio pensi: "L'anti-taccheggio suonerà?", anche se non hai rubato nulla».

Tuttavia, per alcuni l'aumento del numero dei poliziotti dispiegati dopo gli attentati di Parigi non è stato massiccio come a seguito di altri attentati. Chris aggiunge: «Ricordo che dopo l'11 settembre 2001 e dopo il 7 luglio 2005 ci fu un vistoso incremento della presenza militare per le strade del Regno Unito, ma di recente non ho notato differenze rilevanti». Discorso analogo, per Camille (28 anni), francese di Tolosa: questa tendenza è cominciata addirittura prima degli attentati del 2015. Precisamente in concomitanza della morte dell'attivista Remì Fraisse, colpito da una granata della polizia durante una protesta contro la diga di Sivens nel 2014. «Vedere pattuglie di militari nei pressi dei centri commerciali, mi fa venire meno voglia di andarci di quanta ne avessi prima!».