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L'Europa della bicicletta (quasi) gratis

Articolo pubblicato il 19 novembre 2008
Articolo pubblicato il 19 novembre 2008
La JC Decaux, società che gestisce il Velib parigino, parte alla conquista di altre città europee. Come Londra, per esempio, che vuole seimila biciclette entro il 2010. Un problema di monopolio.

Velib, Sevici, bicloo, velov', cyclocity, bicing… Questi sono solo alcuni dei neologismi coniati per indicare il servizio di biciclette libere, un nuovo tipo di trasporto cittadino che sta inevitabilmente diventando parte dell'arredo urbano delle città europee. Bruxelles, Siviglia, Cordoba, Vienna, Roma, Parigi, Barcellona, Stoccolma e Oslo offrono questa possibilità.

La bicicletta gratis val bene una pubblicità

Dietro questo servizio che ci aiuta negli spostamenti (carlos@ingolube/flickr)urbani si nascondono enormi interessi economici. Una vera guerra commerciale a suon di armi giuridiche. La parola "gratuito", infatti, maschera molto spesso un mercato che frutta ingenti quantità di denaro in termini di sfruttamento di spazi pubblicitari. L'attuale guerra in corso? Clear Channel contro JC Decaux, due gruppi di comunicazione che sfruttano gli spazi pubblicitari. In difficoltà di fronte al suo concorrente mondiale – Clear Channel – JC Decaux cambia strada e si rinnova proponendo un sistema di biciclette libere contro lo sfruttamento del mercato dei pannelli pubblicitari. L'operazione sembra aver sedotto i comuni e la capitale francese ne è un esempio lampante. Il Canard Enchainé (settimanale satirico francese, ndr) del 3 ottobre 2007 ha pubblicato le cifre del contratto decennale tra il comune di Parigi e la JC Decaux: 20.600 biciclette, 35.000 stazioni automatiche e 3,4 milioni di euro di canone per il comune contro lo sfruttamento di 1628 pannelli fino al 2017.

Libera bicicletta in libero mercato

(stijnh/flickr)La JC Decaux è riuscita a unire utilità pubblica e entusiasmo ecologico assicurandosi un vero e proprio futuro economico. Le stazioni del Velib parigino sono, al momento, in una situazione di monopolio: solo JC Decaux può gestire le stazioni del centro. Questo significa che la rete di biciclette che si svilupperà tra Parigi e la periferia dovrà essere gestita dalla stessa società, violando così le regole europee di libera concorrenza e impedendo ai comuni limitrofi di partecipare a una gara d'appalto per ottenere un sistema simile a quello di Parigi. Clear Channel reclama un nuova gara da parte del Comune ma il Consiglio di Stato non ha dato credito alle accuse del concorrente. L'11 luglio 2008, l'Alta Corte Amministrativa francese ha autorizzato l'estensione dei Velib anche nella periferia parigina sino ad un chilometro e mezzo. Una decisione che annulla quella del Tribunale Amministrativo di Parigi in data 2 gennaio 2008.

Se già dalla prima pedalata il concetto seduce,(malias/flickr) l'idea sembra pian piano, mostrare i suoi difetti. I ciclisti percorrono le stesse piste ciclabili sempre e solo in determinate ore della giornata creando un grande disagio, soprattutto la mattina. Risultato: stazioni automatiche vuote in periferia e piene in centro. Parcheggiare il proprio Velib, quindi, diventa difficile. Problema inverso la sera. La soluzione provvisoria? Delle navette che spostano i velib da una stazione all'altra. Sulle aprti alte di Fourvière, a Lione, la situazione è simile: tutti i velov' sono nella parti basse della collina perché nessuno ha il coraggio di riportarli in cima. Su Libération dell'8 ottobre 2007, Pierre-Yves Geoffard, ricercatore del Cnrs (Centro nazionale di ricerca francese), suggerisce che i ciclisti che pedalano contro corrente siano ricompensati con dei bonus. «Prendere una bici in una stazione piena deve essere meno caro che prenderla in una stazione quasi vuota; lasciare la bici in una stazioni piena deve essere più oneroso rispetto al contrario». Un modo per gratificare la corsa dei cittadini dal polpaccio d'acciaio.