società

L’Europa a Siviglia

Articolo pubblicato il 17 settembre 2008
Articolo pubblicato il 17 settembre 2008
Cinesi, armeni, gitani e non: il paseo de Europa, nella capitale andalusa, è un rimando alla multiculturalità. Nel groviglio di strade con nomi che alludono alle città del continente, non è tutto oro quel che luccica. Come nell’Ue.

Foto: Ángeles González del CorralA metà luglio, alle sei di sera, quando molti sivigliani approfittano degli ultimi minuti di siesta, sono pochi quelli che osano sfidare l’ondata di caldo africano che brucia la città. Il paseo de Europa, nel quartiere dei Bermejales, è una landa in cui il canto delle cicale sostituisce l’abituale schiamazzo degli studenti che durante l’anno scolastico invadono l’ampio viale di alberi e cemento che corre protetto tra avenida Alemania (Germania) e Francia, e calle Estrasburgo e Berlín (Strasburgo e Berlino).

Il quartiere esercita uno strano fascino ed è abitato soprattutto da famiglie giovani che, intorno agli anni Novanta, hanno trovato in queste strade un modo pratico e accessibile per vivere in una zona tranquilla, ma all’interno della città.

Il bazar cinese di Yao

Foto: Ana Soriano EscuderoIl piccolo commercio si estende lungo i marciapiedi del paseo de Europa, ravvivandolo e riempiendolo di gente a tutte le ore: frutteria, macelleria, panetteria, la filiale del supermercato, presente in ogni quartiere e, immancabile, il bazar cinese, che da un paio d’anni si sta diffondendo rapidamente a Siviglia, mettendo sul piede di guerra il commercio tradizionale della città. Yao, il proprietario del bazar, vive nel quartiere da «uuuuhhh, molto, molto tempo», e afferma che gli abitanti di queste strade sono «gentili e buoni clienti»,.

Pilar, che mi vende un croissant con un grande sorriso da studentessa di scuola media in vacanza, alza le spalle quando le chiediamo perché, dopo la costruzione del quartiere, hanno deciso di battezzarne le strade con i nomi di città e nazioni europee: Bologna, Londra, Grecia, Parigi. Tra tante allusioni ad una Europa a cui Pilar dice di non pensare molto, arriviamo al Café Armenia, un autentico isolotto caucasico gestito da una famiglia che sopperisce alla nostalgia della patria con deliziose foto del Paese che il cliente può apprezzare tra qualche tapa de riñones al jerez (stuzzichino a base di rognone allo sherry) e una birra fresca.

Payos e gitani: vicini ma non troppo

Foto de Nieblaashx / FlickrBasta attraversare alcune strade nei pressi del viale per scoprire un po’ più a fondo la storia di questo strano posto. Troviamo le case popolari (Vpo: Viviendas de Protección Oficial), a uno o due piani al massimo dove, intorno al 1985 il comune ha rialloggiato le famiglie gitane che da diversi decenni avevano occupato con baracche l’area appartenente al quartiere Escano, costruito in origine, a metà del Ventesimo secolo, per i manovali. Tuttavia, il fenomeno delle baraccopoli è perdurato anche dopo l’urbanizzazione della zona. Le baracche hanno convissuto con le case residenziali di lusso, con giardino privato e piscina, fino al 2004, anno in cui una polemica procedura da parte delle autorità locali ha messo in fuga le ultime famiglie rimaste.

La vita quotidiana dei gitani nelle case in edilizia convenzionata e dei payos (come i gitani chiamano i non-gitani) nelle case residenziali non è conflittuale, ma neanche idilliaca. Per Maria, che abita in calle Estrasburgo, la convivenza e l’integrazione è qualcosa «di cui si parla molto ma la realtà è che sono loro – le famiglie gitane – a non integrarsi». Maria parla senza sotterfugi del problema della convivenza, come la maggior parte dei suoi compaesani, che hanno sostenuto una lunga battaglia contro il comune per contrastare la costruzione di una moschea nel quartiere, caratterizzato da un basso indice di popolazione musulmana. «Mancano sicurezza, polizia, attrezzature», continua Maria, con spirito pratico e rivendicativo.

Fino ad ora il miglior modo per arrivare a Siviglia da qui è il mezzo privato. Da qualche mese è arrivata la pista ciclabile e tra qualche anno farà il suo ingresso la metro con un notevole miglioramento delle incerte comunicazioni con il centro urbano. Oggi vi si giunge soltanto con un autobus lento e con troppe fermate, ma che offre una panoramica insuperabile degli edifici costruiti per l’Esposizione Universale del 1929. Una curiosità: il progetto della “moschea della discordia”, che il comune ha rinunciato a costruire nel quartiere, è stato poi realizzato in un’area pubblica vicino alla cosiddetta Avenida de Europa, nella zona in cui ha avuto luogo un’altra Esposizione Universale, quella del 1992. Il caso a volte disegna strani parallelismi.