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L'esperto: «Lo stress costa. Curiamolo con la partecipazione»

Articolo pubblicato il 14 febbraio 2007
Articolo pubblicato il 14 febbraio 2007
3 lavoratori su 4 in Europa dichiarano di soffrire d’ansia. Ma quanto ci costa?

La logica del rapporto Stern applicata allo stress? L’idea è allettante. Dopo il costo dell’inquinamento calcolato dall'economista britannico, Philipe Rodet, medico francese specializzato nello studio dello stress si è interessato alle conseguenze economiche dello stress ed alle possibili cure. Secondo le cifre dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, il 75% dei lavoratori in Europa dichiarano di soffrire di stress nelle imprese. Secondo uno studio simile, il 30% delle interruzioni di lavoro sono dovute allo stress, e l’85% dei quadri si sentono sempre di più vittime del problema. Per porre un rimedio, oltre alle terapie di rilassamento e agli ansiolitici, Rodet propone una metodologia originale: la partecipazione al processo democratico.

Lo stress è sempre più considerato un problema importante della società contemporanea. Ma quanto ci costa?

È difficile presentare dei numeri precisi: il costo globale dello stress è uguale alla somma del costo dello stress professionale e di quello dovuto ai casi della vita. Le cifre sono calcolate in rapporto allo scarso o mancato rendimento e all’assenza dal lavoro, agli incidenti imputabili allo stress e ai costi dovuti alle malattie che ne sono legate. In Francia, per esempio, secondo l’organizzazione sindacale dei quadri, il solo costo dello stress professionale è stimato a 51 miliardi di euro. Non esistono dati sullo stress globale in Francia, dove il 44% degli abitanti e il 65% dei quadri dichiarano lamentarsi del problema. Se prendiamo in considerazione, invece, le cifre calcolate nel Regno Unito, si arriva a 160 miliardi di euro all’anno. Ovvero il 10% del Prodotto Interno Lordo britannico.

La vita al giorno d’oggi è più stressante di quella della generazione dei nostri genitori?

Sì. Ed è possibile provarlo. Basta osservare il boom delle vendite di medicinali antistress negli ultimi 15 anni. La ricerca ha stabilito che il nostro corpo può assimilare all’incirca 7 aggressioni dovute allo stress ogni settimana ma, al giorno d’oggi, i nostri organismi subiscono quasi 50 aggressioni quotidiane (nel traffico, davanti al computer, ecc.).

Ma lo stress è sempre pericoloso?

In linea di massima, lo stress fisico al momento giusto non è pericoloso fino a quando le sostanza liberate dal nostro corpo sono assorbite correttamente. Quando si vive lo stress al quotidiano, l’organismo produce degli ormoni e dei neurotrasmettitori come l’adrenalina, la noradrenalina o anche delle endorfine, che hanno un effetto simile alla morfina e attenuano il dolore, e ci aiutano a reagire in caso d’aggressione. Il pericolo nasce quando il nostro corpo produce queste sostanze in eccesso e queste non sono assorbite in modo corretto. La differenza fra prodotto liberato e prodotto consumato è di per sé stessa nociva al nostro organismo.

La sua associazione “L’Elan nouveau des citoyens” (“Nuovo slancio dei cittadini”, ndr) pone l’accento sulla partecipazione democratica. In che modo l'impegno serve a lottare contro lo stress?

È estremamente importante incoraggiare le persone a partecipare alla vita democratica della polis. Alcuni studi effettuati in Canada dimostrano notevoli interazioni fra lo stress e la motivazione. Quest’ultima fa entrare in gioco vari neurotrasmettitori fra i quali la dopamina – o molecola del piacere – ed il “gaba” – il quale agisce sul sistema nervoso centrale alleggerendolo. Il piacere ed il benessere provocati da queste molecole possono arrivare ad avere la meglio sulle sensazioni di paura e di malessere inerenti allo stress.