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L’esperta: «Non puntiamo il dito contro la Romania»

Articolo pubblicato il 09 ottobre 2006
Articolo pubblicato il 09 ottobre 2006
La ricercatrice Antonella Capelle Pogacean analizza i passi avanti di Bucarest in materia di lotta alla corruzione.

Il rapporto del Consiglio d’Europa 2003-2006 sottolinea che la Romania ha affrontato efficacemente il problema della corruzione in questi ultimi quindici anni, ma che la società ne assimila a fatica i cambiamenti. Cosa ne pensa di questa conclusione?

Non ritengo che si possa descrivere il problema soltanto in questi termini. Durante la sessione primaverile del 2006 il Parlamento rumeno ha adottato circa 350 leggi per adottare l’insieme delle leggi ’Ue [il cosiddetto acquis comunitario]. Per darvi un’idea, i deputati francesi e tedeschi votano dalle 30 alle 35 leggi nello stesso lasso di tempo. Il Parlamento rumeno è diventato una vera e propria fucina legislativa, e l’applicazione delle misure fatica a stare al passo. La lentezza nell’applicazione delle leggi non è una caratteristica specifica solo della Romania. Quante direttive europee recepite in tempi rapidi dalla Francia? Sicuramente non il 100%».

La Romania ha una cattiva reputazione: è considerata un Paese corrotto che fa fatica ad avviare riforme serie contro questa situazione. È vera questa immagine?

Meglio non fidarsi dei luoghi comuni. La diffusa pratica delle bustarelle è effettivamente più diffusa in Romania che in Francia. Spesso per farsi curare in ospedale e ottenere un documento dalla pubblica amministrazione è richiesto il pagamento di una tangente. Ma la corruzione nelle alte sfere economiche e politiche non è una specificità locale (che si ricollega, in Francia, allo scandalo della vendita delle fregate a Taiwan dei primi anni Novanta e al più recente affaire Clearstream). Questo tipo di corruzione nelle alte sfere è stato favorito, in Romania, da un contesto favorevole nei primi anni Novanta, quando non c’era né una legislazione, né un testo per controllare la privatizzazione delle imprese (avvenuta subito dopo il crollo dell’ex Unione Sovietica ndr).

Quali misure sono state prese da allora?

È stato creato un Dipartimento nazionale anti-corruzione. Ed è stato messo sotto esame l’ex Primo Ministro Adrian Nstase e il vice Primo ministro, George Copos, oggi dimissionario. Dal 2005 i dignitari, ed in particolare gli alti responsabili di Stato, dai ministri ai parlamentari, devono dichiarare pubblicamente tutti i beni che possiedono, compresi i dipinti e gli oggetti d’arte. Dichiarazioni, queste, visibili su internet. Le regole del finanziamento dei partiti politici sono state riviste nel 2006. Oggi la Camera dei Deputati sta discutendo la creazione di un’agenzia nazionale di integrità, incaricata del controllo dei beni dei dignitari, dei conflitti d’interesse e delle incompatibilità.

Perché la Commissione europea insiste tanto sul tema della corruzione?

Senza negare l’esistenza del problema, pur non trasformandolo nell’unico problema della Romania, possiamo osservare che il modo in cui l’Unione Europea insiste sul tema della corruzione esprime anche una certa preoccupazione nel rassicurare gli elettori dei Venticinque; in particolare quelle dei primi Stati membri, poco entusiasti all’idea di un allargamento. Tale insistenza è anche, da un certo punto di vista, inserita nel contesto attuale: il tema della corruzione si è imposto sotto i riflettori della stampa internazionale a metà degli anni Novanta*, portata all’attenzione da numerose Ong, tra cui Transparency International, creata nel 1993.

* Cfr. Nadège Ragaru, La corruption en Bulgarie: construction et usages d'un problème social, Parigi, 2004.