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Le truppe Ue in Afghanistan

Articolo pubblicato il 09 aprile 2008
Articolo pubblicato il 09 aprile 2008
Al summit di Bucarest si è discusso anche di Afghanistan. La Nato conta già 47mila soldati nella regione e se ne vorrebbero aggiungere diecimila. Cosa significa per l'Europa?

La sicurezza nell’Helmand, provincia del sud dell’Afghanistan dove si concentrano la maggior parte delle forze britanniche, è precaria. La missione della Nato diretta dalla Forza internazionale di assistenza e di sicurezza (Isaf), alla quale prendono parte le truppe inglesi ed europee viene spesso considerata una “missione politica”, avente per scopo di privare i Talebani e Al Qaeda del territorio nel quale operano.

L’Afghanistan, terra di conquista

La sinistra europea e i Verdi pensano che queste missioni non siano altro che la faccia nascosta di una politica coloniale per accaparrarsi territori ricchi di risorse energetiche. Tra l’altro questo è, probabilmente, anche il motivo per cui alcuni gruppi pakistani hanno tentato di controllare l'Afghanistan. Il movimento dei Talebani è stato creato proprio dal Ministro degli Interni Naseerullah Baber durante il Governo di Benazir Bhutto nel 1993, fornendo al Pakistan un entroterra strategico che permettesse di proteggersi da una possibile invasione indiana. Nel 2006 il Presidente afghano Hamid Karzai ha accusato il Pakistan di attentare alla libertà della sua gente, equipaggiando i Talebani.

Le forze dell'Isaf, che già si occupano di controllare i gruppi terroristici, devono anche far fronte al narco-traffico: l’Afghanistan, infatti, produce il 90% dell’oppio mondiale. Trattare seriamente il problema delle piantagioni di papavero da oppio significherebbe farsi nemici i signori locali della droga con i loro eserciti privati, armati fino ai denti. Quasi tre milioni di persone (il 12% della popolazione afghana) lavorano nell’industria del narco-traffico: per un agricoltore, infatti, è dieci volte più conveniente piantare oppio piuttosto che grano. I Talebani hanno fanno tutto ciò che potevano per fermare la produzione d’oppio, anche attraverso la violenza, ma il problema è lungi dall’essere risolto.

Ancora petrolio

Al Qaeda e i cosiddetti “gruppi estremisti islamici” dicono che l’Isaf, in Afghanistan, sta nuocendo soprattutto agli islamici moderati. Fino all’11 settembre l’Occidente è stato indifferente ad ogni potenziale pericolo islamico, seppure insignificante. Di fatto, il ruolo dell’Isaf e del suo contingente britannico è garantire una sicurezza e una stabilità tale per cui l’Afghanistan possa diventare uno Stato democratico e libero dall’influenza dei suoi vicini.

L’Isaf si occupa della stabilità della regione che va dal mar Caspio al nord dell’Afghanistan, e che contiene ampi giacimenti di petrolio e gas non ancora sfruttati. Il 40% delle riserve di petrolio nel mondo si trovano in Kazakistan e Azerbaigian. La pace in Afghanistan significherebbe, quindi, una rotta alternativa per le esportazioni dalla regione del Mar Caspio. A questo scopo esiste già un progetto di oleodotti: «Se questi verranno costruiti, la sicurezza energetica dell’Europa migliorerà», concorda Lutz C. Kleveman, esperto tedesco della regione. Per troppo tempo l’Occidente è stato dipendente dai Paesi dell’Opec, e dalla minaccia dei gruppi radicali islamici, legati a questi interessi.

Difendere l’Europa

Restando in Afghanistan l’Europa sta difendendo se stessa. I dibattiti che chiedono il ritiro delle forze Nato, come quello portato avanti dal leader della sinistra tedesca Gregor Gysi, stanno «mettendo a rischio tutto quello che abbiamo costruito negli ultimi sei anni», ha detto recentemente il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier.

«Una politica isolazionista non può funzionare», afferma Mike Jackson, ex-generale britannico. La battaglia che stiamo combattendo con Al Qaeda non ha nulla a che vedere con le guerre precedenti. Oggi combattiamo per difendere i nostri valori: la democrazia, il ruolo della legge e della nostra civiltà dall'imperialismo dell’estremismo islamico. I recenti arresti in Austria, Germania e Danimarca di agenti di Al Qaeda, confermano che non possiamo difendere l’Europa semplicemente nascondendoci dietro le nostre frontiere. Ogni politica deve essere accompagnata da un aumento del benessere e del della libertà di queste regioni.

Sebbene Isaf sia descritto come un’organismo che mira ai “cuori e alle menti” della gente piuttosto che alla gestione e alla riorganizzazione del territorio, è ormai opinione accertata che questa politica sia la sola destinata ad avere successo, ma solo se accompagnata da un aumento della ricchezza e del benessere.

Foto nel testo: Un membro tedesco della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf), di guardia in Afghanistan (Foto: CROWN COPYRIGHT/ defenceimagedatabase)