società

Le prostitute nigeriane In Italia: dal sogno alla schiavitù

Articolo pubblicato il 07 luglio 2014
Articolo pubblicato il 07 luglio 2014

Se­con­do la Glo­bal Ini­tia­ti­ve again­st Tran­sa­tio­nal Or­ga­ni­sed Crime sono al­me­no 10mila le gio­va­ni ni­ge­ria­ne co­stret­te alla pro­sti­tu­zio­ne sulle stra­de ita­lia­ne: quan­do il sogno oltre il me­di­ter­ra­neo di­ven­ta schia­vi­tù. 

Ola­ri­che ha 15 anni. Vive in un vil­lag­gio ru­ra­le nei pres­si della città ni­ge­ria­na di Benin. La sua fa­mi­glia, per so­prav­vi­ve­re, vende le ver­du­re del­l'or­to. La gio­va­ne aiuta la madre, quan­do Fa­ti­ma, una clien­te abi­tua­le, le pro­po­ne di tra­sfe­rir­si in Ita­lia. La donna è di­spo­sta a so­ste­ne­re le spese del viag­gio: una volta nel paese, Ola­ri­che potrà la­vo­ra­re per qual­che mese come ba­by­sit­ter pres­so la so­rel­la di Fa­ti­ma, così ri­pa­ghe­rà il de­bi­to. Poi sarà li­be­ra di fare ciò che de­si­de­ra: in Ita­lia ci sono molte pos­si­bi­li­tà e la gio­va­ne potrà gua­da­gna­re ab­ba­stan­za per man­te­ne­re la sua fa­mi­glia in Ni­ge­ria.

Ini­zia­no pres­sap­po­co così le sto­rie di mi­glia­ia di gio­va­ni ni­ge­ria­ne che ogni anno ven­go­no por­ta­te in Ita­lia e co­stret­te a pro­sti­tuir­si sulle stra­de. Se­con­do un re­cen­te rap­por­to della Glo­bal Ini­tia­ti­ve Again­st Tran­sa­tio­nal Or­ga­ni­sed Crime, il nu­me­ro delle pro­sti­tu­te ni­ge­ria­ne è in cre­sci­ta: si parla di oltre 10­mi­la ra­gaz­ze, con­cen­tra­te so­prat­tut­to in Pie­mon­te (nel­l'a­rea di To­ri­no), in Lom­bar­dia e Ve­ne­to. Molte sono mi­no­ren­ni e non hanno idea di quan­to de­na­ro deb­ba­no ren­de­re alla “maman”: si fa chia­ma­re così, con que­sto dolce ap­pel­la­ti­vo fran­ce­se, la loro aguz­zi­na, colei che con l'in­gan­no le ha in­dot­te a pro­sti­tuir­si.

Ola­ri­che spie­ga ai ser­vi­zi so­cia­li che lei e la maman si erano ac­cor­da­te per 45­mi­la naira, di­ven­ta­ti, in Ita­lia, 35­mi­la euro: "non co­no­sce­vo il cam­bio e mi sem­bra­va un buon ac­cor­do", am­met­te la gio­va­ne. La maman va a cac­cia delle pro­prie vit­ti­me tra le ra­gaz­ze più gio­va­ni e ine­sper­te: con­vin­ce i ge­ni­to­ri che si oc­cu­pe­rà della loro pic­co­la come se fosse una fi­glia e di­pin­ge loro un fu­tu­ro roseo. Giun­te in Ita­lia, le gio­va­ni sono ven­du­te a un'al­tra pro­tet­tri­ce che, senza mezzi ter­mi­ni, chia­ri­sce loro che l'u­ni­co modo per sal­da­re il de­bi­to è la pro­sti­tu­zio­ne. "Mi ha dato dei pre­ser­va­ti­vi e dei ve­sti­ti suc­cin­ti": in que­sto modo, ha ini­zio la schia­vi­tù sulle stra­de.

Con la dia­spo­ra afri­ca­na cre­sce il traf­fi­co di uo­mi­ni

 Lo scor­so apri­le, più di 4mila mi­gran­ti hanno rag­giun­to le coste ita­lia­ne in meno di due gior­ni. Il tasso di cre­sci­ta de­mo­gra­fi­ca in Afri­ca è al­tis­si­mo e i pro­gres­si eco­no­mi­ci non si tra­du­co­no in un mi­glio­re te­no­re di vita per i gio­va­ni che, lo­go­ra­ti dal­l'e­spe­rien­za di una ra­di­ca­le in­giu­sti­zia, ve­do­no nel Me­di­ter­ra­neo l'u­ni­ca via di sal­vez­za. Nell'80% dei casi, la mi­gra­zio­ne è sfrut­ta­ta dalle or­ga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li, che scor­ta­no gli uo­mi­ni at­tra­ver­so il de­ser­to fino alle coste della Libia e della Tu­ni­sia per poi im­bar­car­li verso l'I­ta­lia. La rete dei traf­fi­can­ti è sem­pre più ca­pil­la­re: si parla traf­fi­co di uo­mi­ni quan­do la vit­ti­ma è con­si­de­ra­ta una merce. Il prez­zo di un es­se­re umano di­pen­de dalla di­spo­ni­bi­li­tà di forza la­vo­ro: pro­sti­tu­zio­ne sulle stra­de ita­lia­ne, la­vo­ro in nero nelle cam­pa­gne. 

Il patto spi­ri­tua­le della schia­vi­tù

Con 177 mi­lio­ni di abi­tan­ti, la Ni­ge­ria è lo stato più po­po­lo­so del­l'A­fri­ca. Ben­ché sia anche la na­zio­ne più ricca del con­ti­nen­te, gran parte della po­po­la­zio­ne vive in estre­ma mi­se­ria. A que­sto si ag­giun­ge il ter­ro­re se­mi­na­to da al­cu­ni grup­pi fon­da­men­ta­li­sti isla­mi­ci come le ra­gaz­ze ra­pi­te dal grup­po ji­ha­di­sta Boko Haram, lo stes­so che ha uc­ci­so cen­ti­na­ia di per­so­ne e dato alle fiam­me chie­se e mo­schee.

Mi­se­ria ma­te­ria­le e in­si­cu­rez­za psi­co­lo­gi­ca ren­do­no il gioco fa­ci­le ai con­trab­ban­die­ri di false spe­ran­ze, an­co­ra di più se sono donne. Le gio­va­ni si fi­da­no della maman, che vende loro il­lu­sio­ni a caro prez­zo. Oltre al de­bi­to ma­te­ria­le, una me­schi­na pres­sio­ne psi­co­lo­gi­ca lega alla sfrut­ta­tri­ce: prima di in­tra­pren­de­re il viag­gio, in­fat­ti, le ra­gaz­ze de­vo­no giu­ra­re che re­sti­tui­ran­no la somma pat­tui­ta di fron­te a un'au­to­ri­tà re­li­gio­sa, il Ba­ba-loa. Il con­trat­to, sim­bo­li­ca­men­te si­gla­to di­nan­zi agli spi­ri­ti, in­ca­te­na le vit­ti­me in­ne­scan­do in loro un sen­ti­men­to di ra­di­ca­le col­pe­vo­lez­za nel caso in cui il de­bi­to non sia sa­na­to. Le gio­va­ni por­ta­no al Ba­ba-loa degli ef­fet­ti per­so­na­li, cioc­che di ca­pel­li, bran­del­li di ve­sti­ti e per­si­no gocce di san­gue, in modo che egli possa pra­ti­ca­re i tra­di­zio­na­li riti Voo­doo: rom­pe­re il patto si­gni­fi­ca in­fran­ge­re l'e­qui­li­brio di­se­gna­to dagli spi­ri­ti pro­tet­to­ri. Il rap­por­to tra la maman e la vit­ti­ma non è mai sim­me­tri­co: la maman de­ci­de quan­to de­na­ro la ra­gaz­za debba por­tar­le ogni notte, come si debba ve­sti­re e cosa debba dire nel caso venga av­vi­ci­na­ta dalla po­li­zia o da altri sfrut­ta­to­ri. 

Un per­cor­so di la­ce­ran­te de-per­so­na­liz­za­zio­ne

L'a­spet­to più in­quie­tan­te è l'a­ber­ran­te dia­let­ti­ca tra de-per­so­na­liz­za­zio­ne e iper-per­so­na­liz­za­zio­ne di cui le gio­va­ni sono vit­ti­me. Da un lato, le ra­gaz­ze spe­ri­men­ta­no una co­stan­te con­di­zio­ne di di­pen­den­za, prima dal padre, poi dalla maman e, in­fi­ne, dagli spi­ri­ti; dal­l'al­tro lato esse sono le uni­che re­spon­sa­bi­li del de­bi­to. Il peso pa­ra­liz­zan­te del­l'im­pos­si­bi­li­tà di sal­dar­lo grava uni­ca­men­te sulle loro spal­le. Il tra­sfe­ri­men­to di re­spon­sa­bi­li­tà ha l'ef­fet­to di una trau­ma­tiz­zan­te iper-per­so­na­liz­za­zio­ne che le ra­gaz­ze non rie­sco­no a so­ste­ne­re. Al­l'an­nul­la­men­to della loro per­so­na con­tri­bui­sco­no anche il fat­tua­le cam­bio d'i­den­ti­tà (si emi­gra con do­cu­men­ti falsi) e la va­ria­zio­ne della loro età. Spes­so, in­fat­ti, l'età della gio­va­ne é de­li­be­ra­ta­men­te in­nal­za­ta per af­fron­ta­re il viag­gio, per­ché far muo­ve­re una mi­no­ren­ne ri­sul­te­reb­be più pro­ble­ma­ti­co. Una volta in Ita­lia, la ra­gaz­za può tor­na­re una mi­no­ren­ne, per at­ti­ra­re più clien­ti. Poi, quan­do que­sta in­con­tra i ser­vi­zi so­cia­li, di­chia­re­rà un'e­tà in base alle sue esi­gen­ze: una mi­no­ren­ne ot­tie­ne più fa­cil­men­te tu­te­la, ma ha mag­gio­ri dif­fi­col­tà a tro­va­re la­vo­ro.

Quan­do una gio­va­ne ni­ge­ria­na la­scia la fa­mi­glia, sigla la sua con­dan­na alla schia­vi­tù. Una schia­vi­tù che ini­zial­men­te in­dos­sa le vesti della spe­ran­za, per poi pa­le­sar­si in modo ir­re­vo­ca­bi­le, pro­prio quan­do il fu­tu­ro sem­bra die­tro l'an­go­lo.