società

Le "immigrate fastidiose": due ragazze spagnole in Germania

Articolo pubblicato il 03 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 03 febbraio 2015

Qualche mese fa l'INE, l'equivalente spagnolo dell'ISTAT, ha rivelato che, nel primo semestre del 2014, circa 4.000 spagnoli sono partiti alla volta della Germania. Appena due anni prima, Sara Cruz e Ainara Lázaro stavano facendo le valigie per Düsseldorf

Ottobre 2012: due ragazze di Bilbao si imbarcano per Düsseldorf con in mano un biglietto di sola andata. Dopo che la sua famiglia si è trasferita in Germania, Sara convince Ainara, disoccupata, a iniziare una nuova vita lontano da casa. «Certo, la nostra situazione familiare ha influito, ma ce ne siamo andate principalmente perché non riuscivamo a trovare un lavoro" ricorda Sara. 

Dell'atterraggio nella capitale della Renania settentrionale ricordano chiaramente la sensazione d'incertezza. Oltre al nervosismo per l'arrivo in una terra sconosciuta, la loro principale preoccupazione era quella di dover fare i conti con una lingua completamente diversa dalla loro, cresciute tra lo spagnolo e il basco. Nessuna delle due poteva immaginare che, qualche mese dopo, avrebbero superato quella barriera con l'aiuto di quei ragazzi (moltissimi, tra l'altro) che erano atterrati in Germania nel loro stesso momento e per il loro stesso motivo. 

«Abbiamo chiesto aiuto allo Stato e abbiamo cominciato a lavorare e a partecipare ai corsi di formazione» racconta Ainara, facendoci capire che, in una situazione come la sua, la cosa più importante è non restare con le mani in mano

Io e  "l'altro"

Sono sempre di più gli spagnoli che si vedono costretti a lasciare la propria terra e a partire alla ricerca di un futuro migliore in un altro Paese. Negli ultimi tempi, il sogno spagnolo si è decisamente modernizzato e, per sopravvivere, ha puntato gli occhi al di là del proprio territorio. Ecco l'istantanea scattata dall'INE, l'equivalente dell'ISTAT, il cui ultimo studio ha registrato la fuga di oltre 48.000 spagnoli durante la prima metà del 2014. Di questi, 4.000 sono andati in Germania. 

Così, poco a poco, quegli spagnoli che che fino a poco tempo fa trovavano "fastidiosi" gli immigrati, si stanno riscoprendo migranti a loro volta. Secondo lo studio di Actitudes Hacia la Inmigración (Attitudine all'immigrazione), nel 2012 il 38% degli intervistati riteneva che il numero di immigrati in Spagna “fosse eccessivo”. «Ci sono molte cose che pensi di loro e solo quando ti trovi nella stessa situazione realizzi  che in realtà ti sbagliavi» si scusa Sara, ammettendo di sentirsi marchiata da alcuni dei pregiudizi solitamente associati agli immigrati. «Parlavo a vanvera - ammette Sara, aggiungendo  che - non ci si rende conto di come uno straniero viene realmente trattato» finché non si vive la stessa situazione. Infatti, le due ragazze sottolineano come il preconcetto di «quello che viene da fuori a rubare il lavoro», in Germania possa tranquillamente riferirsi anche agli spagnoli. Secondo loro, la regione in cui vivono risulta poco empatica verso gli immigrati, addirittura “difficile”.  Eppure, nonostante siano coscienti di essere delle immigrate, ancora non riescono a identificarsi come tali. 

Inizio difficile per  "non essere di qua"

Sara e Ainara ricordano i primi tempi in Germania come qualcosa di “terrible”. «Ti viene negato tutto per il solo fatto di essere straniero: è perfino difficile ottenere le prestazioni sociali previste dalla legge» spiega Sara. «Pur essendo europee - aggiunge Ainara - ci serviva un permesso di libera circolazione per vivere qui». Un permesso previsto da una legge ormai abrogata dal Parlamento Europeo. Arrivate al limite, sono state costrette a rivolgersi alla giustizia.

C'è chi ancora descrive l'inizio della propria avventura in Germania come quella di tanti immigrati che arrivano in Spagna. «Abbiamo iniziato facendo quei lavori che nessunon voleva fare» racconta Ainara che, ancora oggi, ammette di non riconoscersi nel profilo tedesco. Per alcuni tedeschi, continua Ainara, 2.500 euro mensili possono risultare addirittura pochi per una sola persona. «Ecco perché non capiscono le nostre preoccupazioni - aggiunge Sara - Le loro visite in Spagna si riducono ad andare in vacanza in hotel in quei posti dove la crisi non è ancora così visibile come in altri».

Eppure, anche in questa esperienza piena di difficoltà, le due ragazze sono riuscite a trovare un lato positivo. Ora hanno un gruppo di amici che comprende turchi, russi, colombiani, greci e arabi. Di spagnoli, neanche uno. «Siamo culturalmente molto diversi, ma è proprio questo che ci piace. E poi non sono venuta in Germania per conoscere altri spagnoli» puntualizza Ainara. E per quanto riguarda la discriminazione basata sul colore della pelle? Esiste, assicurano le due ragazze, ma non è troppo diversa rispetto a quella che si può trovare altri Paesi. 

D'altra parte, nemmeno gli immigrati sono tutti uguali. Per esempio, lamenta Ainara, «gli aiuti per la disoccupazione che riceviamo dallo Stato sono molto più accessibili per i cittadini turchi». «Loro possono iscrivere i famigliari nel libretto, cosa che non è permessa a francesi e spagnoli», aggiunge Sara.

Happy ending, in Spagna però

Sara e Ainara si sono lanciate alla cieca in un'avventura che, però, vogliono terminare nel loro Paese natale. Il loro 'andamento' - che poco ha a che fare con il mix di Indiana Jones e Willy Fog al quale il ministro Fátima Bañez  ha fatto riferimento nel 2012 parlando dei giovani che lasciano la Spagna - punta a costruire una vita indipendente nel loro Paese. «Io - spiega Ainara - non vedo soluzioni da nessuna parte». Una delle condizioni per poter tornare a casa è il ricambio della classe politica. L'altra, il miglioramento del Paese. «Credo che dovrebbe vincere Podemos - scherza Sara - per togliere di mezzo il Partido Popular e far uscire il Paese dalla crisi»

Sono certe di voler tornare. É un qualcosa che hanno ben chiaro, così come erano più che consapevoli, quel 25 ottobre 2012, di avere in mano un biglietto di sola andata per un altro Paese. Vivono in Germania da più di due anni e riconoscono che il loro soggiorno in questa terra è stato decisamente costruttivo. Eppure, anche se con un bagaglio che non tutti possono vantare, Sara e Ainara prima o poi torneranno a casa. 

Questa non è che una delle tante storie a cui si sommano quelle di oltre 4.000 emigranti spagnoli arrivati in Germania nei primi sei mesi del 2014. Ma alla fine, ciò che conta, è che tornino