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Le bombe dopo la tempesta: scappare da Sandy a Tel Aviv

Articolo pubblicato il 19 novembre 2012
Articolo pubblicato il 19 novembre 2012
Il 14 novembre, Israele ha ucciso uno dei più forti uomini di Hamas: Ahmed Jabari. Al momento, si contano tre morti tra le forze israeliane, mentre salgono a venti il numero di vittime palestinesi. Di certo, attaccare la striscia di Gaza poco prima delle elezioni è una tradizione lungamente perpetuata dai governi israeliani di destra.
Dopo 21 anni, dai tempi della guerra nel Golfo, le bombe hanno raggiunto di nuovo Tel Aviv e, per la prima volta dal 1970, un razzo è stato lanciato su Gerusalemme.

Tre settimane fa, per la prima volta nella mia vita, sono atterrata a New York. Una volta arrivata, mi è stato comunicato che la tempesta sarebbe stata molto meno clemente di quanto si pensasse. Quella notte stavo guardando le ultime notizie in un appartamento preso in affitto nel quartiere Jamaica, di Brooklyn. Non avevo altra scelta che andarmene. Ho passato 5 ore guidando disperata verso il Maine, con Sandy alle calcagna, le strade che venivano chiuse subito dopo il nostro passaggio e i miei piani completamente stravolti. Tornando in città dopo una settimana, ho pensato che il peggio era finalmente passato. Ho visitato i musei, ho guardato le elezioni degli Stati Uniti in un bar-cabaret LGBT per transessuali di Christopher Street, ho scattato suggestive foto autunnali, spensierata e inconsapevole di quello che stava accadendo in Israele.

Quando ho postato su Facebook che sarei tornata da New York, una mia amica ha risposto: "Io ti consiglio di stare lì. Per come la vedo io, se torni rischieresti di doverti rintanare in un rifugio". Ho pensato che stesse scherzando, e ne mi sono fatta due risate con il tassista haitiano, lungo la strada per l'aeroporto. Atterrata a Tel Aviv tutto sembrava normale. Sembrava

Sono tornata a casa, ho disfatto i miei bagagli, appeso i miei vestiti nuovi nell'armadio e cenato. Poi è suonato un allarme. La solita sirena usata per le esercitazioni, quindi ho pensato di verificare le notizie on-line prima di allarmarmi. Israele aveva ucciso un leader di Hamas. Secondo la pacifista israeliana Gershon Baskin, che ha rilasciato un'intervista al giornale Haaretz, è successo mentre Ahmed Jabari stava lavorando su un accordo di tregua permanente con Israele.

Dal mio appartamento situato nella parte sud orientale della città, nel quartiere residenziale di Neveh Eliezer, il fragore delle bombe si sente benissimo. Il televisore è perennemente acceso, con la sua infinita propaganda, nel tentativo di giustificare le motivazioni che hanno condotto all'ennesima guerra, ancora una volta poco prima delle elezioni (che sono state spostate da ottobre a gennaio 2013). Dopo aver imballato e re-imballato tantissimi pacchi nelle ultime tre settimane, questa volta, li sto preparando per un'evenienza che ho sempre temuto e sperato che non arrivasse mai – pacchi d'emergenza. Ogni singolo documento è stato sigillato all'interno di una grande busta - passaporti, carte d'identità, certificati di nascita, documenti di laurea. Alcuni indumenti caldi. Cibo secco. Acqua. Farmaci. Dopo di che, è il momento della scelta più dolorosa: qual è il mio bene più caro? Pensieri attraversano la mia mente - la mia chitarra, i miei libri autografati di Neil Gaiman, i ricordi delle mie relazioni. Vado alla mia gioielleria. La scelta di una collana da indossare in un rifugio antiaereo è sicuramente il modo migliore per scoprire quale sia la vostra preferita. Ci sono solo due cose che avrei salvato in primis - il mio computer portatile e la mia macchina fotografica, senza i quali non posso lavorare. Mi infilo un paio di jeans e una maglietta a cui sono affezionata. Comunque, mi rifiuto di partire, almeno per ora. Forse a causa del mio eterno ottimismo, forse a causa della mia pazzia, ma anche con le bombe che esplodono intorno a me, preferisco restare dove ho un lavoro e una connessione internet. Tuttavia, quando verranno a chiamarmi, io sarò pronta con al collo la mia catenina viola.

Foto: (cc) [ changó ]/ Riccardo Romano/ flickr/ riccardo-romano.com