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Lavoro: il volontariato all'estero nel bene e nel male

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2009
Articolo pubblicato il 12 ottobre 2009
Chi l’ha vissuto è chi ne parla meglio : il volontariato internazionale per le imprese (o VIE – volontariat international entreprise) offre la possibilità ai giovani dai 18 ai 28 anni di lavorare all’estero, in un’azienda o in un’amministrazione. Ecco alcune testimonianze senza remore.

Per alcuni, ottenere un VIE risulta impossibile. Come per quel laureato specialistico che ha studiato e lavorato in vari Paesi e poi inviato, ma invano, 200 candidature. Per altri, al contrario, la ricerca è di una semplicità infantile: un giovane diplomato ha fatto nella stessa società, e di seguito, uno stage e un VIE, un altro l'ha ottenuto dopo aver «ammirato foto d’aerei agli stand EADS (European Aeronautic Defence and Space Company)», come dire per pura fortuna… La selezione è allora solo questione di azzardo? Non troppo. Lo scarto fra offerta e domanda (40.000 domande per 2.000 posti all’anno) dà un’idea di questo mercato… saturato. 

Consigli di chi ha già fatto un VIE: per essere efficaci, serve contattare direttamente le imprese che mettono online le loro offerte; serve acquisire esperienza visto che, tenendo conto del numero dei richiedenti, i reclutatori si interessano sempre di più ai giovani già impiegati… Non esitare a rivedere al ribasso le proprie ambizioni, come ha fatto Céline Caulier: «Volevo partire per l’Asia o gli Stati Uniti. Ma ho ampliato il mio raggio di ricerche mirando al tipo di missione e non alla destinazione».

Del VIE si potrebbero dire molte cose. Per esempio, parafrasando Edmond Rostand variandone il tono…

Folkloristico: quando François-Xavier si ritrova a spiegare ai vecchi saggi lo svolgimento delle operazioni, racconta, «il capo villaggio mi porta dallo stregone e poi prega per noi».

Buffo: quando negli uffici in Francia non si sa come funziona un VIE, cosa che comporta qualche problema per la contabilità!

Estenuante: come per Ronan Lemolgat che, in seguito a dei problemi di visto con l’India, ha dovuto interrompere il suo VIE. «Per fortuna – dice - l’impresa mi ha riassegnato al suo ufficio cinese. Avevano già investito nella mia formazione e nell’alloggio. Del resto, gli costo meno di un espatriato. Non avevano voglia di vedermi passare alla concorrenza».

Irritante: sempre per François-Xavier, secondo cui «il volontario internazionale a volte è visto come uno stagista irresponsabile. Sono deluso dalla decisione del gruppo che ha impedito a tutti noi volontari di andare nella savana senegalese dopo la morte di un volontario nel Niger».

Deprimente: il manager di Charlotte è stato licenziato. Da allora, lei non ha più un tutor aziendale. «Ho avvisato, invano – racconta - altri volontari risolvono i problemi su Internet, ovvero svolgono i compiti che ci sono stati affidati! Insomma, quello che mi manca in questo VIE è lavorare!». Nient’altro che questo…

Scioccante: «Un responsabile mi ha confessato che se un’impresa vuole liberarsi di un volontario internazionale senza una ragione valida, ovvero senza la giusta causa come stipulato da contratto, può farlo senza problemi», racconta Dude.

Gratificante: quando l’impresa si fa carico di tutte le spese di alloggio. «Siamo aiutati molto: una persona ha il compito preciso di occuparsi dell’integrazione dei volontari e alcuni avvocati ci fanno orientamento», aggiunge Yaëlle Pibouleu, a Panama.

Inebriante: durante il suo VIE, Aurélien Painchaud ha partecipato ad una riunione del Consiglio dei 27 dalla postazione francese!

E dopo cosa ci resta?

I volontari internazionali riconoscono che l’esperienza li ha resi più aperti e più determinati sui loro desideri professionali. Grazie ad essa François-Xavier ha capito che «non è fatto per vivere in Africa»: «lavorerei piuttosto in America Latina», dice. Felici di raccontarsi, non sono certo avari di consigli: bisogna «rimanere umili» e «sfruttare questo trampolino professionale», raccomandano. François-Xavier ricorda che «come in ogni contratto, serve fare attenzione alle condizioni contrattuali».

L’iniziativa riscontra un successo crescente e da qui entro la fine dell’anno sarà ulteriormente potenziata. Per capirci, i volontari internazionali saranno calcolati nella percentuale francese di giovani con contratto studio/lavoro (alternance) o in apprendistato. Dunque, tutti gli interessati sono avvisati. Francesi ed Europei!