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Laureati d'Europa: dall'Aula Magna alla strada

Article published on 25 aprile 2010
Article published on 25 aprile 2010
Una laurea in Europa non sempre equivale anche ad una sicura carta d’ingresso per l’agognato lavoro. Dopo la laurea, nel migliore dei casi, una maratona di tirocini, e a volte anche una vita sulla soglia della povertà, attende molti studenti. In tempi di crisi l’accesso al mondo del lavoro diventa ancora più difficile, con le relative conseguenze per la società.

«La ringraziamo per l’interesse riservato alla nostra offerta d’impiego, ma purtroppo non possiamo assumerla». Domande come “Perché no?” servono generalmente a poco. Più spesso sono le risposte impersonali come “i numerosi candidati più qualificati” e ancora “un candidato con un profilo migliore”, i motivi per cui ancora una volta non si ottiene l’agognato accesso all’impiego. A dispetto di tutte le stime che vedono ancora la laurea come la migliore garanzia contro la disoccupazione e il declino sociale.

Molti giovani laureati tedeschi sono costretti a recarsi agli uffici di collocamentoNon poter prendere parte alla vita economica e comunitaria e non avere sufficienti risorse sociali e finanziarie per condurre uno stile di vita socialmente accettabile, significa crescente emarginazione. Stipendio scarso, poche ore di lavoro a settimana: anche i giovani laureati devono rimandare la loro partecipazione alla vita sociale e culturale. Fotografie per le candidature, accesso ad Internet ed spese di trasporto o spedizione succhiano pur sempre del denaro. Chi non riceve alcun sostegno da parte della famiglia passa direttamente dall’università all’indennità di disoccupazione. Per il giovane esordiente il salto non è alto.

Mercato del lavoro scosso dalla crisi: concorrenza alle stelle

Durante il mio percorso attraverso le agenzie di collocamento nell’ottobre 2009 mi si annuncia con disincanto: «la accettiamo volentieri come candidata, ma di fatto non possiamo trasmetterle offerte di lavoro». E ancora per via della crisi. Da allora vago qua e là nella giungla delle offerte d’impiego , senza risultati. Le mie candidature? Finora senza successo. Il piatto piange, mi sono presa allora un lavoro da 400 euro e do occasionalmente ripetizioni, con uno stipendio irrisorio.

La crisi della finanza e i suoi effetti sull’economia europea e sul mercato del lavoro appaiono ancora più forti nel 2009, e raggiungono anche i gruppi “privilegiati” del mercato del lavoro, i laureati. Imprese, agenzie, case editrici tedesche, così come istituzioni statali e comunali, nel 2009 hanno annunciato il blocco delle assunzioni. Dall’esplosione della “bolla dot-com” all’inizio degli anni novanta, per cui molti laureati persero il lavoro, tutta Europa registra attualmente uno dei più forti incrementi della disoccupazione giovanile. In Germania, secondo un rapporto dell’Istituto Tedesco per la Ricerca Economica, 60.000 laureati sono considerati poveri.

Fra i più duramente colpiti a livello europeo figurano, secondo il più recente studio Eurostat del febbraio 2010, gli Stati balcanici e la Spagna. Gli iberici devono combattere ora con una disoccupazione giovanile del 41%, ciò significa che quasi la metà della cosiddetta generaciòn ni-ni attualmente sta cercando lavoro. A livello europeo la disoccupazione giovanile si attesta intorno al 20,6% a tutt’oggi, mentre il tasso di disoccupazione generale nell’Ue è del 9,6%. La “generazione tirocinio” conta perciò quasi il doppio delle persone in cerca di lavoro rispetto alla generazione dei loro genitori. Anche i primi della classe scandinavi non possono più inserire con continuità le loro nuove leve nella vita lavorativa.

Alto grado d‘insicurezza

Inoltre, il numero dei rapporti di lavoro a tempo determinato è cresciuto anche per i laureati. Dopo pochi anni, oppure anche solo mesi, i giovani laureati si ritrovano spesso di nuovo sul mercato del lavoro. Così è andata anche per Elena C. La ragazza basca ha terminato il suo corso di studi in Migrazione nel 2009 all’Università del País Vasco, e possiede un’esperienza di tirocinio all’estero. «Due mesi dopo la laurea ho trovato un posto a tempo determinato per sei mesi. Il 14 maggio mi scade il contratto ma non ho trovato ancora un altro lavoro. Devo registrarmi ancora come disoccupata».

Nella stessa situazione si trovano Anna R. e Begoña M. Entrambe, da quando si sono laureate, combattono per ottenere un impiego e contro la frustrazione. Hanno accettato vari lavoretti per tenersi a galla. Anna ha preso una laurea breve in Antropologia dopo la sua laurea in Migrazione e parla molte lingue. «Non trovo lavoro da quando mi sono laureata, ho esaurito i risparmi. E in qualche modo dovevo pagare l’affitto». Bambinaia, cameriera…alla fine è riuscita ad ottenere un contratto di tre mesi come collaboratore scientifico presso la sua università. Cosa accadrà dopo? Non si sa.

Come risponde l'Europa alla crisi dell’occupazione?

Nonostante i dati attuali, in Europa si lamenta pur sempre la carenza di lavoratori specializzati e il deficit di qualifica della nuova generazione. La strategia Europa 2020” della Commissione Europea, verso uno “sviluppo intelligente, duraturo e integrativo”, dovrebbe essere una reazione alla crisi. Ciò significa che un più alto livello d‘istruzione incrementa l’attitudine al lavoro e diminuisce il rischio di povertà. Inoltre, la fase di passaggio fra la laurea e l’occupazione in futuro dovrebbe procedere più facilmente. Ma le organizzazioni giovanili e studentesche europee contestano il fatto che alcuni Paesi membri possano negare i dati percentuali reali, e temono che si resti con confuse dichiarazioni d’intenti in merito al diritto all’istruzione, alla creazione di posti di lavoro e alla lotta alla povertà. «Il riconoscimento delle percentuali effettive, vincolanti nella stesura definitiva della strategia “Europa 2020”, è assolutamente necessario, perché solo così la situazione può migliorare in maniera duratura», sostiene Tine Radinja, presidentessa del forum giovanile europeo.

L’aspetto economico dell’emarginazione sociale è una cosa, quello psicologico un’altra. I giovani laureati non mettono in conto, dopo la laurea, di dover fare la fila presso i centri per l’impiego, inviare candidature per mesi o anche solo ricevere risposte negative. Perciò, quando ciò accade, ne sono colpiti piuttosto duramente. «Mi sono sentito in qualche modo ingannato, e non riconosciuto nelle mie competenze. Dopo la laurea ho fatto lo stesso tipo di lavoro che facevo prima», sostiene Anna. Continue frustrazioni, la sensazione di non essere valorizzati nonostante si sia motivati e si desideri cambiare le cose, possono spesso condurre alla rassegnazione, che poi l’emarginazione sociale rinforza. Non ci si deve però rassegnare per nessun motivo, su questo gli intervistati sono tutti concordi. Si deve continuare a fare domande, utilizzare il tempo al meglio per perfezionarsi e tenere gli occhi e le orecchie ben aperti. Occorre sicuramente un pizzico di fortuna, ma un posto di lavoro ragionevole lo si potrà pur sempre trovare, soprattutto in tempi di crisi.

Foto: Keenahn/flickr; 4Suxx/flickr; Pucki_loves_sushi/flickr