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Laura Cesana: «Non esiste il rischio che le culture si uniformino in Europa»

Articolo pubblicato il 21 aprile 2008
Articolo pubblicato il 21 aprile 2008
Viaggiatrice e poliglotta, la pittrice italiana ha trasportato le sue origini ebraiche dagli Stati Uniti al Portogallo, dove oggi espone le sue molteplici identità. Benché senza maestri si richiama a Jenkins e a Pessoa. E ricorda Chagall.

Cascais, stazione balneare ad ovest di Lisbona. Sotto il sole, onde impetuose s’infrangono contro le falesie: l’inverno è veramente cominciato. Durante la notte, Laura Cesana sembra aver ritrovato l’uso del francese, ed è nella lingua di Molière che comincia, a ritmo serrato, la conversazione che eravamo d’accordo di sostenere in inglese.

«La mia nazionalità è italiana, ma la lingua delle mie emozioni è l’inglese», esordisce, «secondo me, nessuno è al cento per cento qualcosa». Laura è nata a Roma, durante il periodo oscuro della storia italiana. A soli due anni, quando la famiglia d’origine ebraica dovette fuggire dal Paese, fu imbarcata per l’America. Dieci anni più tardi, Laura intraprende il tragitto contrario, direzione Italia, dove completa i suoi studi primari e si specializza in Scienze Economiche. Perché? «Por o caso», come dice in portoghese, o «così». Fin dalla sua giovinezza, trascorsa fra Stati Uniti e Italia, ha cominciato a coltivare la sua identità molteplice.

La rivoluzione dei garofani, Jenkins e Pessoa

Infine, l’incontro con il suo primo marito. È lui che la porta a vivere in Portogallo. Durante la rivoluzione dei garofani (quella che, nel 1974, pose fine alla dittatura di Salazar, ndr), e le infinite riunioni che l’accompagnano, lei prepara dei racconti per i suoi amici rimasti negli Stati Uniti ma, soprattutto, disegna su dei quadernetti che non l’abbandoneranno più. Segue suo marito nel suo lavoro, in Finlandia, Svezia e Brasile. E si impregna di tutte queste culture, cercando di conoscerne la letteratura.

Impossibile comunque farsi dire quali siano gli autori o i pittori che hanno influenzato le sue opera: Laura non si definisce discepola di nessuno. Preferisce che siano i critici a parlare: «Alcuni hanno fatto riferimento a Matisse, Klee o Bonnard». Altri hanno evocato Paul Jenkins, riferimento che lei stessa riconosce. Ama infatti vedere nel parallelismo con il pittore statunitense l’espressione della sua parte americana.

I Laura Cesana sono attualmente esposti in Portogallo, Lussemburgo e Italia

Bouquet di fiori dai lunghi steli verdi, strumenti musicali che rimangono in equilibrio in balia del vento lungo un filo sottile, e collage densi di foglie o di spartiti, pagine di libri cariche di nostalgia. Difficile non vedere, nelle tavole di Laura Cesana, un legame molto forte con l’onirismo cromatico di Marc Chagall. Del resto, sempre con un certo distacco, lei stessa non nega questa influenza.

Vestigia ebraico-portoghesi

L’inverno passato il Centro culturale di Cascais ha presentato una retrospettiva delle sue opere con una serie consacrata al mare e alla musica, due elementi dell’identità di questa cittadina costiera. Il suo famoso festival jazz è stato per altro inaugurato nel 1971, da Miles Davis e Dizzy Gillespie, nonostante l’opposizione del regime autoritario allora insediatosi. Vent’anni di opere di Laura Cesana hanno dato luogo a più di duecento esposizioni.

Ogni opera racconta una storia. Le tecniche sono cambiate, cosi come i materiali: a volte ha usato persino il cemento. Ogni tavola della Cesana mette in scena qualche cosa della sua vita: le note di uno spartito evocano, per esempio, la madre, violinista, scomparsa molto giovane. Molte tele sono consacrate a Fernando Pessoa, il più celebre poeta portoghese. Un’altra serie di lavori testimonia le ricerche fatte con il sostegno della Fondazione Gulbenkian, sulle vestigia ebraico-portoghesi. Si tratta di rari simboli iconografici per questo Paese del sud dell’Europa, al quale Laura ha persino dedicato un libro.

«L'Erasmus anche per i professori»

Laura non si è mai allontanata dall’universo letterario. Ha studiato e insegnato in importanti università portoghesi e americane ma, nonostante ciò, non si è mai considerata una ricercatrice, ma solo un’artista. Ogni tanto la nostra chiacchierata si interrompe: Laura è molto attenta alle domande dei visitatori e spiega il suo lavoro con grande trasporto. Parla portoghese e ogni tanto prende appunti, in italiano, in uno dei suoi numerosi quaderni.

La Cesana rivendica l’apertura al mondo, caratteristica che permette di capire e vivere la sua identità. Ha fiducia nel futuro dell’Europa: «Non esiste il rischio che le culture si uniformino», dice. Ma considera essenziale la conoscenza reciproca: «È molto importante costruire dei ponti tra i paesi. Abbiamo molte differenze per quanto riguarda le esperienze politiche e sociali e questa è una situazione che durerà ancora a lungo». Secondo lei, l’educazione dovrebbe giocare un ruolo maggiore: «Le iniziative come l’Erasmus sono fonte di molte speranze, e cose del genere andrebbero moltiplicate, anche per i professori».

Scende la notte, i visitatori del centro culturale di Cascais tornano a casa. Laura mi promette di scrivermi, ma non so ancora in quale lingua.

Foto in homepage: (lauracesana.com), nel testo (Laura Cesana)