società

La scuola italiana protesta

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2008
Articolo pubblicato il 29 ottobre 2008
La riforma dell’Istruzione pubblica italiana è legge, il Senato l'ha approvata il 29 ottobre. «La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell'educazione», ha detto Maria Stella Gelmini, il Ministro dell’Istruzione.
Continuano le proteste nel mondo scolastico: maestri e personale delle scuole primarie, genitori, professori e ricercatori universitari in piazza, tra notti bianche e lezioni all’aperto.

Il mondo dell’educazione italiano è in protesta a causa dei profondi cambiamenti che il decreto Gelmini, da oggi legge dopo il voto del Senato, metterà in atto. Quali sono i motivi di protesta?

Partiamo dalla scuola primaria: il ritorno al “maestro unico” (accorpando le materie umanistiche e scientifiche) e la scomparsa delle ore di lezione pomeridiane, produrranno un drastica riduzione del numero dei docenti (circa 80mila posti di lavoro in meno); a questo si aggiungeranno tagli del personale, maestri di sostegno e supplenti, assunto con contratti a tempo determinato.

Sull’altro versante dell’opposizione ci sono licei. Studenti e professori si stanno mobilitando contro quella che denunciano essere una manovra propagandistica volta a distogliere l’attenzione dal vero significato della riforma Gelmini: pesanti tagli ai finanziamenti che indirizzeranno la scuola pubblica su un modello di istruzione privato. I liceali obiettano che operazioni come il “ritorno al voto in condotta” come parte integrante della media sono operazioni di facciata per spostare la polemica dai tagli previsti.

(Foto: Giacomo Rosso)

E l’università? All’interno di un ampio pacchetto di leggi approvato in tutta fretta alla fine dell’estate si annidano molte sorprese che non sono passate inosservate al vaglio del mondo delle università pubbliche. Una drastica riduzione dei finanziamenti statali agli atenei pubblici per i prossimi tre anni (oltre un miliardo di euro) e il blocco al 20% delle assunzioni di nuovi docenti. In pratica per ogni cinque professori che andranno in pensione se ne assumerà soltanto uno. La legge prevede anche la possibilità, per gli atenei pubblici, di trasformarsi in fondazioni private, cambiandone lo status giuridico. Gli oppositori vedono in questa manovra il tentativo di portare l’Istruzione universitaria pubblica verso un modello privato, soggetto alle logiche di mercato.

Le manifestazioni

(Foto: Giacomo Rosso)

Le iniziative popolari hanno puntato sulla visibilità pubblica. Sono nate, così, nuove forme di occupazione (Foto: Giacomo Rosso)pacifiche. Per protestare con i tagli al personale, decine di migliaia di maestri elementari hanno pacificamente occupato le aule delle scuole fino a tarda sera per spiegare ad alunni e genitori quali conseguenze avrà la riforma sull’educazione. I licei e gli atenei di Roma, Milano e Torino si sono imposti all’attenzione della stampa organizzando notti bianche nelle scuole e lezioni per le strade. Tutto questo sotto la supervisione di professori, genitori e personale scolastico. Non sono mancati i problemi di ordine pubblico: scontri tra studenti e polizia con qualche ferito a Roma e Milano. Silvio Berlusconi si è detto «dispiaciuto nel vedere tanti ragazzi ingannati e presi in giro dalla sinistra».

Quando la scuola d'Europa è in protesta