società

La rivoluzione è donna, il suo pianeta è la rete

Articolo pubblicato il 13 aprile 2011
Articolo pubblicato il 13 aprile 2011
Quest’anno celebrare l’8 marzo, la festa della donna, ha avuto in Italia un sapore tutto nuovo. Il capo dello stato Giorgio Napolitano ha sottolineato come la parità di genere in Italia sia ancora molto lontana dall’essere raggiunta e come l’immagine consumistica della donna possa avere conseguenze molto gravi sulla società.
Sempre l’8 marzo sono scese in piazza numerose donne italiane, pronte a manifestare, ancora una volta, a distanza di poche settimane dalla manifestazione di febbraio, organizzata dal comitato “Se non ora quando” . Ritorno su questa nuova militanza femminile, che nasce dalla rete e dai social network.

Le donne italiane, affaticate dal tanto parlare di bunga bunga quanto infastidite dalle interminabili parabole alla Pretty-Woman delle varie Ruby di turno, strapagate più per il loro silenzio che per delle prestazioni sessuali, hanno manifestato in maniera pacifica e apartitica, rivendicando i loro diritti, pretendendo maggiore attenzione al tema della parità e differenza di genere e chiedendo innanzitutto dignità, per ripartire da questa a ricostruire il paese.

 13 febbraio 2011

Donne italiane: poco lavoro e niente figli

L’Italia è risultata al 74° posto, su 134 paesi del mondo, nella classifica sulla parità di genere redatta dal World Economic Forum e, peggio ancora, 121a per le differenze di salario tra uomo e donna. Attraverso il modello unico rappresentato in televisione e gli interminabili scandali che hanno messo in luce legami diretti e inequivocabili fra la politica e la mercificazione femminile, si delinea un paese che è sempre meno in grado di tutelare il potenziale femminile, incapace non solo di rispettarlo ma anche di metterlo in condizioni di esprimersi; le donne guadagnano in media il 17,5 % in meno degli uomini e incontrano maggiori difficoltà a raggiungere gli obbiettivi di lavoro e di autonomia economica nonostante i titoli di studio e le esperienze professionali non manchino. Le donne rappresentano infatti il 60% dei laureati ma, allo stesso tempo, anche il tasso più elevato di precariato, collaborazioni part-time o a progetto. Si tratta di dati particolarmente significativi se si sottolinea anche che l’Italia è il paese europeo con il più basso tasso di natalità e la più debole politica in materia di maternità, asili, educazione e aiuti sociali alle famiglie.

Dalla politica alla TV il salto è breve; le regine dei teatrini anti-culturali all’italiana sono loro, donne poco abbigliate, spesso chirurgicamente modificate senza volto né età, volgari protagoniste di allusioni sessuali o emblemi di divertita superficialità stereotipata. Difendere i cittadini da queste immagini non vuol dire, attraverso la censura, esercitare un atto di pregiudizio moralista secondo cui demonizzare il corpo femminile, ma anzi significa proprio, lontano da ogni integralismo, difendere la libertà di chi vive questo modello unico di donna come un’offesa lesiva della parità di diritti.

Cyber-militantismo

La rivoluzione gentile delle donne italiane è partita dal web, grazie all’attività di sensibilizzazione attuata da Lorella Zanardo, con il blog del Corpo delle donne, da Giorgia Vezzoli con Vita da Streghe, e ancora Donne Pensanti, dal blog Un altro genere di comunicazione, e dal contributo di molte altre giornaliste e blogger impegnate nell’analisi del ruolo della donna nei media e nella società contemporanea.

Leggi l'intervista a Lorella Zanardo, su cafebabel.com

Occhio alle mailing bomb!Da mesi questi blog sono frutto di un vivace fermento, scambio di opinioni e materiali da cui partono di mailing bomb, educate segnalazioni volte a tutelare la dignità degli italiani (non solo delle italiane). Quale lo scopo? Per esempio quello di poter accompagnare i propri figli a scuola senza che un gigantesco paio di natiche femminili facciano capolino da qualche immagine pubblicitaria grande come la facciata di un condominio. Spesso queste campagne di segnalazione hanno funzionato e più di una volta importanti marche sono state costrette a ritirare la pubblicità lesiva; questi importanti risultati sono stati “recensiti” e diffusi dai media? La speranza è l’ultima a morire.

Ciò nonostante, Lorella Zanardo, a conferma dell’importanza del suo lavoro svolto soprattutto nelle scuole italiane, è stata invitata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle celebrazioni ufficiali della Festa della donna, lo scorso 8 marzo; Giorgia Vezzoli, armata di poesia, ha dato vita dal suo blog, Vita da Streghe, all’evento “Poetry Attack, Attacchi di poesia”, grazie al quale moltissimi profili Facebook si sono popolati di componimenti poetici o donne nelle piazze italiane hanno dato luogo a performance poetiche al femminile volte a sensibilizzare i cittadini. Un’altra fucina di militanza e resistenza, quella di Donne pensanti , ha da pochi giorni diffuso il video La vie en rose, un repertorio di immagini pubblicitarie piuttosto eloquenti che meritano di essere guardate con attenzione. Da vedere anche un’iniziativa tutta al maschile, il video “Da uomo a uomo”  realizzato dall’Associazione Maschile Plurale.

Concludendo, la rivoluzione è appena incominciata, e la sua forza sono soprattutto le migliaia di adolescenti, giovani donne ma anche giovani uomini, che grazie ad una nuova coscienza politica e all’accesso alla libera informazione del web chiedono a grande voce di poter crescere e di poter costruire un’Italia migliore, possibilmente moderna, democratica, europea. Quindi senza discriminazioni.

Foto: home-page (cc) Mike Licht, NotionsCapital.com/flickr; manifestazione (cc) Coincidental Images/flickr; video: Donne Pensanti/YouTube