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La relazione complicata tra i Barcellonesi e il turismo 

Articolo pubblicato il 09 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 09 gennaio 2015

Più di sette milioni e mezzo di turisti hanno visitato Barcellona nel 2013. L’impatto del turismo sulla città è considerevole, ma spesso dimentichiamo un dettaglio: cosa ne pensano i barcellonesi? 

Nel 2013Barcellona è stata visitata da oltre sette milioni e mezzo di turisti. Per spiegare le principali attrazioni della città si può ricorrere ai più famosi luoghi comuni della capitale catalana: le perle del Modernismo che si ergono lungo il Paseo de Gracia, l'incantato Barrio Gótico, il suo clima invidiabile e la vicinanza al mare, il buon cibo, la vita notturna adatta ad ogni gusto oppure l’impronta lasciata dal Barça.

Questi turisti spendono a Barcellona, soprannominata Ciudad Condal (Città dei Conti), un totale di 25 milioni di euro al giorno (sì, al giorno) tra alloggio, trasporti, tempo libero, acquisti e gastronomia. Inoltre, sono stati creati più di 120.000 posti di lavoro strettamente collegati al turismo, senza considerare le migliaia di negozi che quotidianamente soddisfano le richieste dei turisti. Questa è l’espressione di un fenomeno iniziato duranti i Giochi Olimpici del 1992 e che, negli ultimi vent'anni, non ha dato cenno di volersi fermare. Barcellona è la decima città col maggior flusso turistico al mondo e, secondo Sightsmap, la terza città più fotografata.

Tuttavia, ogni moneta ha il suo rovescio. Spesso dimentichiamo i co-protagonisti non meno importanti di questa opera: i residenti della città. La massificazione del turismo nella capitale catalana non ha fatto altro che rendere nervosi molti dei barcellonesi, la cui relazione con i turisti non ha smesso di complicarsi giorno dopo giorno.

Las Ramblas, uno dei luoghi più emblematici della città, è il grande paradigma di questa trasformazione. I negozi di abbigliamento, i piccoli punti vendita e i panifici sono stati sostituiti dai ristoranti, il cui piatto forte è la paella (sempre accompagnata da una brocca di sangria), dagli uffici di cambio valuta e dai negozi di souvenirs. Alcuni negozi sono certamente pieni di immagini di ballerine di flamenco, tori e, con gran sorpresa… di cappelli messicani! Un consiglio: se vi ritrovate ad attraversare la Rambla da un lato all’altro e andate di fretta, preparatevi a sentirvi come un autentico ninja nello schivare gruppi di turisti.

Per buona parte dei residenti della città, Barcellona si è convertita in un “parco tematico”, a livello di città come Venezia. «Qui fanno quello che vogliono» lamenta José Antonio, residente nel quartiere La Barceloneta. Ed è proprio in questo quartiere marinaro, uno dei più carismatici della città, che gli scontri tra residenti e turisti sono diventati più frequenti. Rumore, strade sporche, gente che beve alcolici per strada.

La scorsa estate circolavano sui social fotografie di due turiste italiane che passeggiavano nude per le strade della città. Tale episodio ha suscitato numerose proteste da parte delle associazioni dei residenti del quartiere, stufi di «questo turismo low-cost fatto di sbornia».

Gli appartamenti ad uso turistico rappresentano un altro bersaglio della protesta poiché sono sempre di più gli appartamenti affittati ai turisti, anche per pochi giorni. «Non sai mai chi incontrerai per le scale - dice Carmen, residente nello stesso quartiere - molto spesso si sentono rumori, musica, grida. Non capiscono di vivere accanto ad altre persone, che per di più lavorano il giorno seguente». Gli appartamenti da affittare ai turisti si contano a migliaia, molti di essi senza licenza. Il Comune di Barcellona è intervenuto solo pochi mesi fa e, lo scorso 16 dicembre, ha attivato una linea telefonica per ascoltare le lamentele dei residenti sui disturbi provenienti dagli appartamenti turistici.

Il modello turistico di Barcellona è stato sulla bocca di molte persone negli ultimi mesi. Il documentario Bye bye Barcelona, che ha esordito lo scorso aprile, ha puntato il dito sulle conseguenze negative del turismo di massa nella città. Diretto da Eduardo Chibás, questo documentario mostra le tensioni tra i cittadini di Barcellona e i turisti. Seguendo la stessa linea, il prossimo marzo l’Antic Teatre della città ospiterà la prima dell’opera teatrale Guiris Go Home, che si scaglia umoristicamente contro l’invasione turistica di Barcellona. 

Che a Barcellona i turisti non siano ben accetti? Non si tratta di turismofobia, ma di una «chiara percezione sociale di degrado», come spiega nel periodico La Vanguardia il direttore di Guiris Go HomeMarc Caellas. Attualmente, il Comune di Barcellona si trova ad un bivio: nonostante si sia proposto di aumentare l’affluenza annuale di turisti fino a 10 milioni (e oltre), dovrà trovare una soluzione al modello turistico “incontrollato” e “irresponsabile”, così come definito da molti barcellonesi.